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giovedì 14 febbraio 2008

Breve rece: Gli Stregoni della Notizia.

Ho finito di leggere Gli Stregoni della Notizia di Marcello Foa, edito da Guerini e Associati ormai nel luglio del 2006. Devo dire che non avevo letto alcuna recensione prima né ne ho trovate molte in giro per il web.
Chi sono gli Stregoni della notizia? Beh, ovviamente gli spin doctors... i cattivi pr, i mestieranti senza scrupoli, i vari Karl Rove, Alistair Campbell, Rendon group ma anche tanti colleghi di agenzie importanti: da Burson Marsteller a Hill & Knowlton, ecc.

Devo dire che il libro mi è piaciuto: molto documentato, a volte dettagliatissimo, con case histories molto interessanti, con alcune tattiche anche molto fini. Cose che non possiamo non conoscere.

L'unica pecca, quel vago moralismo giornalistico che temevo fin dalle prime pagine, viene però annacquato quasi subito ed anzi utilizzato per sferzare i colleghi giornalisti, a volte troppo frettolosi e poco attenti - come ben sappiamo.

Gli unici ad uscirne bene sono il solito Seymour Hersh e un po' la stampa inglese, forse la più libera al mondo.

Da leggere. Bravo Foa! Anche da parte di un PR. Il suo blog è Il Cuore del Mondo

domenica 27 gennaio 2008

Branca, branca, branca... Veltron, veltron, veltron

Parlando anche con colleghi credo sia stata l'impressione condivisa: il Governo espresso dall'Unione in questi quasi due anni ha comunicato male, un po' alla Brancaleone.
In maniera disunita, spesso contrastante, gli esponenti di Governo (per non parlare poi dei rappresentanti dei partiti che lo sostenevano) hanno continuamente comunicato con i media una molteplicità di visioni e opinioni che non hanno certo aiutato a una tenuta.

Durante la Finanziaria del 2006, tutti ricordiamo il richiamo di Sircana a ministri, sottosegretari ecc, per evitare di contraddirsi continuamente. Ricordo bene alcuni interventi di Toni (1 e 2), di Mario Rodriguez oltre che di Italo Vignoli.

Perché? A pelle vien da dire che ognuno ha sempre pensato prima alle strategie per mantenere o consolidare il consenso dei propri pubblici di riferimento e poi alla strategia complessiva del Governo.

Mi appare chiarissimo leggendo Gli Stregoni della Notizia di Marcello Foa (che da un mese voglio recensire ma non sono ancora riuscito a finire, ma ce la farò...) nel capitolo dedicato a Bush (Rove, & co.) sulla gestione dei media da parte della Casa Blanca o sullo spin Blairesco. Mentre lì l'attenzione è spasmodica affinché tutti si omogeino alla linea presidenziale, qui ognuno andava per i fatti suoi bracaleonescamente.

Il risultato è che a prescindere dai risultati concreti, la leadership di Prodi appariva monca continuamente a tutti, proprio a partire dal disastro comunicativo. A pelle tra l'altro mi vien da dire che forse c'era un'assoluta mancanza di comunicazione interna che poi si è riflettuta sulla comunicazione esterna brutalmente: mancanza di mission, vision, una carta dei valori. Li teneva insieme un programma di 200 pagine: ma tutti sappiamo quanto siano lunghe da leggere e soprattutto da ricordare.

Che poi la libera esternazione fosse nei patti (insomma che ognuno avesse un credito di parola per quanto riguardava i propri stakeholder) non ci è dato saperlo. Elezioni in arrivo quindi... "giusto quel che serviva per l'intero settore (campagne, eventi, ecc.)" potrebbe commentare un cinico PR.

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