Visualizzazione post con etichetta lobby. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lobby. Mostra tutti i post

mercoledì 30 agosto 2017

EMA a Milano. Un'occasione mancata... per la comunità italiana delle relazioni pubbliche

Ma EMA a Milano ci viene o no?
Penso che tutti lo considererebbero un successo: un ulteriore mattoncino per il prestigio e la reputazione di Milano, indotto economico, posti di lavoro, un valore per l'industria farmaceutica italiana che si troverebbe in casa un centro decisionale Europeo (ingrado di influenzare altre aree geografiche), ma un valore anche per le organizzazioni italiane di pazienti stessi e per le istituzioni...
Perché allora non è stata fatta una grande campagna di sostegno, che coinvolgesse tutti gli stakeholder? Perché solo Maroni e Sala si sono dati da fare?
Perché il Governo ha tenuto profilo bassissimo?
Non siamo forse in grado di fare lobbying? Sinceramente spero si riesca comunque.
Ciò che mi appare sorprendente è come i PR italiani (sottoscritto in primis - mea culpa mea culpa doppio)  abbiano perso un'occasione per costruire una grande campagna di relazioni pubbliche, che coalizzasse tutti gli stakeholder del settore.
Un'operazione di sistema in grado di creare valore come il trasferimento di EMA a Milano avrebbe meritato qualcosa di più: forse avrebbe dovuto essere promossa e coordinata dai principali attori Regione Lombardia e Comune di Milano, per poi arrivare a coinvolgere aziende, organizzazioni non profit, sanità pubblica, associazioni economiche e di rappresentanza istituzionale, ecc. ecc.
E' troppo tardi?

giovedì 22 maggio 2014

Contro la Comunicazione. Il Processo

Sono stato invitato dall'associazione Lyceum di Cento a tenere una relazione sul tema comunicazione; per riuscire a rendere appetibile la questione e circoscriverla a qualcosa di meno generico, ho deciso di provare a rappresentare una sorta di processo alla professione, intitolando l'intervento:  Contro la Comunicazione.
Alcuni amici e colleghi interverranno con videotestimonianze: Toni Muzi Falconi, Luca Poma e Sergio Vazzoler porteranno il loro punto di vista su alcuni temi.
Da Bernays a Ivy Lee, dalla publicity alla stakeholder governance, cercherò di smontare alcune accuse alla comunicazione insieme ai miei illustri testimoni di difesa.
Riusciremo a farci assolvere? Venerdì 23 maggio, 2014 - Sala Centec, Corso Guercino n. 47, Cento (FE)

mercoledì 23 aprile 2014

Contro la Comunicazione. La parola a...

Sto preparando una conferenza che ho intitolato "Contro la comunicazione" e che non sarà una tradizionale conferenza, ma una sorta di recital multimedia con la forma del processo in tribunale: un processo durante il quale verranno presentate alcune accuse, o meglio luoghi comuni, contro la comunicazione d'impresa e le relazioni pubbliche, che alla fine verranno giudicati dal pubblico in sala...

Sto "chiamando a testimoniare" alcuni stimati colleghi, chiedendo loro di intervenire con un breve video di un paio di minuti sulla specialità di cui sono esperti e sulla accusa/luogo comune che quella specialità si trova a affrontare. 
Le accuse sono ovviamente molteplici: i lobbisti accusati di corruzione, i pierre di manipolazione, i consulenti di marketing politico di spin, ecc. ecc.

In generale la conferenza ripercorrerà velocemente una storia delle RP, fino ad arrivare alle recenti prese di coscienza della necessità di portare la professione verso una stagione di maggiore trasparenza e accountability: da Bernays ai giorni nostri.

sabato 15 dicembre 2012

Sporchi e brutti o pragmatici e belli?


