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sabato 29 novembre 2014

FuoriSalone. Appunti, spunti e link da una chiacchierata sulla comunicazione

In occasione di Matching 2014 ci siamo incontrati con una ventina di imprenditori e manager del tavolosanità per una serata FuoriSalone a discutere a 360° di comunicazione nel settore della sanità, dalla filiera fino alle struttura ospedaliera. Mi pare sia stata una discussione interessante.
Da parte mia ho cercato di sottolineare l'emergere di alcuni trend, a livello internazionale, che stanno modificando radicalmente il mondo della comunicazione e le organizzazioni:

  • l'affermazione definitiva dei social online e la possibilità per le organizzazioni di volgere i propri sforzi di relazioni pubbliche e comunicazione verso gli owned media (diventando produttori di contenuti) a scapito degli earned media, con investimenti relativamente contenuti;
  • la necessità e la capacità delle organizzazioni di costruire narrazioni veritiere (raccontare storie, fare storytelling) che consolidino reputazione e relazioni (es. Farinetti, la pesca ed Eataly);
  • la necessità di un reporting continuato, multicanale, multistakeholder (cfr. il bellissimo lavoro del collega Luca Poma con Guna);
  • la necessità imprescindibile dell'allineamento tra comunicazione interna e comunicazione esterna (cfr. Stockholm Accords);
  • l'utilità di strutturare un ascolto continuo per trasferire aspettative al management (cfr. Global Stakeholder Relationships Governance: An Infrastructure)  
Sono tanti fenomeni che si intersecano e che meritano approfondimenti, ma che nessuno di noi può ignorare. 
Abbiamo concluso con la proiezione del video della conferenza TED di Simon Sinek sul cerchio d'oro e con un esercizio da portarsi a casa: riscrivere insieme ai propri collaboratori la propria missione partendo dal why, dal purpose, dall'obiettivo che la nostra organizzazione ha nei confronti della società.

domenica 2 novembre 2014

Glow Worms: sono solo lucciole? L'autobiografia di TMF

Sono un appassionato di biografie di comunicatori e quando ho letto il tweet di Toni Muzi Falconi sull'uscita della sua autobiografia, Glow Worms, non ho potuto trattenermi: dopo aver seguito il link e scaricato l'ebook ho messo da parte le altre letture in corso per divorarmelo in pochi giorni.
Glow Worms, biased memoirs of a public relator, autobiografia in inglese, è una lettura piacevole e piuttosto interessante.
Piacevole per l'atteggiamento disincantato e autoironico dell'autore che non ha scritto un'autocelebrazione, risultando anzi a volte fin troppo autocritico come quando definisce la sua bio onanistic, narcissistic, navel-gazing exercise of consigning my musings to paper...
Interessante perché credo abbia spunti molto stimolanti per noi PR e perché ripercorre una buona parte della storia della nostra professione in Italia. 
Nel libro infatti vengono raccontati oltre 50 anni di attività di TMF a partire dalle prime esperienze in 3M fino ad arrivare alla consulenza, passando per l'attività giornalistica. E poi ancora la mitica SCR e l'attività di volontarismo a favore della comunità nazionale (principalmente in Ferpi) e e internazionale (principalmente in Global Alliance) passando per l'attività accademico-universitaria.
In realtà trattandosi di un autobiografia a 360°, il libro non trascura la vita personale di Toni: dalla famiglia alle relazioni sentimentali, e la passione politica mai spenta che ha attraversato alti e bassi e che (si percepisce) ha comunque fortemente influenzato il pensiero e il percorso di TMF.
La parte iniziale - che a me era totalmente sconosciuta -  parla della gioventù di Toni e le sue avventure di bambino e teenager tra San Francisco, Roma, la Svizzera, la Bulgaria e l'Indonesia, al seguito inizialmente dei genitori diplomatici. Una parte interessante di per sé per la varietà degli incontri e degli accadimenti, quindi a tratti anche divertente...
La mia curiosità è stata comunque decisamente più stimolata dalla narrazione delle esperienze in 3M e delle vicende di SCR (clienti come Banco Ambrosiano e Publitalia, nonché la nascita del Gorel)* oltre che degli incontri (e relative impressioni) con alcuni personaggi come Steve Jobs e del capolavoro di TMF che - a mio avviso - sono gli Stockholm Accords.
Creo valga la pena leggere queste memorie, soprattutto per chi ama le relazioni pubbliche e l'aneddotica correlata, oltre che per conoscere uno dei maestri della nostra professione ancor più da vicino. 
C'è lungo tutto il libro e quindi lungo tutto il racconto della vita di TMF, la sensazione che l'autore abbia sempre cercato di lasciare un segno che rimanesse, al di là della mera esecuzione in sé e della sua temporanea efficacia; l'impressione di una forte connotazione soggettiva e personale in ogni sua attività, come qualcosa che non dovesse limitarsi a luccicare per pochi minuti, ma che potesse rimanere ai posteri (ad esempio nell'attività accademica e in quella volontaristica); qualcosa di più delle effimere lucciole (espressione della madre di TMF che dà il titolo al libro) che diventano una non troppo implicita metafora delle Relazioni Pubbliche, la controversa professione cui il nostro TMF ha dedicato la sua intera bio. Ma non solo: questo bisogno di lasciare il segno, sembra anche il frutto della relazione con l'ingombrante legacy delle famiglie, paterna e materna, con cui l'autore inevitabilmente si confronta lungo tutto il libro... e quindi lungo tutta la sua vita. 
Ai lettori della biografia l'ardua sentenza a questo punto: sono solo lucciole? Io non lo credo, voi che dite?
Il libro è scaricabile dal sito http://www.biasedmemoirs.com o dalla piattaforma Lulu, dove è anche possibile acquistarne copia cartacea. L'ebook è gratuito con l'invito a donare a favore della Cordoba Initiative - per la valorizzazione delle voci dei moderati all'interno del mondo musulmano.


