venerdì 7 novembre 2008

Prendo lo spunto da un commento di TMF su Ferpi.it riguardo alla crisi e a come le RP debbano intervenire e possano aiutare, per un appunto sui temi della paura e della fiducia che mi sembrano centrali nel sistema nervoso mediale di oggi.
Toni riprende due interventi di Garbagnati e Phillips:
"Entrambi però convergono nel ritenere che: La crisi è globale. La crisi è duratura. La crisi investe tutta l’economia, il sociale e il politico..."
"...lo strappo intervenuto dei nostri concetti di tempo e di spazio dovuto all’avvento e alla diffusione pervasiva delle tecnologie ICT ha alimentato e prodotto la globalizzazione..."
"Se però parliamo di discontinuità non possiamo certo farla nascere nei mesi scorsi, ma dobbiamo risalire alle origini che sono, per l’appunto, rintracciabili in quella rivoluzione tecnologica."

La soluzione alla crisi individuata da Toni riguarda l'integrazione di due certezze individuate dalla ricerca delle RP. Le due certezze delle RP sono:
a- il paradigma generale di riferimento non può che essere quello dei principi generici e delle applicazioni specifiche di cui abbiamo qui più volte scritto;
b- il modello organizzativo non può che essere quello del ‘governo delle relazioni’ di cui parla David Phillips qui sopra, e che da diversi anni rappresenta uno dei filoni di maggiore tematizzazione di questo sito.
Completamente d'accordo su entrambi i punti aggiungo che le RP (e il professionista di comunicazione) debbano oggi confrontarsi sempre più con una forma di schizofrenia sociale che impaurisce il nostro committente a cui dobbiamo dare strumenti per relazionarsi con fiducia: strumenti di ascolto e rilevazione da un lato; strumenti di relazione e comunicazione dall'altro.

Mi pare di assistere ad una mutazione generale dell'opinione pubblica non solo in tanti pubblici, ma iuttosto in un vero e proprio sistema nervoso che in un momento di discontinuità reagisce schizofrenicamente agli input mediali alternandosi su due poli opposti: euforia e paura. Torri gemelle da un lato, Obama dall'altro. Terrorismo, euforia finanziaria.

Trattandosi, credo, di un problema di relazione e di gestione delle relazioni, le RP sono chiamate a dare un apporto fondamentale alle organizzazioni (aziende e enti pubblici). Allo stesso tempo soprattutto nella fase di consulenza il nostro ascolto non dovrebbe sfociare nella psicoterapia, anche se ultimamente...

mercoledì 5 novembre 2008

E adesso... tutti sul Carro! E soprattutto... avanti coi Carri!

Riesco a stupirmi tutte le volte dell'italica capacità di saltare al volo sul carro del vincitore.
Ora è vero che Bush ha stracciato le balle al mondo intiero, ma vedere che da un giorno all'altro sono tutti interessati alla politica americana, tutti obanisti (cambio con sostituzione di lettera: occhio non è uno scarto né una zeppa), tutti filoamericani perché l'Ammeriga è un grande paese... ecc.ecc.
Forse c'era anche una gran voglia di sognare... e con un afroamericano alla casablanca vien da sé. Bene. Torni l'America ad essere il brand più amato del mondo e saremo riconoscenti tutti a Obama.
A livello comunicativo e psicosociale dovremo invece riflettere su questo corpo mediale-globale che è l'opinione pubblica mondo (media+ web2.0+ opinionleader+) e che si muove molto prevedibilmente quasi fosse una persona vera e propria con un pensiero unico e istantaneo: schizzofrenica sui mercati finanziari, impaurita e sfiduciata dalle crisi economiche, pessimista e declinante quando si parla di recessione, euforica e drogata dall'isteria mediale.
Servirebbe un Cynar.

martedì 4 novembre 2008

Bai bai Buz jr... brand destruens!

Oggi finisce l'incubush. Non dei poveri irakeni bombardati, non del mondo muslim caldo e inkazzeto, non del rest of the world. Finisce l'incubush, dal punto di vista comunicativo, di chi ha visto demolire il Brand America in un paio di mandati presidenziali.

Se anche prima di Dabel Iù le bandiere venivano bruciate, oggi consultando gli index di nation-branding ed altre amenità sulla popolarità del marchio America, si scopre senza troppe sorprese quanto le stelle e strisce siano detestate trasversalmente da est a ovest e nei sud del mondo, con imbarazzanti situazioni in americalatina. Chi se li dimentica più: Paul Wolfowitz, Donald Rumsfeld, Dick Cheney, gli attacchi di Carl Rove...


