Recentemente è uscito un articolo di Marco Gambaro e Riccardo Puglisi sull'influente sito LaVoce.info che parla di quanto l'acquisto di pubblicità influisca sull'efficacia delle Media Relations.
L'articolo si basa su una ricerca What do ads buy? dell'Università di Milano, Department of Economics, Business and Statistics.
La correlazione più spese in advertising = più copertura media e quindi + efficacia delle media relations viene spiegata così:
Come spiegare questi risultati? Secondo un'interpretazione benevola, esiste un effetto riflettore della pubblicità, per cui la società che compra più spazi acquista notorietà anche agli occhi dei giornalisti, che trovano più facile ricordarsene e menzionarla nei propri pezzi. Secondo l'altra interpretazione, vagamente più malevola, le imprese, in modo più o meno implicito, non comprano soltanto spazi pubblicitari, ma anche l’attenzione aggiuntiva dei quotidiani all’interno degli articoli.
C'è ovviamente su alcuni giornali la tendenza alla marchetta(tutti lo sappiamo) ma c'è anche una spiegazione molto semplice e logica che non deve deprimerci: chi è quotato, chi investe in pubblicità, spesso è più strutturato e dispone di uffici stampa più attrezzati, numerosi e attivi delle altre società.
L’analisi mostra la presenza di un legame positivo, statisticamente ed economicamente significativo, tra l’ammontare di pubblicità acquistata mensilmente su un dato quotidiano da una data società e il numero di articoli che menzionano quella società su quel quotidiano.
Appunti di viaggio in: #Comunicazione #Geografie #Rappresentazioni #Comunità #Management #Territorio #Advocacy #PublicAffairs °RelazioniPubbliche
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mercoledì 13 luglio 2011
lunedì 21 febbraio 2011
Museum of brands, packaging and advertising... un po' un pack!
Ci sono stato la settimana scorsa in un weekend londinese tra ryanair & booking.com: Museum of brands, packaging and advertising di Londra.
Alla domenica mattina siamo stati a Notting Hill per visitare il mercato di Portobello Rd e in realtà per andare a visitare questo museo che da tempo speravo di visitare. Ci avevo provato nel 2008 durante il Notting Hill Carnival quando però lo trovai chiuso.
Era un pezzo che ci andavo dietro... che delusione però!
In realtà si tratta di un piccolo museo più che altro dedicato al packaging, con una marea di confezioni, qualche bella scheda storica e di costume ma pochissimo dedicato al brand e all'analisi del brand e della pubblicità, a parte per un paio di sezioni dedicate al confronto temporale e all'evoluzione di alcune marche tra cui CocaCola, Guinness, ..bla bla.
Non merita tutte le aspettative che mi ero creato, però non ho mai trovato cose simili; quanto vorrei visitare qualche bel museo dedicato a advertising, relazioni pubbliche e comunicazione d'impresa. A Torino quando sono stato al castello di Rivoli ho visto una bella esposizione di arte contemporanea, ma non c'era nulla di quello che era annunciato sul sito.
Chissà che per studiare e omaggiare una tradizione così importante come quella italiana in Italia non si riesca a farne uno.
giovedì 30 dicembre 2010
The Fall of PR & the Rise of Advertising
Segnalo il libro scaricabile gratuitamente o acquistabile su Amazon di Stefan Engeseth, che ho avuto il piacere di conoscere al Forum delle Relazioni Pubbliche di Stoccolma nel giugno scorso.
Il suo sito è Detective Marketing e contiene tra l'altro diversi spunti interessanti di comunicazione declinati sull'attualità.
Il libro ha una prefazione di Al Ries, autore invece nel 2004 del più noto The Fall of Advertising and the Rise of PR, a cui Stefan fa il verso.
A proposito, ma tra gli editori italiani di settore nessuno che pubblichi i due libri?
Almeno quello di Al; anche se Stefan sarebbe interessato a trovare un editore.
martedì 5 agosto 2008
PeRfida Albione
21 giorni in terra d'Albione a studiare bizness inglish e giocare a golf. Questa è la triste suerte del Pranista in trasferta a Bournemouth, simpatica (e piovosa, nevvero?) città di mare sulla Manica.
Ma già che siamo qui tanto vale skillarsi un po' sulle PR inglesi.
Infatti mi son già comprato un bel libro di e soprattutto ho scoperto questo inserto settimanale del Guardian - MediaGuardian assolutamente utile. In cui trovo alcune cose muj interesting: qualche bell'analisi comunicativa, un bel pezzo sull'advertising, il potere crescente dei supermercati nei confronti degli editori e il problema Daily Mail - comunità polacca.