*Tre aneddoti professionali importanti raccontati in questo libro possono essere ascoltati in una conferenza del 2011 in cui TMF raccontò quattro sue worst case histories (skippando i primi 7 minuti si arriva immediatamente al suo racconto): l'errore nella pubblicità di 3M; il caso del banco Ambrosiano; infine il caso di Philip Morris.

domenica 6 luglio 2014

Da Comunicazione Interna a Comunicazione Intera

Ho trovato questa bella presentazione sulla comunicazione interna di Giacomo Mason e Paolo Artuso, presentata nel 2008 a Forum PA. Credo racconti piuttosto bene il modello di comunicazione interna verso cui le grandi organizzazioni avrebbero dovuto spostarsi - dal modello trasmissivo classico al modello dialogico più contemporaneo. 
Allo stesso tempo, questa presentazione sconta un po' la sua età: infatti 6 anni di distanza (2008-2014) sono un epoca comunicativa nell'età dei social media. E' anche per questo che la ripropongo, perché mi dà la possibilità di riprendere in mano il fenomeno principale che ha coinvolto la comunicazione interna negli ultimi anni: da interna a intera.

Oggi il confine comunicazione interna e comunicazione esterna è (quasi) scomparso. O meglio dovrebbe essere scomparso. L'auspicio degli Accordi di Stoccolma del 2010 riguardo l'allineamento comunicazione interna e comunicazione esterna dovrebbe ormai essere realtà. Chi pratica la comunicazione interna sa che oggi le sue strategie per essere efficaci devono essere integrate nella funzione comunicazione e stakeholder management. Building Belief dell'Arthur Page Society e le riflessioni del Melbourne Mandate hanno ribadito questa imprescindibile necessità.
Molte organizzazioni tuttavia scontano ancora la tradizionale separazione funzionale: comunicazione interna in mano al dipartimento HR/personale e comunicazione esterna al dipartimento PR/comunicazione. 
Oggi il primo pubblico sono i dipendenti: i dipendenti, con la loro capacità comunicativa moltiplicata dai social media, sono il primo degli stakeholder. Stakeholder da ascoltare, di cui capire le aspettative, con cui ri-cominciare un dialogo e un processo di engagement fino a pochi anni fa sconosciuto. Da qui occorre partire per questo viaggio che permette all'organizzazione di essere più capace di ascoltare, di interpretare meglio la realtà e di diventare più sostenibile nel lungo periodo.
Per farlo occorre intervenire su prassi organizzative sedimentate e su pregiudizi/paure assai diffusi; ma è un cambiamento che va incoraggiato e argomentato all'interno delle organizzazioni con professionalità manageriali, strumenti di comunicazione, proposte di misurazione e con l'aiuto di altre discipline (psicologia, sociologia, neuroscienze in primis).

