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lunedì 5 dicembre 2016

C'è bisogno di una cultura di comunicazione più responsabile

Dopo il risultato del referendum, mi convinco ancora una volta di più di una stringente necessità: c'è bisogno di una cultura di comunicazione più responsabile. C'è bisogno di organizzazioni più  comunicative, ma nel senso indicato dal Melbourne Mandate ormai 4 anni fa, in cui  la stessa strategia venga influenzata dai comunicatori, che devono svolgere un ruolo più strategico,  portando all'interno delle strategie la propria capacità di ascolto.

Io penso che l'esito negativo sul referendum abbia molto più a che fare con le aspettative gonfiate ed oggi deluse nell'elettorato rispetto all'azione di governo. E che queste aspettative siano state gonfiate a causa di un atteggiamento bulimico dal punto di vista della comunicazione, che in questi mesi è stata un bombardamento continuato.
A prescindere da come la si pensasse nel merito della riforma, sappiamo tutti che il voto che è stato espresso ieri ha riguardato un giudizio sul governo in carica, anzi sul premier in carica.
E volendo rimanere sempre neutri nell'analisi, in questi due anni e mezzo il governo può aver fatto cose che giudichiamo positive o negative, ma la sostanzza da un punto di vista meramente comunicativo è che ha sovra-comunicato ed è passato da un apprezzamento per la sua capacità comunicativa ad essere percepito per un propagandista alla continua ricerca del consenso.
In un post che avevo scritto a dicembre 2014, proprio pensando al governo in carica e a noi stessi comunicatori, mi permettevo di suggerire un po' di strategia del silenzio per evitare questa spirale di propaganda/sovracomunicazione che alla lunga avrebbe generato sfiducia e incredulità; cosa che mi sono sentito di ribadire a settembre riflettendo sul terremoto (su Ferpi.it) e sulla ossessiva rincorsa al consenso da parte del governo.

E' chiaro che non è semplice; ma non è semplice anche perché la comunicazione è stata scambiata (forse proprio per il ventennio appena passato) per propaganda, quando in realta la società è cambiata, il flusso informativo si è radicalemente modificato, l'intermediazione giornalistica sta assumendo un ruolo diverso (forse secondario, forse meno autorevole?), la televisione si sta riposizionando, i social network hanno minato l'autorevolezza degli opinion leader novecenteschi, il cambiamento geopolitico ha determinato la crisi delle classi dirigenti...

Io vedo una luce in fondo al tunnel per gestire il cambiamento e contribuire a una società ed un futuro migliori; è un'esigenza insopprimibile per la classe politica come per qualunque altra organizzazione (economica e sociale) ed ha a che fare direttamente con la comunicazione e le relazioni pubbliche: si tratta di maggiore responsabilità nella comunicazione, maggiore ascolto dei propri stakeholder, maggiore trasparenza e capacità di trattenersi dall'inseguire il consenso.

venerdì 26 settembre 2014

Lo sviluppo del Communications Marketing secondo Richard Edelman

Nel discorso di Richard Edelman all'Arthur W Page Society ci sono alcuni spunti molto interessanti sull'evoluzione della comunicazione delle organizzazioni nel prossimo futuro. 
Edelman, oltre a individuare un "communications marketing" (quindi un marketing fortemente influenzato dalla comunicazione) e definire alcuni trend attuali che hanno già cambiato grandi organizzazioni, si spinge anche ad affermare che le relazioni pubbliche, quando applicano principi e comportamenti corretti, stanno definitivamente uscendo dall'area buia dei "persuasori occulti" per entrare in un'area in cui possono contribuire a migliorare i comportamenti delle organizzazioni:
"This is public relations creating outcomes that change the path of the corporation while also improving society"
Si tratta di un discorso coerente con quanto affermato negli ultimi documenti di Global Alliance (Melbourne Mandate e Accordi di Stoccolma), con quanto scritto da Toni Muzi Falconi nel suo ultimo libro Global Stakeholder Relationships Governance: An Infrastructure e con quanto l'Arthur W Page Society ha delineato in Building Belief
Leggi il discorso integrale sul sito di Edelman:
http://www.edelman.com/insights/intellectual-property/the-rise-of-communications-marketing 

