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giovedì 8 gennaio 2015

Siamo tutti Charlie Hebdo


Ho sempre ammirato Wolinski fin dai tempi di Cuore e Blue; e poi dopo quando recuperai le vecchie copie del Male e di Linus. Ho sempre ammirato la satira e i fumettisti francesi per la qualità del lavoro. Ho ammirato Charlie Hebdo per il coraggio in questi anni. 
Ieri la tragedia. oggi giornali e giornalisti di tutto il mondo hanno preso posizione immediatamente. Cosa possiamo fare noi relatori pubblici?
Io credo possiamo fare tante cose.
Cercare di appoggiare iniziative come la Cordoba Initiative come già alcuni colleghi hanno fatto (TMF in particolare) promuovendo la visibilità delle voci moderate tra i musulmani.
Allo stesso tempo dobbiamo integrare e includere nei nostri gruppi di lavoro queste voci di altri mondi.
Allo stesso tempo dobbiamo stigmatizzare la violenza e sottolineare il ruolo della comunicazione nella reciproca comprensione, valorizzando l'ascolto e evitando la propaganda. 
Allo stesso tempo dobbiamo promuovere valori (occidentali? sì!) di cui possiamo essere fieri e che vengono ripresi dai nostri codici etici (Ferpi, Global Alliance) in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione come dice l'Articolo 3 del Codice di Condotta di Ferpi: 
"Nell’esercitare la sua attività professionale ogni iscritto alla FERPI è tenuto a rispettare i principi della dichiarazione universale dei diritti umani con riferimento specifico alla libertà di espressione e alla libertà di stampa ed informazione, da cui deriva per effetto concreto il diritto di ogni individuo di ricevere tutte le informazione..."
Dobbiamo sempre ricordarci di essere parte di una comunità globale di professionisti che si riconosce in determinati valori universali e che può contribuire al miglioramento della società, anche grazie ad una virtuosa pratica professionale.


domenica 16 marzo 2008

Spingendo la notte più in là, Mario Calabresi

Ho finito ieri sera Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi, la storia della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo.

L'autore, figlio del Commissario Calabresi, è stato caporedattore di Repubblica ed ora è corrispondente da New York; sulla proposta di diventare vicedirettore di Repu: «I vicedirettori fanno filosofia, non ho intenzione di stare a pontificare per 30 anni».

Il libro si legge davvero d'un fiato e credo che si apprezzi per l'incredibile capacità di trattare un argomento così doloroso senza livore, senza scadere nelle polemiche, con una dignità e un'eleganza davvero rare alle nostre latitudini.
E' anche la storia di una madre eccezionale, in grado di tirar su tre figli in condizioni psicologiche e in grado di dire a Mario indeciso se accettare di scrivere per Repubblica (il quotidiano dove scriveva Sofri - Lotta Continua): "Mario, non permettere che altri decidano ancora il tuo destino, lo hanno già fatto quando eri bambino. Questa volta decidi tu."
E' poi soprattutto la storia delle vittime del terrorismo ed oggi il 16 marzo 2008 è il trentennale della strage di via Fani e del rapimento di Moro. E' un libro sul "Fine pena mai" che i familiari delle vittime del terrorismo subiscono quotidianamente.
E' un libro sui pregiudizi - che purtroppo anche il sottoscritto aveva - nei confronti di una vicenda letta su giornali/libri/spazi di disinformazione di parte.
Soprattutto per chi non ha vissuto quegli anni, ma in tempi più recenti ha vissuto gli omicidi D'Antona e Biagi e le assurde giustificazioni dell'ennesimo delirio terrorista.
E' pranisticamente un libro sull'importanza della comunicazione, dell'uso parole, degli slogan, della violenza verbale, della memoria e del rispetto degli altri. Purtroppo è anche un libro che ci insegna quanto possa essere più efficace nella comunicazione una campagna violenta di menzogne, rispetto alla verità e all'evidenza dei fatti.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/