giovedì 3 luglio 2014

Sempre più Comunicazione Interna su PRanista

E' strano, ma solamente ieri ho realizzato quanto poco si parli di comunicazione interna in Italia. Sarà perché ormai da tre anni passo metà del tempo lavorativo a occuparmene e quindi davo per scontato che tutti ne parlassero. Sarà perché sono iscritto a varie newsletter e siti internazionali (Melcrum e Ragan su tutte) che mi inondano di tips, tricks and so on...
Ma in realtà a parte Impresaperta in Italia se ne parla davvero poco. Qualche giorno fa peraltro, parlando con alcuni colleghi di misurazioni annuali sulla comunicazione interna, ho visto sgranare gli occhi e chiedermi... ma perché?
In questi tre anni ho imparato ad amare la comunicazione interna, a trovarla un potentissimo strumento organizzativo, un'eccezionale leva di engagement, una potente arma per il crisis management e, anche, uno spazio di sperimentazione davvero interessante. Oltre che uno strumento di legittimazione del comunicatore nei confronti del resto dell'organizzazione.
Ho quindi deciso, a beneficio dei miei 2,5 lettori ma non solo, di focalizzare PRanista principalmente sui temi della comunicazione interna. E' qualcosa che non è particolarmente approfondito; ho l'impressione che chi ne parla, ne parli più che altro a livello teorico mentre i colleghi comunicatori interni italiani mi sembrano (giustamente) riservati e meno inclini di quanto sia io alla conversazione online.
Chi volesse unirsi a questa conversazione lo faccia senza problemi. Penso che il confronto su una specializzazione così rilevante sia molto importante.
Tenendo presente che da qualche anno a questa parte la comunicazione interna è quasi sempre integrata nella comunicazione corporate esterna; sempre meno dominio delle risorse umane; sempre più parte integrante della strategia di comunicazione globale.
Infatti oggi l'allineamento interno/esterno, che negli Stockholm Accords del 2010 veniva invocato per riuscire a costruire l'organizzazione, è una realtà e non è neppure pensabile metterla in discussione.
Mi piacerebbe da oggi provare a tracciare una mappa, post dopo post, in cui possano perlomeno essere indicati i diversi ambiti della comunicazione interna e alcuni protagonisti della scena italiana - magari a partire da bravissimi colleghi ferpini come Maria Cristina Milano.

giovedì 22 maggio 2014

Contro la Comunicazione. Il Processo

Sono stato invitato dall'associazione Lyceum di Cento a tenere una relazione sul tema comunicazione; per riuscire a rendere appetibile la questione e circoscriverla a qualcosa di meno generico, ho deciso di provare a rappresentare una sorta di processo alla professione, intitolando l'intervento:  Contro la Comunicazione.
Alcuni amici e colleghi interverranno con videotestimonianze: Toni Muzi Falconi, Luca Poma e Sergio Vazzoler porteranno il loro punto di vista su alcuni temi.
Da Bernays a Ivy Lee, dalla publicity alla stakeholder governance, cercherò di smontare alcune accuse alla comunicazione insieme ai miei illustri testimoni di difesa.
Riusciremo a farci assolvere? Venerdì 23 maggio, 2014 - Sala Centec, Corso Guercino n. 47, Cento (FE)

venerdì 7 marzo 2014

Advocacy per le RP. Dobbiamo intervenire e argomentare

Penso che sia fondamentale che tutti noi Relatori Pubblici, impegnati nelle associazioni professionali, interveniamo e affermiamo, con trasparente coerenza e documentate argomentazioni, la necessità di approcci ai temi organizzativi/manageriali che hanno a che fare con social media, comunicazione e territori a noi familiari, che tengano conto dell'intenso dibattito e dell'intensa elaborazione culturale che la professione ha compiuto negli ultimi anni.