domenica 6 luglio 2014

Da Comunicazione Interna a Comunicazione Intera

Ho trovato questa bella presentazione sulla comunicazione interna di Giacomo Mason e Paolo Artuso, presentata nel 2008 a Forum PA. Credo racconti piuttosto bene il modello di comunicazione interna verso cui le grandi organizzazioni avrebbero dovuto spostarsi - dal modello trasmissivo classico al modello dialogico più contemporaneo. 
Allo stesso tempo, questa presentazione sconta un po' la sua età: infatti 6 anni di distanza (2008-2014) sono un epoca comunicativa nell'età dei social media. E' anche per questo che la ripropongo, perché mi dà la possibilità di riprendere in mano il fenomeno principale che ha coinvolto la comunicazione interna negli ultimi anni: da interna a intera.

Oggi il confine comunicazione interna e comunicazione esterna è (quasi) scomparso. O meglio dovrebbe essere scomparso. L'auspicio degli Accordi di Stoccolma del 2010 riguardo l'allineamento comunicazione interna e comunicazione esterna dovrebbe ormai essere realtà. Chi pratica la comunicazione interna sa che oggi le sue strategie per essere efficaci devono essere integrate nella funzione comunicazione e stakeholder management. Building Belief dell'Arthur Page Society e le riflessioni del Melbourne Mandate hanno ribadito questa imprescindibile necessità.
Molte organizzazioni tuttavia scontano ancora la tradizionale separazione funzionale: comunicazione interna in mano al dipartimento HR/personale e comunicazione esterna al dipartimento PR/comunicazione. 
Oggi il primo pubblico sono i dipendenti: i dipendenti, con la loro capacità comunicativa moltiplicata dai social media, sono il primo degli stakeholder. Stakeholder da ascoltare, di cui capire le aspettative, con cui ri-cominciare un dialogo e un processo di engagement fino a pochi anni fa sconosciuto. Da qui occorre partire per questo viaggio che permette all'organizzazione di essere più capace di ascoltare, di interpretare meglio la realtà e di diventare più sostenibile nel lungo periodo.
Per farlo occorre intervenire su prassi organizzative sedimentate e su pregiudizi/paure assai diffusi; ma è un cambiamento che va incoraggiato e argomentato all'interno delle organizzazioni con professionalità manageriali, strumenti di comunicazione, proposte di misurazione e con l'aiuto di altre discipline (psicologia, sociologia, neuroscienze in primis).

giovedì 22 maggio 2014

Contro la Comunicazione. Il Processo

Sono stato invitato dall'associazione Lyceum di Cento a tenere una relazione sul tema comunicazione; per riuscire a rendere appetibile la questione e circoscriverla a qualcosa di meno generico, ho deciso di provare a rappresentare una sorta di processo alla professione, intitolando l'intervento:  Contro la Comunicazione.
Alcuni amici e colleghi interverranno con videotestimonianze: Toni Muzi Falconi, Luca Poma e Sergio Vazzoler porteranno il loro punto di vista su alcuni temi.
Da Bernays a Ivy Lee, dalla publicity alla stakeholder governance, cercherò di smontare alcune accuse alla comunicazione insieme ai miei illustri testimoni di difesa.
Riusciremo a farci assolvere? Venerdì 23 maggio, 2014 - Sala Centec, Corso Guercino n. 47, Cento (FE)

venerdì 7 marzo 2014

Advocacy per le RP. Dobbiamo intervenire e argomentare

Penso che sia fondamentale che tutti noi Relatori Pubblici, impegnati nelle associazioni professionali, interveniamo e affermiamo, con trasparente coerenza e documentate argomentazioni, la necessità di approcci ai temi organizzativi/manageriali che hanno a che fare con social media, comunicazione e territori a noi familiari, che tengano conto dell'intenso dibattito e dell'intensa elaborazione culturale che la professione ha compiuto negli ultimi anni.

