Visualizzazione post con etichetta 50 volti della comunicazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 50 volti della comunicazione. Mostra tutti i post

giovedì 21 ottobre 2010

Daniela Cottafavi. Da Adamsberg ai bottoni

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei
É sempre difficile descrivere se stessi, ma l'ultimo libro letto mi può venire in aiuto. Da alcuni mesi mi sto immergendo nella lettura di Fred Vargas ed in particolare il mio mito è il commissario Adamsberg. Io e lui ci assomigliamo: come lui mi sento una “spalatrice di nuvole”, mi capita di brancolare nel buio e quando tocco il punto più basso è proprio lì che mi arriva una folgorazione, seguita da una intuizione. E' propria quella che mi dà forza, mi chiarisce le idee e mi aiuta nel mio quotidiano. D'altra parte succede che il nostro lavoro sia fatto di tanti piccoli pezzi da mettere insieme per ottenere un puzzle, una storia, un microcosmo che si innesta in qualcosa di più grande. Ma per fare ciò dobbiamo indagare con tanta pazienza e tenacia, proprio come il commissario del XIII arrondissement di Parigi.
Certo mi piacerebbe avere tutte le doti del commissario Adamsberg e riuscire ad avere le sue illuminazioni anche in quei giorni in cui mi chiedo "Perché le RP?". 
Nel darmi una risposta ritorno col pensiero agli ultimi anni di università quando, per iniziare a delineare un mio percorso lavorativo, fui selezionata per un corso di comunicazione d'impresa a Modena. Qui conobbi Tino Ferrari, tra i pionieri della Ferpi a Bologna, che iniziò a parlarci di piani di comunicazione, di associazionismo e della sua esperienza con Mandarina Duck. Allora pensavo che sarei diventata una copywriter seguendo le splendide orme di Anna Maria Testa. Ed invece no, è stato Tino Ferrari che, a sua insaputa, aveva segnato il mio futuro molto più di quello dei miei compagni di corso. Fu proprio lui che rincontrai quando presentai i miei progetti alla commissione esami di Ferpi Bologna qualche anno dopo. La mia specializzazione? Mi sono occupata molto di comunicazione di prodotto, pur non avendo mai lavorato a Milano, per tante aziende e diversi settori: bellezza, moda, arredo e food. Tanto ho imparato lavorando per Furla, Berloni e Champion. Negli anni ho scoperto che la vita di agenzia mi appartiene molto di piú rispetto a quella aziendale e che la voglia di cambiare è sempre qualcosa di positivo che ti spinge a rimboccarti le maniche e a migliorarti. 
I miei simboli? Il filo e il bottone: intessiamo legami, costruiamo e manteniamo rapporti reali e sempre più anche virtuali. I problemi nascono però quando arrivano le forbici!!!!

mercoledì 17 febbraio 2010

Chiara Quintili. Cercando il volto dell'arrotino

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei
 


Da bambina avevo un sogno.
Uno di quelli che riescono a sottrarti il sonno e l'appetito, di quelli che avvolgono le tue giornate in un sentimento di inesorabile incompletezza.
Da bambina avevo un sogno: ed era conoscere il volto dell'arrotino.
Sì, esatto. L'arrotino, quella voce gutturale che esplodeva dall'altoparlante per riversarsi con la potenza di uno tsunami nelle strade di tutta Italia, che irrompeva attraverso le nostre finestre rivelandoci che se coltelli consunti e ombrelli smussati erano il male, lui era la cura.

Quella voce doveva avere un volto, e io dovevo scoprirlo.

Avanti, siamo sinceri. L'arrotino è il profeta di tutti i comunicatori, il vate della propaganda, il patriarca del marketing.

Questa è la storia del mio atavico ingresso nell’universo della pubblicità: il mistero dell'arrotino mi ha dato l’imprinting, e gli anni ’80 hanno fatto il resto, regalandomi un pacchiano e patinato immaginario fatto di Cedrata Tassoni, di Diavolina, di camicie coi baffi e di Ta-Tà Ta-Tabù (anche bianco).