In questo senso mi è capitato di partecipare a una lunga ed interessante discussione sull'utilizzo dei social media in banca (all'interno di un gruppo LinkedIn, Marketing e soci BC), e quindi ad intervenire per cercare di proporre un approccio che tenesse in considerazione le indicazioni che emergono da Melbourne Mandate e Building Belief, oltre al lavoro di lungo corso portato avanti da Eric Schwartzman con il suo podcast On the Record Online e la sua azienda Comply Socially.
Ecco il mio intervento:

Mi permetto di portare il mio punto di vista (quello del comunicatore e relatore pubblico) rispetto al tema; quindi di chi cura la reputazione dell'organizzazione e la trasformazione della stessa in organizzazione comunicativa a 360°.
A proposito dell'utilizzo dei social media e della diversa percezione che se ne ha all'interno delle organizzazioni, ci sono alcune risorse online che possono essere utili alla discussione.
Antitutto l'ottimo podcast di Eric Schwartzman, On The Record Online, forse il più importante al mondo, in cui sono periodicamente intervistati responsabili social media di numerose aziende tra cui anche diverse banche.
Oltre al podcast lo stesso Eric Schwartzman è fondatore di Comply Socially. 
E su questo punto vorrei farvi riflettere: quella che lui definisce "social media literacy" è in pratica il grado di maturità nella conoscenza dei social media da parte delle organizzazioni. 
Si tratta di un grado di maturità che in qualunque contesto - Stati Uniti in primis - è assai differenziata e nel corso delle puntate emerge chiaramente che ogni organizzazione ha la necessità di fare cultura dei social media investendo ogni singolo appartenente all'organizzazione. Ciò permette ai decisori delle organizzazioni di capire l'utilità di investire, alle funzioni direttamente coinvolte (HR, Legal, Communication, Marketing, etc.) di impegnarsi in compliance con le policy e il DNA dell'organizzazione, ai responsabili delle strategie social media di pianificare e a "tutti i rappresentanti" dell'organizzazione di comportarsi correttamente.
E' infatti riconosciuto ormai globalmente come ogni singolo appartenente alle organizzazioni debba essere educato alla responsabilità della comunicazione e alla consapevolezza che ogni appartenente all'organizzazione è in grado tramite i social di impattare positivamente/negativamente la reputazione nei confronti di tutti gli stakeholder, dai soci ai clienti, dai fornitori alle istituzioni, ecc. (invito in questo senso chi fosse interessato a leggere il Melbourne Mandate della Global Alliance o Building Belief di Arthur Page Society:http://www.ferpi.it/ferpi/novita/notizie_ferpi/notizie_ferpi/mandato-di-melbourne-in-italiano-il-documento-sul-futuro-delle-rp/notizia_ferpi/45609/11 ehttp://www.ferpi.it/ferpi/associazione/notizie_ferpi/notizie_ferpi/building-belief-un-nuovo-modello-per-le-relazioni-pubbliche/notizia_ferpi/44144/11). 
Segnalo anche il whitepaper 7 peccati capitali di Comply Socially: http://complysocially.com/7-deadly-social-medis-sins-whitepaper/

In definitiva, quello che emerge prepotentemente dall'esperienza quotidiana e da alcuni di questi documenti (elaborati da organizzazioni che studiano la comunicazione organizzativa e sono assai ben reputate globalmente) è che:

* sia quantomai urgente per tutte le organizzazioni dotarsi di "un'educazione social" che riconosca i diversi livelli di "alfabetizzazione social";

* sia strategico in questo senso coinvolgere tutte le funzioni impattate (HR, legal, marketing, sales, communication);

* sia necessario compiere un percorso verso l'allineamento dei comportamenti alla comunicazione interna/esterna e quindi anche un miglioramento nella trasparenza delle stesse organizzazioni.

Che la sollecitazione venga dall'ufficio comunicazione o da quello marketing, dall'ufficio HR o dalla direzione non ha un'estrema rilevanza: è rilevante il fatto che l'approccio sia globale, graduale e coerente.

lunedì 7 ottobre 2013

Festival di Internazionale 2013. PR, a ghost guest?