In questo senso mi è capitato di partecipare a una lunga ed interessante discussione sull'utilizzo dei social media in banca (all'interno di un gruppo LinkedIn, Marketing e soci BC), e quindi ad intervenire per cercare di proporre un approccio che tenesse in considerazione le indicazioni che emergono da Melbourne Mandate e Building Belief, oltre al lavoro di lungo corso portato avanti da Eric Schwartzman con il suo podcast On the Record Online e la sua azienda Comply Socially.
Ecco il mio intervento:

Mi permetto di portare il mio punto di vista (quello del comunicatore e relatore pubblico) rispetto al tema; quindi di chi cura la reputazione dell'organizzazione e la trasformazione della stessa in organizzazione comunicativa a 360°.
A proposito dell'utilizzo dei social media e della diversa percezione che se ne ha all'interno delle organizzazioni, ci sono alcune risorse online che possono essere utili alla discussione.
Antitutto l'ottimo podcast di Eric Schwartzman, On The Record Online, forse il più importante al mondo, in cui sono periodicamente intervistati responsabili social media di numerose aziende tra cui anche diverse banche.
Oltre al podcast lo stesso Eric Schwartzman è fondatore di Comply Socially. 
E su questo punto vorrei farvi riflettere: quella che lui definisce "social media literacy" è in pratica il grado di maturità nella conoscenza dei social media da parte delle organizzazioni. 
Si tratta di un grado di maturità che in qualunque contesto - Stati Uniti in primis - è assai differenziata e nel corso delle puntate emerge chiaramente che ogni organizzazione ha la necessità di fare cultura dei social media investendo ogni singolo appartenente all'organizzazione. Ciò permette ai decisori delle organizzazioni di capire l'utilità di investire, alle funzioni direttamente coinvolte (HR, Legal, Communication, Marketing, etc.) di impegnarsi in compliance con le policy e il DNA dell'organizzazione, ai responsabili delle strategie social media di pianificare e a "tutti i rappresentanti" dell'organizzazione di comportarsi correttamente.
E' infatti riconosciuto ormai globalmente come ogni singolo appartenente alle organizzazioni debba essere educato alla responsabilità della comunicazione e alla consapevolezza che ogni appartenente all'organizzazione è in grado tramite i social di impattare positivamente/negativamente la reputazione nei confronti di tutti gli stakeholder, dai soci ai clienti, dai fornitori alle istituzioni, ecc. (invito in questo senso chi fosse interessato a leggere il Melbourne Mandate della Global Alliance o Building Belief di Arthur Page Society:http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_ferpi/notizie_ferpi/mandato-di-melbourne-in-italiano-il-documento-sul-futuro-delle-rp/notizia_ferpi/45609/11 ehttp://www.ferpi.it/ferpi/associazione/notizie_ferpi/notizie_ferpi/building-belief-un-nuovo-modello-per-le-relazioni-pubbliche/notizia_ferpi/44144/11). 
Segnalo anche il whitepaper 7 peccati capitali di Comply Socially: http://complysocially.com/7-deadly-social-medis-sins-whitepaper/

In definitiva, quello che emerge prepotentemente dall'esperienza quotidiana e da alcuni di questi documenti (elaborati da organizzazioni che studiano la comunicazione organizzativa e sono assai ben reputate globalmente) è che:

* sia quantomai urgente per tutte le organizzazioni dotarsi di "un'educazione social" che riconosca i diversi livelli di "alfabetizzazione social";

* sia strategico in questo senso coinvolgere tutte le funzioni impattate (HR, legal, marketing, sales, communication);

* sia necessario compiere un percorso verso l'allineamento dei comportamenti alla comunicazione interna/esterna e quindi anche un miglioramento nella trasparenza delle stesse organizzazioni.

Che la sollecitazione venga dall'ufficio comunicazione o da quello marketing, dall'ufficio HR o dalla direzione non ha un'estrema rilevanza: è rilevante il fatto che l'approccio sia globale, graduale e coerente.

venerdì 31 gennaio 2014

Verso Madrid

In preparazione al World PR Forum 2014, prima tappa con il webinar di Dan Tisch sul Melbourne Mandate. Gratuito per i soci

