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mercoledì 28 aprile 2010

Vatican-punto-va vs Vatican-2-punto-zero

Non ho letto molti commenti sulla gestione della crisi di reputazione di Chiesa Cattolica e Vaticano, dal punto di vista strettamente comunicativo.
Ricordo ai tempi di Navarro Valls portavoce, e più in generale ai tempi del papa precedente, un'attenzione all'immagine e alla gestione dei rapporti con i media quasi ossessiva.
Addirittura ricordo una capacità di spettacolarizzare il messaggio della Chiesa paragonabile a quella di tutti i grandi brand (in senso lato).
Se Giovanni Paolo II era sicuramente più comunicativo di PapaRatzi e se Navarro Valls era probabilmente più esperto di Padre Lombardi (il sostituto di NV), ciò che mi chiedo è se e quanto oggi il Vaticano non abbia bisogno di un'agenzia di comunicazione 24h7. 
Ma soprattutto mi chiedo se la crisi di reputazione del vaticano non dipenda anche (oltre che da comportamenti scorretti) da un passaggio di età dall'era dell'informazione  one-to-all (prettamente televisivo) dello scorso papato in cui GP II era una star a un'era dell'informazione all-with-all in cui crolla la possibilità i costruire grandi riti mediatici incentrati sulla superstar (che peraltro non c'è più) e si costruiscono invece rapidamente communities di interesse (contro la chiesa, sugli abusi sessuali, contro le gaffe omosessualità/pedofilia dei vari prelati) in grado di attivare il circuito mediatico internazionale grazie alle bad news a sfondo sessuale.

lunedì 2 giugno 2008

Pronto? Son Gordon, come va?

'Hello? Gordon here. I'm calling about your letter...'

Un bel pezzo di Clare O'Connor and David Singleton su PRWeek.
L'ultima offensiva di comunicazione di Gordon Brown prevede una telefonata ai cittadini che gli hanno scritto lettere secondo fonti di Downing Street.
L'iniziativa sembra essere del Capo Strategia di Downing Street, Stephen Carter, ed avrebbe l'obiettivo di rendere più umano il Prime Minister dato che la sua popolarità continua a calare.
'Carter ha pensato che fosse una buona idea far chiamare da Brown le persone personalmente,' rivela una golaprofonda. 'Carter sceglierà le lettere a caso, farà preparare una risposta dal suo team e quindi Brown chiamerà personalmente.'
La mossa è un tentativo di diffondere un passaparola positivo sul Primo Ministro, specialmente in provincia.
Tuttavia sembra che la prima telefonata abbia rischiato di diventare un grande pacco.
'Brown ha fatto la chiamata alle 6 di mattina, senza pensare' dice il beninformato insider. 'Fortunatamente chi ha risposto era un lavoratore 24oresu24 quindi alzato.'
La fonte ha aggiunto: 'L'idea ha un senso, ma non funziona. Migliorare l'immagine di Brown con le PR è oggi impossibile.'
Downing Street non ha voluto commentare.
Nel frattempo una ricerca tra senior PR fatta dalla PRCA rivela che solo il 15 per cento ritiene che Brown possa significativamente migliorare la propria reputazione rafforzando il proprio team di comunicazione. Circa il 42 per cento dice che non avrebbe effetto. A me sembra tanto che stia diventando una sorta parafulmine ambulante, modello Prodi ultimo governo.

venerdì 1 febbraio 2008

Sarkoquì, Sarkolì

Chiuso il sondaggio pranista, magicamente il Sole 24 Ore apre con un articolo di Pascal Bruckner su Sarkozy. Il notevole interesse che il fenomeno Sarkò sta suscitando a livello mediatico è sulla bocca di tutti i communicators e non.
Come scrive Bruckner oggi il Presidòn' è onnipresente e riesce a far parlare di sé continuamente nel bene e nel male... ma nei sondaggi la sua popolarità è scesa al 41% con un trend negativo che potrebbe portarlo al 30%.

Lasciando da parte la significativà di questi numeri, colpisce però in effetti questa voracità di copertura mediatica contrapposta ai risultati in termini di consenso. Insomma Sarkolì non ottiene risultati in termini di qualità ma principalmente di quantità.