Tanti giornalisti e decine di appuntamenti (sono riuscito ad entrare in uno solo per la clamorosa partecipazione di pubblico) al Festival della rivista Internazionale che si è svolto a Ferrara, ma anche quest'anno non si parla di noi RP o del rapporto giornali/RP. Almeno a prima vista. Poi guardi tra le pieghe e ti accorgi che qualche collega c'è, ma vietato pronunciare la malfidata etichetta Relazioni Pubbliche o l'ancor più becera Public Relations. Non che mi stupisca. Peraltro sono un affezionato lettore di Internazionale che non ha mai una particolare attenzione per il nostro mondo.

PR / RP... ma è l'etichetta in sé che fa troppa paura o troppo schifo ai giornalisti? O si tratta di una sorta di lapsus freudiano permanente? Perché in realtà erano tanti gli appuntamenti sul programma con il tema generico della comunicazione (per cambiare il mondo...); non si tratta forse di relazioni pubbliche. Spesso citata la comunicazione delle famigerate corporations. Tante ONG presenti che fanno lobbying e azioni di PR d continuo.
C'è anche qualche famoso counicatore creativo... Ma le RP non vengono neppure citate sul programma.
E dire che tutti sappiamo che oltre il 50% delle notizie pubblicate sono originate da uffici stampa e azioni di public relations. E dire che tanti giornalisti fanno anche gli addetti stampa. E dire che... forse siamo noi che non ci proviamo? 
Non sarebbe un tema interessante da affrontare con un taglio internazionale il confronto tra RP e giornalisti? Anche alla luce delle ultime riflessioni di livello internazionale che abbiamo fatto nel mondo delle RP con Melbourne Mandate, Stockholm Accords, i report dell'Arthur Page Society?
Perché non proponiamo un confronto per l'edizione 2014?

sabato 20 aprile 2013

Un nuovo cantiere per il Valore delle Relazioni Pubbliche

Dopo la traduzione e la pubblicazione del Melbourne Mandate in italiano, con il commento molto utile di Toni Muzi Falconi, che ne ha seguito in prima persona una parte dello sviluppo, è tempo di promuovere i contenuti del Mandato nei confronti dei nostri stakeholder:
- anzitutto la comunità italiana dei relatori pubblici e dei comunicatori
- i gruppi di stakeholder dell'Industria delle RP.
Nel periodo 2010-2012 il gruppo di lavoro sugli Stockholm Accords promosse una serie di iniziative che si concretizzarono in:
- una survey iniziale; 
- diverse iniziative interne a Ferpi (dal Corpo di Ballo al Corso di Pratica Professionale);
- un'azione continuativa sul settore turismo, principalmente animata da Francesca Albanese, con rilevazioni, interventi pubblici e la presenza per due anni consecutivi a BIT e TTG (le principali fiere di settore);
- un'azione sulle università, coordinata da Michele Toscano, che ha visto la realizzazione di diverse tesi di laurea e lezioni accademiche;
- altre iniziative più sporadiche in giro per l'Italia, compresi i lavori dei gruppi media, business e RP;
- infine la presentazione al World PR Forum di Melbourne 2012 dell'esperienza italiana.
Il cantiere che riguarda il Melbourne Mandate è aperto ed è il momento, per chi tra i colleghi sia interessato, di proporre iniziative e costituire un gruppo di lavoro in grado di promuovere verso i nostri stakeholder il Valore delle Relazioni Pubbliche sulla scorta:
  • di quanto già realizzato con gli Stockholm Accords, 
  • dei nuovi contenuti emersi con il Melbourne Mandate (che, non dimentichiamoci, riprende altre importanti riflessioni come Building Belief dell'Arthur Page Society), 
  • della nascita del movimento Impresaperta 
  • della necessaria riflessione della crisi culturale/sociale che il nostro paese attraversa e che Ferpi e in generale la comunità allargata dei professionisti devono tematizzare quanto prima.
Diverse organizzazioni italiane hanno già mostrato il loro interesse. Global Alliance da parte sua ha dato la disponibilità a eventi live e webinar. I contenuti e i temi da approfondire non mancano.... e con loro opportunità professionali e spazi di business per agenzie e colleghi, come abbiamo constatato nel caso dello stream di lavoro sul Turismo.