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Ci avviciniamo al World PR Forum 2014 in programma a Madrid dal 21 al 23 settembre.
Insieme agli organizzatori stiamo studiando un pacchetto ad hoc per i soci italiani che prevede, oltre alla partecipazione al Forum, una serie di iniziative collaterali tra cui un evento di networking con i colleghi spagnoli e una business visit a un’importante agenzia di RP e l’ufficio comunicazione di una rilevante organizzazione spagnola.
In preparazione al WPRF 2014, cercheremo via via di approfondire i contenuti in programma: in questo senso abbiamo fissato un webinar con Dan Tisch, past-chair di Global Alliance, per il 24 febbraio sul Melbourne Mandate.
La partecipazione per i soci è gratuita ed è bene prenotarsi quanto prima.
Webinar – The Melbourne Mandate ONLINE Livello: ADVANCED (in lingua inglese) 24/02/2014
Per info sul webinar e iscrizioni contattare la segreteria organizzativacasp@ferpi.it 02 58312455

giovedì 7 novembre 2013

Relazioni Internazionali Ferpi

Mi è stato chiesto di occuparmi delle Relazioni Internazionali di Ferpi, sfruttando anche la posizione in Global Alliance per ottimizzare le risorse dell'associazione.
Ovviamente ho accettato volentieri. Ho elaborato un breve programma che vorrei discutere con chi fosse interessato a partecipare a un'azione di internazionalizzazione dell'associazione e dei soci, per quanto possibile.
Ecco qui la presentazione. Sono aperto a discuterne con tutti i nostri stakeholder, anche non per forza già associati.

lunedì 7 ottobre 2013

Festival di Internazionale 2013. PR, a ghost guest?

Tanti giornalisti e decine di appuntamenti (sono riuscito ad entrare in uno solo per la clamorosa partecipazione di pubblico) al Festival della rivista Internazionale che si è svolto a Ferrara, ma anche quest'anno non si parla di noi RP o del rapporto giornali/RP. Almeno a prima vista. Poi guardi tra le pieghe e ti accorgi che qualche collega c'è, ma vietato pronunciare la malfidata etichetta Relazioni Pubbliche o l'ancor più becera Public Relations. Non che mi stupisca. Peraltro sono un affezionato lettore di Internazionale che non ha mai una particolare attenzione per il nostro mondo.

PR / RP... ma è l'etichetta in sé che fa troppa paura o troppo schifo ai giornalisti? O si tratta di una sorta di lapsus freudiano permanente? Perché in realtà erano tanti gli appuntamenti sul programma con il tema generico della comunicazione (per cambiare il mondo...); non si tratta forse di relazioni pubbliche. Spesso citata la comunicazione delle famigerate corporations. Tante ONG presenti che fanno lobbying e azioni di PR d continuo.
C'è anche qualche famoso counicatore creativo... Ma le RP non vengono neppure citate sul programma.
E dire che tutti sappiamo che oltre il 50% delle notizie pubblicate sono originate da uffici stampa e azioni di public relations. E dire che tanti giornalisti fanno anche gli addetti stampa. E dire che... forse siamo noi che non ci proviamo? 
Non sarebbe un tema interessante da affrontare con un taglio internazionale il confronto tra RP e giornalisti? Anche alla luce delle ultime riflessioni di livello internazionale che abbiamo fatto nel mondo delle RP con Melbourne Mandate, Stockholm Accords, i report dell'Arthur Page Society?
Perché non proponiamo un confronto per l'edizione 2014?