Auguri a chi vincerà... dopo la part destruens, abbiamo tanto bisogno di una part construens. Ben sapendo che un candidato sarebbe sicuramente mejo...



sabato 1 novembre 2008

Promuovere il turismo è roba da comunicatori

Mi è capitato ieri di seguire un convegno sul turismo in Campania in cui, a parte questa (eufemisticamente) "bizzarra" associazione di ex-consiglieri e di ex-parlamentari campani, c'è stato l'intervento di Velardi, l'ex spin doctor di D'Alema ora assessore al turismo della Regione Campania.
E' la prima volta che in un appuntamento pubblico ho sentito parlare un assessore di strategie concrete, azioni, politiche di marketing... insomma una visione precisa, da comunicatore/markettaro applicata al governo di un territorio su un settore specifico.
E' stato davvero un piacere anche sentire tutta l'opera di razionalizzazione ma la cosa più bella è stato dopo incontrare lo staff di Velardi, composto da ragazzi giovani (tra i 25-35 anni, quindi giovani davvero) entusiasti e impegnati a cercare di cambiare e innovare.

Una delle idee più intriganti è quella per cui i giornali campani lo stanno un po' prendendo in giro: trasformare la baia domiziana nella Sharm d'Italia. Un'ottima idea per me - anche se politicamente scorretta soprattutto per la sua parte - e (anche se l'ha definita un sogno per ora) legata al recupero di una zona degradata a livello paesistico ma anche sociale e civile, che dovrebbe prevedere investimenti importanti da parte di società immobiliare internazionali e che potrebbe aiutare a contrastare l'influenza camorristica sulla zona. 
Importante poi il fatto che abbia riconosciuto come la strategia di promozione internazionale vada gestita non a livello regionale ma nazionale, con una serie di deleghe a cerchi concentrici a seconda dei target/mercati da raggiungere e dei prodotti da comunicare. In pratica tutto ciò che oggi non si fa e che ci lascia di sasso quando troviamo improbabili aziende turistiche localia promuoversi in mercati lontani o in fiere internazionali del turismo che necessitano di massicce risorse e di brand territoriali di un certa potenza. 
Chiudo con una domanda... ma del marchio Italia non se ne parla più?


mercoledì 29 ottobre 2008

E intanto a Roma...

Dopo anni mi sono tornato su Indymedia... e l'ho trovata un po' invecchiata.

In pratica il ruolo di piattaforma dal basso di diffusione delle immagini e dei video che prima aveva è stato abilmente soffiato dai siti di informazione a più larga diffusione, come Repubblica.it, che pubblica infatti gallery e video dei lettori.

Ovviamente come in ogni evento pubblico e manifestazione saranno gli scontri ad attirare l'attenzione dei media: un po' perché le immagini sono più spettacolari, un po' perché trattandosi di scontri sono più mediatici (creano polarizzazioni, dinamiche narrative e tutte le solite cose semiotiche che ben conosciamo).
A scapito dei contenuti della protesta.

Il Videolibro sulle RP

Toni Muzi Falconi (a cura di)
In che senso?
Che cosa sono le relazioni pubbliche
tre dvd e un libro di 160 pagine
euro 35,00

Sei incontri con cinquanta protagonisti, sei esperti, due docenti e un editore per realizzare tre dvd e un libro sulla professione del relatore pubblico.
Il video-libro vuole favorire la crescita della consapevolezza rispetto al ruolo delle relazioni pubbliche nella vita sociale ed economica del nostro Paese, trasferendo ragionamenti, stimoli e conoscenze che permettano lo sviluppo di un comportamento competente a riguardo di un’attività divenuta pervasiva.
Con il patrocinio Assorel e Ferpi.

martedì 28 ottobre 2008

Diete Mediatiche... dimagrimur!

Da qualche tempo, essendo tecnopatico ma purtroppo geneticamente mibtelpatico, non leggo più la quotidiana edicola giornalaia per evitare la depressione più profonda. Anzi non ne compro proprio più.
Tra l'altro non guardo più i telegiornali perché (a parte rare eccezioni) il panorama italiano sta oltrepassando davvero l'inguardabilità e l'indigeribilità tra panini e gossip politburo/showbiz.

Stavo riflettendo su questo e sui danni collaterali che può causarmi professionalmente.

La mia dieta mediatica è adesso costituita da qualche magazine di settore, Radio, Internet e un po' di satellitume.
Radio 24, dalla rassegna stampa ai radiogiornali e ai commenti; Virgin Radio: mai ascoltata tanta musica in radio da quando ero adolescente.
Su internet le newsletter specializzate (Mediaweek, PrWeek, Sherpa, ecc.) quando riesco a trovare un momento e le prime pagine della repu.it giusto per...
Sul satellite qualche tg decente c'è ancora per fortuna anche sguizzando tra internazionali e non.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/