Il Daily Mail, uno dei popolari tabloid più letti in UK, è infatti accusato dalla comunità polacca di una copertura not exactly favorevole... l'altro giorno ero da un barbiere curdo a tagliarmi i capelli quando ha cominciato a sbraitare contro "questi polacchini che stanno fottendo questo paese..."
Interessante anche alla luce di certi magazine/quotidiani nostrani.
Ma il pezzo che più ha attirato la mia attenzione riguarda l'advertising USA e il fatto che i gruppi di pressione riescono a influire talmente tanto sull'advertising che le agenzie americane censurano preventivamente le loro campagne tanto che ormai evitano temi & immagini a rischio polemica.
Questo fa sì che la campagne più globali, ormai studiate per tutti i mercati dell'area anglossassone, risentano di questa censura preventiva. Cosa che agli inglesi non può certo andare giù.
domenica 30 marzo 2008
Social Network, è vero business per l'advertising? No, più per le PR
Un articolo dell'Economist di questa settimana mette in discussione la possibilità che i social networks divengano veri e propri business in sé grazie all'advertising.
La rivista propone un paragone con quanto accaduto con i servizi gratuiti di email offerti dai grandi provider: tutto cominciò con Hotmail, poi acquisito da Microsoft, poi googlemail, etc. Come ammettono gli stessi manager di Google il business di avdertising generato dall'email (principalmente l'annuncio in calce alla webmail) è praticamente risibile rispetto agli altri business. La mail è diventata quindi uno strumento per fidelizzare, trattenere sul proprio dominio e fare brand engagement... poco advertising invece.
Il tentativo di generare introiti tramite i social network con una sorta di raccomandazione automatica sugli acquisti è stato abbandonato per le proteste degli utenti stessi. In pratica il servizio lanciato da Facebook, Beacon, ad ogni acquisto di Pinko Pallino segnalava tramite rss al network di amici dello stesso Pinko Pallino l'acquisto, incentivando quindi una sorta di passaparola-raccomandazione.
Il fondatore di Facebook, Zuckerberg, ha ammesso l'errore esplicitamente.
Se da un lato si tratta di un segnale negativo per il business dell'advertising, dall'altro conferma che c'è spazio proprio per un lavoro di PR. Se è indubbio che i network rappresentano un'opportunità di comunicazione-passaparola, è solo un lavoro sugli influenti (inodi del network) di ascolto, analisi e gestione della relazione a poter dare i migliori frutti. E non un meccanismo indistinto (er quanto targettizzato) di advertising.
giovedì 21 febbraio 2008
Cucù, i big spender scettici sullo spot tivvù
Di Serena Patierno21/02/2008 - 12:11
Uno studio promosso dall'americana Association of National Advertiser rivela che gli investitori non credono più nella forza dello spot pubblicitario in tv e prevedono di tagliare gli investimenti del 12 per cento. In compenso guardano a internet.
Uno studio promosso dall'americana Association of National Advertiser rivela che gli investitori non credono più nella forza dello spot pubblicitario in tv e prevedono di tagliare gli investimenti del 12 per cento. In compenso guardano a internet.
Il TV & Technology study è stato effettuato in gennaio con una survey su 78 leading advertisers, tra le maggiori industrie e categorie. I risultati della ricerca saranno presentati all'ANA's TV & Everything Video Forum del 28 febbraio al New York Marriott Marquis, Times Square. Intanto trapela che sarebbero disposti a investire in format di branded entertainment (programmi di intrattenimento associati a marchi) trasversali a tutti i media. Carosello funzionerebbe?
mercoledì 6 febbraio 2008
Attenti a non spin-narci fra noi
Da una recente ricerca di Weber Shandwick e del ricercatore Paul Marsden emerge che il word of mouth sarebbe 5 volte più efficace dell'advertising.
Il campione di 4.000 persone in Spagna, Italia, Germania e Regno Unito, è stato sondato sull'acquisto di auto, pc, liquori, telefoni e tv... ed ha confermato che il passaparola dei conoscenti e degli amici è molto più importante nella decisione di acquisto che la pubblicità.
Beh si sapeva... Ma chi influenza gli influenzatori? Forse la pubblicità un po' sì; forse programmi di pr e di wom mkt, forse promozioni, ecc.