sabato 20 aprile 2013

Un nuovo cantiere per il Valore delle Relazioni Pubbliche

Dopo la traduzione e la pubblicazione del Melbourne Mandate in italiano, con il commento molto utile di Toni Muzi Falconi, che ne ha seguito in prima persona una parte dello sviluppo, è tempo di promuovere i contenuti del Mandato nei confronti dei nostri stakeholder:
- anzitutto la comunità italiana dei relatori pubblici e dei comunicatori
- i gruppi di stakeholder dell'Industria delle RP.
Nel periodo 2010-2012 il gruppo di lavoro sugli Stockholm Accords promosse una serie di iniziative che si concretizzarono in:
- una survey iniziale; 
- diverse iniziative interne a Ferpi (dal Corpo di Ballo al Corso di Pratica Professionale);
- un'azione continuativa sul settore turismo, principalmente animata da Francesca Albanese, con rilevazioni, interventi pubblici e la presenza per due anni consecutivi a BIT e TTG (le principali fiere di settore);
- un'azione sulle università, coordinata da Michele Toscano, che ha visto la realizzazione di diverse tesi di laurea e lezioni accademiche;
- altre iniziative più sporadiche in giro per l'Italia, compresi i lavori dei gruppi media, business e RP;
- infine la presentazione al World PR Forum di Melbourne 2012 dell'esperienza italiana.
Il cantiere che riguarda il Melbourne Mandate è aperto ed è il momento, per chi tra i colleghi sia interessato, di proporre iniziative e costituire un gruppo di lavoro in grado di promuovere verso i nostri stakeholder il Valore delle Relazioni Pubbliche sulla scorta:
  • di quanto già realizzato con gli Stockholm Accords, 
  • dei nuovi contenuti emersi con il Melbourne Mandate (che, non dimentichiamoci, riprende altre importanti riflessioni come Building Belief dell'Arthur Page Society), 
  • della nascita del movimento Impresaperta 
  • della necessaria riflessione della crisi culturale/sociale che il nostro paese attraversa e che Ferpi e in generale la comunità allargata dei professionisti devono tematizzare quanto prima.
Diverse organizzazioni italiane hanno già mostrato il loro interesse. Global Alliance da parte sua ha dato la disponibilità a eventi live e webinar. I contenuti e i temi da approfondire non mancano.... e con loro opportunità professionali e spazi di business per agenzie e colleghi, come abbiamo constatato nel caso dello stream di lavoro sul Turismo.

Per ora su Ferpi.it, poi sulle altre piattaforme che vorranno aderire, continuiamo a disegnare il futuro della professione più bella del mondo.  

venerdì 22 marzo 2013

Mandato di Melbourne: in italiano il documento sul futuro delle Rp - Ferpi

Finalmente tradotto il Melbourne Mandate. Ora si tratta di promuoverlo ai nostri colleghi (presenti e futuri), alle loro organizzazioni e ai loro stakeholder, come già fatto in passato con gli Stockholm Accords.
In vista un gruppo di lavoro e uno spazio di discussione su Ferpi.it

Lo scorso novembre, la community internazionale dei relatori pubblici si è riunita in Australia per continuare il lavoro avviato nel 2010 a Stoccolma. Il lavoro dei professionisti che per tre giorni hanno dibattuto dell’attualità e del futuro della professione è confluito nel Mandato di Melbourne, un documento ora disponibile anche in versione italiana grazie al lavoro di revisione mio come delegato Ferpi presente a Melbourne e di Elena Bernasconi ed Elisa Noli di Global Alliance, nonché di Toni Muzi Falconi. Proprio di quest’ultimo, è il commento alla traduzione italiana del Melboune Mandate che trovate qui:
Mandato di Melbourne: in italiano il documento sul futuro delle Rp - Ferpi

mercoledì 21 novembre 2012

Ultimo giorno del World PR Forum

Beh ieri è stata una bella giornata. Il Keynote Speech di Edelmann Now is our time to lead, seppur in video (il papà non sta bene) è servito a darci il giusto kick che il caffé qui non riesce a darti. But to lead, the PR field has to evolve beyond perception management to the changing of reality. 
A seguire l'intervento di Paul Holmes troppo corto purtroppo. 
Invece due belle sessioni sono state:
  • "Retweet: reorienting public relations for the future" con Kate Fitch, Murdoch University, Anne Gregory, Leeds Metropolitan University, Gregor Halff, Singapore Management University, Facilitator
  • quella sulla misurazione cui partecipava John Paluszek, Have we found the “Higgs Boson” of public relations in our advances measuring value? (con anche John Croll, Sentia Media; Kieran Moore, Ogilvy Public Relations Australia; Michael Ziviani, Precise Value; Facilitator, James Wright, Red Agency)