Per ora su Ferpi.it, poi sulle altre piattaforme che vorranno aderire, continuiamo a disegnare il futuro della professione più bella del mondo.  

venerdì 22 marzo 2013

Mandato di Melbourne: in italiano il documento sul futuro delle Rp - Ferpi

Finalmente tradotto il Melbourne Mandate. Ora si tratta di promuoverlo ai nostri colleghi (presenti e futuri), alle loro organizzazioni e ai loro stakeholder, come già fatto in passato con gli Stockholm Accords.
In vista un gruppo di lavoro e uno spazio di discussione su Ferpi.it

Lo scorso novembre, la community internazionale dei relatori pubblici si è riunita in Australia per continuare il lavoro avviato nel 2010 a Stoccolma. Il lavoro dei professionisti che per tre giorni hanno dibattuto dell’attualità e del futuro della professione è confluito nel Mandato di Melbourne, un documento ora disponibile anche in versione italiana grazie al lavoro di revisione mio come delegato Ferpi presente a Melbourne e di Elena Bernasconi ed Elisa Noli di Global Alliance, nonché di Toni Muzi Falconi. Proprio di quest’ultimo, è il commento alla traduzione italiana del Melboune Mandate che trovate qui:
Mandato di Melbourne: in italiano il documento sul futuro delle Rp - Ferpi

mercoledì 21 novembre 2012

Ultimo giorno del World PR Forum

Beh ieri è stata una bella giornata. Il Keynote Speech di Edelmann Now is our time to lead, seppur in video (il papà non sta bene) è servito a darci il giusto kick che il caffé qui non riesce a darti. But to lead, the PR field has to evolve beyond perception management to the changing of reality. 
A seguire l'intervento di Paul Holmes troppo corto purtroppo. 
Invece due belle sessioni sono state:
  • "Retweet: reorienting public relations for the future" con Kate Fitch, Murdoch University, Anne Gregory, Leeds Metropolitan University, Gregor Halff, Singapore Management University, Facilitator
  • quella sulla misurazione cui partecipava John Paluszek, Have we found the “Higgs Boson” of public relations in our advances measuring value? (con anche John Croll, Sentia Media; Kieran Moore, Ogilvy Public Relations Australia; Michael Ziviani, Precise Value; Facilitator, James Wright, Red Agency)

La seconda molto interessante per ora mi porta a concludere che l'unico standard che dovremmo applicare nella misurazione delle Relazioni Pubbliche è anzitutto l'obbligo di misurare con qualche forma di misurazione socio-statistica (dal focus group al sondaggio) che sia comprensibile e trasparente, correlata agli obiettivi prestabiliti e focalizzata sugli stakeholder della campagna, in definitiva utile ai nostri committenti per capire. 
A quel punto (e spero di non dire una bestemmia) anche l'AVE può diventare un primo gradino per aiutare la comprensione di chi è meno addentro (penso ai committenti nelle piccole-medie imprese con una cultura comunicativa di livello elementare) senza esaurire la misurazione in toto. 
Un'Ottima Anna Adriani ha presentato la CSR in Illy rendendoci tutti più orgogliosi di essere italiani.
Poi l'approvazione finale del Melbourne Mandate, che forse (con tutto il lavoro che è stato fatto) poteva sviluppare alcuni concetti degli Stockholm Accords con maggiore continuità senza bisogno di reinventarsi da capo, ma che ritengo comunque un buono strumento di advocacy della professione...
Infine vari annunci: 2014 World PR Forum in Spagna a Madrid, 2015 in Kenya (cfr. Vision 2030).
Poi a seguire varie altre cose che scriverò per Ferpi.it

lunedì 19 novembre 2012

Quarto giorno a Melbourne. Apertura ofizial!