Sul numero scorso di Internazionale un bellissimo speciale sull'emergenza clima richiamato dal titolo di copertina "Siamo Fritti": La grande industria paga gli esperti per convincere l’opinione pubblica che il cambiamento climatico non esiste. Invece è più grave che mai.
In particolare nell'articolo di Die Zeit (Anita Blasberg e Kerstin Kohlenberg) si descrive mirabilmente la figura di Marc Morano, collega pr, classico sporco lobbista: "diffonde il dubbio con la tastiera... non è un climatologo, non sa calcolare la pressione atmosferica... è un addetto alle pubbliche relazioni (sic: in tedesco PR manager)... è in grado di vendere qualsiasi cosa." L'innegabile fascino del cattivo tipo-Thankyouforsmoking.  
Cliccando qua e là il nome di Moreno, ho scoperto DeSmogBlog Clearing the PR Pollution that Clouds Climate Science (a quanto pare famoso, riconosciuto da Time) blog di un collega canadese, Jim Hoggan, che nella presentazione del sito dichiara:  "There is a line between public relations and propaganda - or there should be. And there is a difference between using your skills, in good faith, to help rescue a battered reputation and using them to twist the truth - to sow confusion and doubt on an issue that is critical to human survival. And it is infuriating - as a public relations professional - to watch my colleagues use their skills, their training and their considerable intellect to poison the international debate on climate change." 
Sergio Vazzoler, proprio questo mese, pubblica su La Nuova Ecologia, rivista di Legambiente, un'interessante riflessione dal punto di vista delle RP su comunicazione ambientale, economia verde e global warming. Mi chiedo (sabato mattina appena alzato, con hangover e tutto il resto in testa) ... se ad attirarmi a questa professione non siano state proprio le mitiche e controverse figure degli sporchi lobbisti; mentre oggi a trattenermi ed a farmi amare questa professione sia l'idea che le RP invece possano contribuire al miglioramento della società e delle sue organizzazioni.

domenica 9 agosto 2009

Obama... scalpello & PR?


C'è un bell'editoriale di Amato oggi sul Sole24Ore, che rispondendo all'editoriale del 2 agosto di Riotta, Il mago obama ritorna sulla terra, affronta il tema del consenso dell'opinione pubblica coniugato all'arte della mediazione politica, da una prospettiva a noi rp molto vicina

Se Obama si trova in perdita di consensi e nella condizione di dover contrattaccare sulla riforma sanitaria, dice Amato, non è perché la riforma sia sbagliata, ma perché questa danneggia diverse lobby che hanno scatenato una vera e propria guerra sui media, coinvolgendo opinion leaders, giornali d'opposizione, think tank, ecc. arrivando ad accusare Barack di essere comunista... e minacciando il congresso di perdere consensi. Ora Obama deve riconquistare il consenso popolare e lavorare di scalpello al Congresso.

Ce la farà il nostro Hero?

venerdì 16 maggio 2008

E i PR labour cambiarono lavoro...

E' uscito nell'ultimo numero di aprile di PRWeek: un pezzo in prima pagina in cui si delineavano le mosse dei grandi (ma non solo) consulenti di PR del Labour dopo le recenti elezioni.
Infatti il cambio di rotta dell'elettorato inglese con la vittoria nelle amministrative dei conservatori, il secondo posto dei liberal e la pesante retrocessione a terzo partito dei laburisti, costringe i nostri colleghi della sinistra inglese a rifugiarsi in altri settori.
Sono aumentate le richieste di lavoro nelle agenzie a partire dalle posizioni top: Geoffrey Norris e John Mc Ternan (consulenti di Downing Street); Mario Dunne, Des Brown, consulenti politici; non solo grandi personaggi della comunicazione, ma numerosi giovani e men famosi professionisti.
Parallelamente con le azioni del labour in calo, aumentano quelle dei tories: in particolare le aziende del settore privato sono più interessate ad assumere collaboratori e consulenti in grado di dialogare con il partito conservatore.
Un paradossale passaggio: entrano nel mercato PROs  di PR vicini alla sinistra mentre le agenzie chiedono PROs vicini alla destra.
C'è chi sale e c'è chi scende... e chi in bottom se lo prende.