La seconda molto interessante per ora mi porta a concludere che l'unico standard che dovremmo applicare nella misurazione delle Relazioni Pubbliche è anzitutto l'obbligo di misurare con qualche forma di misurazione socio-statistica (dal focus group al sondaggio) che sia comprensibile e trasparente, correlata agli obiettivi prestabiliti e focalizzata sugli stakeholder della campagna, in definitiva utile ai nostri committenti per capire. 
A quel punto (e spero di non dire una bestemmia) anche l'AVE può diventare un primo gradino per aiutare la comprensione di chi è meno addentro (penso ai committenti nelle piccole-medie imprese con una cultura comunicativa di livello elementare) senza esaurire la misurazione in toto. 
Un'Ottima Anna Adriani ha presentato la CSR in Illy rendendoci tutti più orgogliosi di essere italiani.
Poi l'approvazione finale del Melbourne Mandate, che forse (con tutto il lavoro che è stato fatto) poteva sviluppare alcuni concetti degli Stockholm Accords con maggiore continuità senza bisogno di reinventarsi da capo, ma che ritengo comunque un buono strumento di advocacy della professione...
Infine vari annunci: 2014 World PR Forum in Spagna a Madrid, 2015 in Kenya (cfr. Vision 2030).
Poi a seguire varie altre cose che scriverò per Ferpi.it

lunedì 19 novembre 2012

Quarto giorno a Melbourne. Apertura ofizial!

Stamattina, dopo le pre-sessioni di sabato e domenica, ha aperto officially il World Public Relations Forum e la cosa che mi ha stupito è stata questa lunghissima fila alla registrazione, che ieri fortunatamente avevo già fatto. 
Bel discorso di apertura di Daniel Tisch, CEO della Global Alliance, bell'intervento della responsabile comunicazione di Medici Senza Frontiere e più tardi un ironico e coinvolgente Emilio Galli Zugaro,  capo comunicazione del gruppo Allianz. 
Poi al pomeriggio dopo una sessione di dibattito sul Melbourne Mandate e un dimenticabilissimo seminario social web, finalmente è stato il turno del panel guidato da Toni sull'implementazione degli Stockholm Accords.
Molto interessante, in particolare il lavoro di Blaec von Kalveit e l'intervento d Ronel Rensburg (PRIZA)
La mia presentazione la pubblico in the next days, forse...

Terzo giorno a Melbourne (ieri)

Richard Edelman martedì mattina
Una domenica bestiale. È iniziata male con un disturbo gastrosomething ieri mattina che mi ha tenuto a letto fino alle dieci.
Poi di corsa al Research Colloquium dove studenti, phd e professori presentavano tesi e paper sulle RP. Molto interessante la sezione dedicata ai disastri naturali con almeno un paio di relazioni che mi hanno incuriosito. Probabilmente potrebbe essere utile mettere in contatto Massimo Alesii (con il recente Master di primo livello sulla Comunicazione in contesti di crisi e di emergenza) e la task force Emilia Romagna con i relatori (oggi citazione sempre in argomento comunicazione e disastri naturali Catherine Arrow della PRINZ - Nuova Zelanda, dove di recente ci sono stati alcuni terremoti).
Alla sera in hotel presto per lavorare sulla presentazione di oggi, dedicata all'implementazione degli Stockholm Accords in Italia.
Fino a tarda notte e poi sveglia di nuovo molto presto, verso le cinque: il risultato è buono, un sentito grazie a Toni, Francesca Albanese, Rossella Patalano e Michele Toscano.
Non è facile condensare in pochissimi minuti tanto lavoro altrui. Provato e riprovato la presentazione almeno 7 volte.
Poi tutto in una chiavetta e in un pacchettino d quindici slide con relative speaker's notes. Let's go!

venerdì 16 novembre 2012

Australia, Melbourne. Primi appunti

foto by Helen
Sono arrivato abbastanza cotto dal viaggio (30 ore e 10 ore d fuso orario). Ho fatto giusto in tempo a farmi un'ora d sonno e una doccia, poi fuori per un caffè con la collega Helen Reizer (click to write her if you need an melbournese contact) che nel giro di 20 minuti mi ha fissato due serate a eventi melbournesi e presentato almeno 5 guys.
La cosa carina è che lei del Worl Public Relations Forum non sapeva nulla e un po' mi sfotte per questo: "PR associations are not able to make pr for themselves." :-)