Stamattina, dopo le pre-sessioni di sabato e domenica, ha aperto officially il World Public Relations Forum e la cosa che mi ha stupito è stata questa lunghissima fila alla registrazione, che ieri fortunatamente avevo già fatto. 
Bel discorso di apertura di Daniel Tisch, CEO della Global Alliance, bell'intervento della responsabile comunicazione di Medici Senza Frontiere e più tardi un ironico e coinvolgente Emilio Galli Zugaro,  capo comunicazione del gruppo Allianz. 
Poi al pomeriggio dopo una sessione di dibattito sul Melbourne Mandate e un dimenticabilissimo seminario social web, finalmente è stato il turno del panel guidato da Toni sull'implementazione degli Stockholm Accords.
Molto interessante, in particolare il lavoro di Blaec von Kalveit e l'intervento d Ronel Rensburg (PRIZA)
La mia presentazione la pubblico in the next days, forse...

domenica 4 novembre 2012

Commento al pezzo di TMF SU HuffPo



Accolgo il consiglio di chiusura, anche come RP se mi interessa di più cercare di ragionare su Reputazione, Identità e Immagine. 
A volte mi chiedo se i cambiamenti degli ultimi anni siano terminati o se altri se ne prospettano. Senza voler essere troppo meccanicista, è chiaro che l'impatto sociale di ulteriori nuove rivoluzioni digitali potrebbe sconvolgere ulteriormente i modelli che ci stiamo dando. Ma dando per buono l'hic et nunc, non lasciamoci sfuggire l'occasione.
Dagli Stockholm Accords a Building Belief, fino al Melbourne Mandate io ritengo che i Relatori Pubblici abbiano oggi l'opportunità epocale di COSTITUIRE un modello che ridefinisce il senso della nostra professione e che muta l'approccio delle organizzazioni alla comunicazione e al governo delle relazioni.

Occorre anche individuare e proporre i casi concreti delle organizzazioni più mature (come dice Toni il caso di IBM, ma anche GE) spostando decisamente il posizionamento delle RP tra le discipline di business management da un lato e il nostro ruolo all'interno delle organizzazione sul versante strategico decisionale.

Per sfruttare quest'opportunità storica, noi professionisti siamo i primi a doverci fare carico di questo cambiamento: facendo proprio un modello che è anzitutto una messa in discussione degli approcci precedenti ma anche un radicale cambiamento di ruolo. Siamo pronti a rinunciare a al punto G dello spin per imbarcarci nel governo delle relazioni? E' giusto creare una distinzione interna alla categoria? Di quali competenze abbisognano i Relatori Pubblici dei prossimi anni?

mercoledì 31 ottobre 2012

Che opportunità per noi RP. Sfruttiamole

Ho finalmente cominciato a focalizzarmi sul Melbourne Mandate e sugli interventi al World PR Forum che dovrò fare. Saranno due:
  • uno al panel di Toni Muzi Falconi sugli Stockholm Accords che riguarderà l'implementazione degli S.A. in Italia;
  • l'altro intitolato Restoring Confidence in una pre-sessione della Global Alliance dedicato alle associazioni professionali.
Ammetto che era parecchio che non tornavo sui temi degli S.A. e sul Melbourne Mandate. Colpevolmente, dato che la mia delega in Ferpi riguarda proprio gli S.A. Purtroppo dal terremoto in avanti non ho avuto un minuto di tempo e un centimetro di spazio mentale da dedicare ad altro che a quello e all'impatto sull'azienda e sull'area.
Riprendendoli in mano devo ammettere però che l'opportunità che abbiamo di partecipare a questo periodo di cambiamento è un'opportunità storica, per il valore dei contenuti per la professione, per la società in generale e per le organizzazioni che possono beneficiarne.

Ad esempio, riflettevo (solo oggi)  sul fatto che di recente all'interno dell'organizzazione multinazionale per cui lavoro ho fatto anche qualcosa di buono per la professione:

  • aver fatto inserire nella missione e in alcune procedure del gruppo comunicazione  sia il tema della GOVERNANCE sia quello del MANAGEMENT è fondamentale per accrescere l'importanza e il riconoscimento della funzione comunicazione in tutta l'organizzazione e esternamente;
  • aver spinto per inserire un percorso di MISURAZIONE (mai fatto finora) della comunicazione interna per tutta l'azienda è stato un altro passo che porterà dei frutti.
    • Due piccole cose ma due cose importanti per me e per i colleghi comunicatori del gruppo; ed in ultima analisi anche per la cultura della comunicazione dell'azienda stessa.