Insomma tanta immagine e poca reputazione? Sarkoqui, Sarkolà... vuoi vedere che dietro c'è uno spin doctor (brutto e cattivo) e non un relatore pubblico (bravo e buono).
Anche un po' sadico: noi non avremmo mai stipato 50 giornalisti su un trattore per seguire il novello Nappoleon (foto scattata prima delle elezioni presidenziali in Camargue).

sabato 12 gennaio 2008

Naple Trash. Comunicazione in crisi

A prescindere (sempre che si possa prescindere) dalla tragedia sociale dell'emergenza-rifuti a Napoli e dintorni, le considerazioni relative all'immagine e alla reputazione di Napoli sono più che ovvie. Come sottolineava ieri Il Sole sono circa 70 milioni di euro i danni stimati per il solo settore del turismo nella prossima stagione.

I principali media del mondo hanno parlato dell'emergenza: New York Times, CNN, Al Jazeera, Reuters, Herald e via così, basta mettere su Google news naple+trash per avere un rassegnino degno della crisi più nera.
Considerato il fatto che Napoli è uno dei riferimenti principali nel mondo dell'immaginario relativo all'Italia è abbastanza scontato e naturale considerare che questa crisi danneggerà l'intera immagine turistica nazionale e non solo. Alla faccia Crisis Communication...
Ma chi se la ciuccia questa pesca?
A parte invocare lo stato di crisi sarebbe interessante (oltre a cercare di risolvere il problema) che tutti i soggetti interessati a comunicare Napoli e la Campania cercassero di studiare una strategia condivisa di comunicazione di crisi - magari già dal convegno Sistem Turismo Italia promosso dallo studio Ambrosetti in programma proprio a Napoli il 17 gennaio: tra l'altro dovrebbe esserci pure Rutelli, che se non sbaglio oltre al turismo ha la responsabilità di promuovere l'immagine della Marca Italia.

Lasciando per ora perdere la gestione di questa crisi da parte di Iverola e Baxolino invece... che è riuscita a resuscitare il mai sopito antimeridionalismo (spesso antinapolismo) micatanto latente qui in Padania.

A parte questo forzo necessario e urgente, la crisi di Napoli può invece rappresentare un'opportunità di comunicazione per l'intero settore italiano della raccolta differenziata, del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti.
Cosa c'è di meglio che mostrare queste immagini per educare noi tutti italiani a una maggiore responsabilità nei confronti della raccolta differenziata e a una maggiore sensibilità verso l'ecologico e il materiale riciclato?

mercoledì 12 dicembre 2007

La China è Viciàina?


Oggi sono andato a presentare un progetto di promozione ad un manager dell'agroalimentare che esporta in Cina per un'azienda media del food.

Manager bravissimo conosceva esattamente ogni fottutissimo dettaglio del mercato, dei target, dei distributori, della percezione del prodotto... una vera e propria lezione di marketing e comunicazione del vino.


Sono emerse alcune cose carine. Il principale canale di consumo di vino nell'HO.RE.CA. sono i Karaoke: quei club dove simpatiche entraineuse cantano il karaoke spingendo i clienti a sgarganozzarsi decine e decine di litri di vino... poco importa quale, tanto vino è. Quindi meglio esportare vino di basso livello tanto la percezione è la stessa e possono pagarlo comunque un tot.

Gli affari (veri) si fanno al karaoke. Prima di entrare in confidenza con il cinese, ti porterà al club e lì diventerete davvero abbastanza vicini per fare affari.

I distributori della sua azienda sono ipergrezzi: gente ignorante, incivili commercialmente e professionalmente... li ha definiti. Inutile quindi proporre incentive a base di arte, tipicità italiane e finesse varie. Meglio il solito trasversalissimo incentive a base di carciofo.

L'inaffidabilità è il carattere più comune e quindi oggi fatturi 10 domani fatturi 0. E cosi via...


Uscendo pensavo. Non è che il Governo Cinese, o chi per esso, ha bisogno di attivare una bella campagna di relazioni pubbliche per reuperare un po' di reputazione?

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/