venerdì 7 marzo 2008

Mimosa Pranista

Le donne non fanno più lobbying in Italia. Oltre a vivere una situazione nazionale di fatto discriminante nei confronti del loro genere negli ultimi mesi si è assistito ad un progressivo tentativo di erodere diritti acquisiti e libertà basilari, senza che si generasse alcun dibattito in merito.
La domanda che m'interessa porre è: perché un gruppo sociale quantitativamente, culturalmente e anche economicamente elevato non è in grado di fare lobbying? Che ricaduta ha sulla società il ricco filone di studi di genere femminista? Perché è relegato a pochi studi sociali di genere (cfr. Rosi Braidotti) in Italia peraltro quasi o nulla considerati?
Qualche numero fa il magazine Ferpi ha dedicato un bello speciale alle donne e alla comunicazione. Peccato che come sottolineava una collega uno dei principali strumenti si chiami Uomini& comunicazione. Solo linguaggio forse... ma il linguaggio nella discriminazione è anche sostanza.
Nei partiti ci sono quote rosa, candidate anche molto valide, la futura presidente di Confindustria sarà donna, ma nelle statistiche la discriminazione di genere è ancora micidiale (cfr, questo blog: Cambiamondo). 
Festeggiamo l'8 marzo per ricordare l'8 marzo 1908, 100 anni fa, in cui morirono 129 operaie in una fabbrica tessile di New York. Domani 8 marzo ci sono decine di iniziative (e centinaia di spogliarelli) per ricordare questa data. Se l'UDI non è più rappresentativa, fondate una (cento) altra lobby... senza aspettare un'altra Wonder Woman Luxemburg.

venerdì 4 gennaio 2008

L'Am-moratoria di Ferrara

Riguardo al recente dibattito sulla moratoria sull'aborto, ciò che mi interessa sottolineare nel blog attiene specificamente a una questione tecnico-professionale e non al contenuto in sé della proposta (su cui le parole più sagge mi sembrano quelle di Veronesi di oggi su Repubblica).

La proposta della moratoria è stata sollevata e promossa da Giuliano Ferrara, che è direttore del Foglio e conduttore di Otto e mezzo su LA7. Ferrara negli ultimi anni si è contraddistinto per una linea neoconservatrice su diversi temi (guerra in Afghanistan/Iraq, politica estera statunitense, temi etici) invocando sempre un'ispirazione laica - che in altri paesi suonerebbe anche piuttosto stonata.

Nel sondaggio che ludicamente sottopongo la questione è: Ferrara è un giornalista o un lobbysta? Premesso che reputo la funzione dei public affairs e della figura del lobbysta assolutamente necessarie e stimabili, tuttavia credo debba essere dichiarata esplicitamente per aiutare decisori e altri stakeholders ad una lettura trasparente dei fatti.

1- Insomma Ferrara è un giornalista militante, che credo molto in alcune idee e di cui si fa portavoce?

2- E' invece un lobbysta che utilizza legittimamente i suoi media (Foglio e Otto e mezzo) per fare pressioni e issue management? Non sarebbe così strano: basti pensare a Costanzo (uno dei più influenti lobbysti d'Italia in passato) che mentre andava in onda con il M.C. Show era un lobbysta neanche tanto occulto (cfr. vari articoli tra cui l'Independent del 1997) e che in questi ultimi tempi ha poi creato con Alessandro Benetton Maurizio Costanzo Comunicazione.
3- O è infine uno showman naive, come spesso viene dipinto, che sperimenta linguaggi, idee e contenuti dall'infomondo (chi non ricorda Lezioni di Sesso)?
Non sarebbe fair sapere a che tavolo gioca un'opinion leader del suo calibro? A quali regole e deontologie risponde?

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/