Pur essendo un fervente credente nel wom mkt vedendo così, su PRWeek, i risultati non mi convincono del tutto (mi risevro di dare un occhio approfondito alla ricerca): anche perché ciò che viene indagata è l'importanza che assume da una parte il passaparola, come fenomeno sociale spontaneo, e dall'altra l'advertising, come azione di persuasione eterodiretta. Piuttosto sarebbe stato interessante paragonare due o più campagne di comunicazione: una di word of mouth marketing e una di advertising. Lì avremmo capito (e probabilmente dimostrato) quali dei due sia più efficace.
Che il passaparola in generale influenzasse di più lo sapevano anche i nostri nonni, anche prima di Bernays. Non vorrei che facessimo spin su noi stessi a volte... liar liar pants on fire!
sabato 2 febbraio 2008
Il Mega-SuperBowl
Per quanto riguarda l'advertising l'evento rappresenta il principale momento di raccolta pubblicitaria: se durante la stagione comunque le televisioni ricavano metà degli introiti da partite NFL, durante il Superbowl si stabiliscono i record di spesa adv. Quest'anno è News Corp.'s Fox il network che trasmetterà il Superbowl che rimane uno dei pochi eventi da vedere per gli spettatori americani.
La cosa interessante è che per molti fans i grandi budget di investimento in advertising fanno parte dello show stesso: una survey di Retail Advertising & Marketing Assn. mostra che il 36.3% dei consumatori si sintonizza per vedere le pubblicità!
CBS l'anno scorso faceva pagare $2.4 milioni per 30-secondi di spot per una raccolta totale di $243.6 milioni; quest'anno Fox ha portato il costo di 30-secondi a $2.7 million. Il totale della raccolta raggiungerà $275 milioni.
Ma a questo business si aggiungono incrementi in: scommesse; vendita di snacks in tutti gli States; vendite di televisori e elettronica; viaggi, con centinaia di voli, tutto esaurito negli hotel, una media vacanze collegate all'evento di 5 giorni; shopping nella città; merchandising NFL online e in store...CBS l'anno scorso faceva pagare $2.4 milioni per 30-secondi di spot per una raccolta totale di $243.6 milioni; quest'anno Fox ha portato il costo di 30-secondi a $2.7 million. Il totale della raccolta raggiungerà $275 milioni.
Non malaccio dai.
lunedì 28 gennaio 2008
Recessione... calerà l'Adv? Forse ma non sul web
Tuttavia, la nuova recessione globale secondo diversi pareri autorevoli (riportati dal giornale) vedrà differenze localizzate per mercato geografico, per settore e per media: nei mercati emergenti gli investimenti non caleranno mentre si attesteranno sulle crescite degli ultimi anni; è presumibile che alcuni settori di consumo (lusso e auto in particolare) riducano le spese; allo stesso modo gli investimenti sul web continueranno a crescere.
Ancor più interessante è il tipo di ragionamenti che l'investimento online contribuisce a diffondere: gli inserzionisti, abituatisi alle precise misurazioni degli investimenti online, esigono sempre maggiore rigore nella misurazione del ROI anche negli investimenti su altri media e su altri strumenti. Insomma se un click vale un click e posso anche tracciare un eventuale successivo acquisto, ditemi come valuto il ritorno di un investimento su TV o tramite eventi. Le ROI è nudò? Un po' sì, speriamo solo che non spinga i nostri colleghi creativi a fare solo del nudo...
mercoledì 23 gennaio 2008
I want you, opinion leader!
Dalla newsletter THE WEEKLY SPIN, del 23 gennaio prendo questa news a sua volta ripresa dal Wall Street Journal (16/01) - in un delirio da citazione post-moderna.
Le campagne di comunicazione dell'esercito americano passano dai tradizionali canali ESPN e Fox direttamente agli opinion leader in grado di influenzare le scelte dei giovani americani...
"The U.S. Marine Corps is rolling out a new ad campaign this week in an effort to target teachers, coaches, clergy and other groups that tend to have influence on kids' career paths," reports the Wall Street Journal. The Marines "previously aimed its marketing directly at young adults," running ads on Walt Disney's ESPN or News Corporation's FX. But the new spots will run during Fox's "American Idol," which "has a broader audience that includes adults as well as kids." The WPP Group advertising firm JWT designed the Marines' new television spots; the campaign also includes print and online ads. One ad "features a line of Marines standing in formation in front of landmarks across the U.S. such as the Golden Gate Bridge and Independence Hall."
The campaign's focus on "influencers" is consistent with the U.S. Army's recruiting efforts, which the Center for Media and Democracy previously reported on. Their slogan "Army strong" was chosen, in part, to appeal to influencers.
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