Quest'anno abbiamo avuto l'opportunità di leggere il documento della Arthur Page Society, Building Belief, e di partecipare all'hub di Melbourne Mandate. Son convinto che siamo in un momento decisivo di cambiamento della nostra professione.
Non perdiamo l'occasione! (e lo dico a me per primo)

venerdì 10 dicembre 2010

EHI CI STAI UIKI UIKI CON ME? FACCIAMO UIKI UIKI INSIEME!

Io credo che se non vogliamo foderarci (anche un po’ ipocritamente) gli occhi di prosciutto dobbiamo considerare questo 11 settembre della diplomazia, come la concretizzazione di ciò che in realtà sottotraccia è già realtà.
Un corpo info-mediatico globale in cui i nervi si infilano ovunque non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto dell’intelligenza collettiva. Trattandosi di un unico grande sistema nervoso ogni impulso percorre tutto il corpo rendendolo soprattutto all’inizio un corpo schizofrenico. Una specie di Frankestein che prende le prime scosse d’elettricità.

La novità del primo punto che indica Luca (una piccola organizzazione può mettere in crisi stati e multinazionali) ha ricadute che abbiamo verificato in questi anni: il registratore sotto al body a palazzo Grazioli, le milioni di intercettazioni, la possibilità di videoregistrare con il telefonino in ogni dove.
Aumentano la quantità informativa, aumenta la necessità dei media di FARE SCOOP, emergere nel caos informativo.
Tutto è registrabile, tutto è diffondibile. Quindi è inevitabile che anche il sistema di relazioni internazionali possa e debba cambiare.

Gli accordi di Stoccolma e il lavoro di Hamrefors quando parla dell’organizzazione comunicativa e della leadership nella network society ci indicano diverse suggestioni che come Relatori Pubblici dobbiamo mettere in pratica:
- diventare coach di comunicazione dell’intera organizzazione;
- essere in grado di costruire e legittimare le leadership dell’organizzazione;
- la capacità di ascoltare gli stakeholder prima del patatrac.

Nella visione NEW GLOBAL qualche anno fa si disperava il fatto che Multinazionali, Stati e Grandi Alleanze (G8, G20, FMI, OCSE, ecc.) divenissero padroni del pianeta e la contrapposizione era con Marcos, la MOLTITUDINE e i duri e puri dei centri sociali, a scapito di una classe mondiale di brain-worlers.
Oggi invece emerge un contropotere glibale che gioca sul piano dell’informazione e dell’intelligenza: wikileaks (criminale? mah! I server utilizzati da Assange sono in Belgio e Svezia dove si può pubblicare tutto, mi pare…), ma in realtà ancor di più wikipedia, wired, il pirate Party.

Non credo che dobbiamo schierarci tra bene e male, ma contribuire a fare emergere le organizzazioni in grado di reclamare legittimamente il ruolo di Leader del XXI secolo. Tra questi:
- quali stati saranno in grado di incarnare il ruolo di paladini dei diritti umani & dei comportamenti internazionali corretti?
- quali organizzazioni non profit saranno in grado di compiere la loro mission senza farsi tradire da comportamenti negativi dei propri appartenenti e dirigenti?
- quali organizzazioni private declineranno la CSR globalmente?

Non credo sarà un mondo più trasparente(quanto grigio, quanti mezzi toni) ma il ruolo che si profila per noi RP all’orizzonte è piuttosto stimolante. Che non sarà solo occupare 4 cmq sulla prima pagina del Sole24Ore.

PS1: Leggetevi “Il cimitero di Praga” di Eco, in cui Simone Simonini crea dossier su dossier ingannando le intelligence di tutto il mondo e dando origine ai Protocolli dei Savi di Sion.

PS2:Interessante curiosità a latere riguardante Twitter: la novità batte la popolarità.
http://www.pranista.com/2010/12/su-twitter-novita-popolarita.html

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/