In realtà l'attesa cresce. Già ci siamo sentiti con altri partecipanti tra cui Gabriella e Blaec. Nel frattempo un altro collega d Melbourne mi ha chiesto d partecipare a una sessione di Speed Mentoring, specie di testimonianza professionale lampo sul modello degli speed dates... perché non proporne qualche sessione con gli studenti o i neo-professionisti?

domenica 4 novembre 2012

Commento al pezzo di TMF SU HuffPo



Accolgo il consiglio di chiusura, anche come RP se mi interessa di più cercare di ragionare su Reputazione, Identità e Immagine. 
A volte mi chiedo se i cambiamenti degli ultimi anni siano terminati o se altri se ne prospettano. Senza voler essere troppo meccanicista, è chiaro che l'impatto sociale di ulteriori nuove rivoluzioni digitali potrebbe sconvolgere ulteriormente i modelli che ci stiamo dando. Ma dando per buono l'hic et nunc, non lasciamoci sfuggire l'occasione.
Dagli Stockholm Accords a Building Belief, fino al Melbourne Mandate io ritengo che i Relatori Pubblici abbiano oggi l'opportunità epocale di COSTITUIRE un modello che ridefinisce il senso della nostra professione e che muta l'approccio delle organizzazioni alla comunicazione e al governo delle relazioni.

Occorre anche individuare e proporre i casi concreti delle organizzazioni più mature (come dice Toni il caso di IBM, ma anche GE) spostando decisamente il posizionamento delle RP tra le discipline di business management da un lato e il nostro ruolo all'interno delle organizzazione sul versante strategico decisionale.

Per sfruttare quest'opportunità storica, noi professionisti siamo i primi a doverci fare carico di questo cambiamento: facendo proprio un modello che è anzitutto una messa in discussione degli approcci precedenti ma anche un radicale cambiamento di ruolo. Siamo pronti a rinunciare a al punto G dello spin per imbarcarci nel governo delle relazioni? E' giusto creare una distinzione interna alla categoria? Di quali competenze abbisognano i Relatori Pubblici dei prossimi anni?

mercoledì 31 ottobre 2012

Che opportunità per noi RP. Sfruttiamole

Ho finalmente cominciato a focalizzarmi sul Melbourne Mandate e sugli interventi al World PR Forum che dovrò fare. Saranno due:
  • uno al panel di Toni Muzi Falconi sugli Stockholm Accords che riguarderà l'implementazione degli S.A. in Italia;
  • l'altro intitolato Restoring Confidence in una pre-sessione della Global Alliance dedicato alle associazioni professionali.
Ammetto che era parecchio che non tornavo sui temi degli S.A. e sul Melbourne Mandate. Colpevolmente, dato che la mia delega in Ferpi riguarda proprio gli S.A. Purtroppo dal terremoto in avanti non ho avuto un minuto di tempo e un centimetro di spazio mentale da dedicare ad altro che a quello e all'impatto sull'azienda e sull'area.
Riprendendoli in mano devo ammettere però che l'opportunità che abbiamo di partecipare a questo periodo di cambiamento è un'opportunità storica, per il valore dei contenuti per la professione, per la società in generale e per le organizzazioni che possono beneficiarne.

Ad esempio, riflettevo (solo oggi)  sul fatto che di recente all'interno dell'organizzazione multinazionale per cui lavoro ho fatto anche qualcosa di buono per la professione:

  • aver fatto inserire nella missione e in alcune procedure del gruppo comunicazione  sia il tema della GOVERNANCE sia quello del MANAGEMENT è fondamentale per accrescere l'importanza e il riconoscimento della funzione comunicazione in tutta l'organizzazione e esternamente;
  • aver spinto per inserire un percorso di MISURAZIONE (mai fatto finora) della comunicazione interna per tutta l'azienda è stato un altro passo che porterà dei frutti.
    • Due piccole cose ma due cose importanti per me e per i colleghi comunicatori del gruppo; ed in ultima analisi anche per la cultura della comunicazione dell'azienda stessa.


Quest'anno abbiamo avuto l'opportunità di leggere il documento della Arthur Page Society, Building Belief, e di partecipare all'hub di Melbourne Mandate. Son convinto che siamo in un momento decisivo di cambiamento della nostra professione.
Non perdiamo l'occasione! (e lo dico a me per primo)

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/