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martedì 25 novembre 2014

Comunicare il Why. Una serata di comunicazione

Questa sera insieme ad alcuni amici e colleghi del Tavolo della Sanità, ci troveremo per parlare di comunicazione all'interno dell'industria healthcare. Insieme al responsabile di un'importante concessionaria di pubblicità cercheremo di far emergere alcuni temi di attualità e trend comunicativi.

Penso che mi concentrerò su pochi aspetti: l'organizzazione/azienda comunicativa, la comunicazione dei leader e la missione organizzativa.

Proporrò loro di utilizzare con i propri team il "Why"che Simon Sinek presenta nel video del Cerchio d'Oro per costruire un  mission statement condiviso.


domenica 27 gennaio 2008

Branca, branca, branca... Veltron, veltron, veltron

Parlando anche con colleghi credo sia stata l'impressione condivisa: il Governo espresso dall'Unione in questi quasi due anni ha comunicato male, un po' alla Brancaleone.
In maniera disunita, spesso contrastante, gli esponenti di Governo (per non parlare poi dei rappresentanti dei partiti che lo sostenevano) hanno continuamente comunicato con i media una molteplicità di visioni e opinioni che non hanno certo aiutato a una tenuta.

Durante la Finanziaria del 2006, tutti ricordiamo il richiamo di Sircana a ministri, sottosegretari ecc, per evitare di contraddirsi continuamente. Ricordo bene alcuni interventi di Toni (1 e 2), di Mario Rodriguez oltre che di Italo Vignoli.

Perché? A pelle vien da dire che ognuno ha sempre pensato prima alle strategie per mantenere o consolidare il consenso dei propri pubblici di riferimento e poi alla strategia complessiva del Governo.

Mi appare chiarissimo leggendo Gli Stregoni della Notizia di Marcello Foa (che da un mese voglio recensire ma non sono ancora riuscito a finire, ma ce la farò...) nel capitolo dedicato a Bush (Rove, & co.) sulla gestione dei media da parte della Casa Blanca o sullo spin Blairesco. Mentre lì l'attenzione è spasmodica affinché tutti si omogeino alla linea presidenziale, qui ognuno andava per i fatti suoi bracaleonescamente.

Il risultato è che a prescindere dai risultati concreti, la leadership di Prodi appariva monca continuamente a tutti, proprio a partire dal disastro comunicativo. A pelle tra l'altro mi vien da dire che forse c'era un'assoluta mancanza di comunicazione interna che poi si è riflettuta sulla comunicazione esterna brutalmente: mancanza di mission, vision, una carta dei valori. Li teneva insieme un programma di 200 pagine: ma tutti sappiamo quanto siano lunghe da leggere e soprattutto da ricordare.

Che poi la libera esternazione fosse nei patti (insomma che ognuno avesse un credito di parola per quanto riguardava i propri stakeholder) non ci è dato saperlo. Elezioni in arrivo quindi... "giusto quel che serviva per l'intero settore (campagne, eventi, ecc.)" potrebbe commentare un cinico PR.

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Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/