Ed eccomi lì, qualche anno più tardi, in una foto che mi ritrae di fronte all'ingresso di un prestigioso ateneo: una laurea in comunicazione in una mano, una magnum di spumante nell’altra, ma soprattutto tante idee in tasca e una gran voglia di iniziare a costruire magici altoparlanti per permettere al prossimo di portare il proprio messaggio in ogni casa.

Perché per me la comunicazione non è nient’altro che trovare la giusta tonalità di voce per farsi ascoltare. Non è bugia, non è demagogia: è trovare un punto di contatto, è combinare parole ed immagini per scovare l’alchimia che rende interessante quello che hai da dire.

E’ un vero peccato (e chiunque bazzichi nell’advertising lo sa bene), che quando inizi a lavorarci dentro ti rendi conto che le cose non vanno esattamente così. E forse la lenta agonia del mio entusiasmo è iniziata quando ho dovuto fare i conti con i primi “Lo vorrei un po’ più blu”, e “Mettiamoci un paio di tette, che quelle funzionano sempre”.

Lo so, lo so, state calmi. Non vivo nel Paese dei Balocchi. Lo scopo primario è vendere, è convincere: questo è un mantra che nessun pubblicitario che si rispetti deve smettere di ripetersi. Dunque, lungi da me redigere il tazebao della perfetta comunicazione; semplicemente mi piacerebbe capire se là fuori c’è qualche indefesso sognatore come me, che di fronte a certe dinamiche si trova a provare lo stesso livello di frustrazione di un malato di Parkinson ad un torneo di shangai.

In buona sostanza, io il volto dell’arrotino non l’ho ancora scoperto.
Ma non ancora ho perso la speranza e la voglia di cercarlo: spero solo di trovarlo in tempo, prima di gettare la spugna e di rendermi conto che, una volta trovato, tutto sommato “lo vorrei più blu”.

mercoledì 20 gennaio 2010

Biagio Carrano. L'Immateriale, l'Internazionale

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei

Non vi fidate di chi racconta di percorsi lavorativi lineari,
di idee che si realizzano proprio come erano state pensate, di grandi risultati conseguiti grazie a una indeflettibile volontà.
Specie in ambiti “immateriali" come la comunicazione e il marketing le scelte spesso nascono da un impasto di passioni e motivazioni personali, intuizione e realismo, vincoli concretissimi e curiosità multiformi. Ho conosciuto un numero abbastanza significativo di comunicatori. Alcuni geniali e altri espertissimi, alcuni colti e altri naif, alcuni imbranati e altri furbissimi ma non ho mai conosciuto un comunicatore che non fosse anche curioso.
Nel 2006 avevo raggiunto qualche discreto obiettivo di carriera. La mia mente era attraversata da pensieri confliggenti: mettersi in proprio, lavorare all'estero, proseguire la mia attività di formatore, mettere in pratica alcune idee nella gestione dei servizi di comunicazione un po' eterodosse, come il fatto che le pr non potevano più essere considerate una parte scissa e indipendente dalle strategie di marketing.
Ho miscelato il tutto aprendo a Belgrado una società di consulenza di comunicazione e marketing per imprese italiane che vogliono operare in Europa centro orientale.
Una definizione che oggi prende meno di due righe in corpo 12 è stata frutto di ripensamenti, false partenze, ricalibrature, incontri sbagliati, lavoro letteralmente on the road per farsi conoscere e conoscere un contesto in cui devi operare per i tuoi clienti. Soprattutto la necessità di ripartire da zero dove nessuno ti conosce. Anni faticosi e intensi, in cui la crescita interiore e professionale che ne è seguita ha trovato un luogo di riflessione nel mio blog “L'immateriale”. Biagio Oppi è stato tra i primissimi a scoprire il mio blog.
Si parla tanto di internazionalizzazione delle imprese ma poi ci si accorge che le stesse agenzie di comunicazione e marketing italiane raramente hanno cercato di uscire fuori dal guscio della credibilità e delle relazioni costruite sul territorio nazionale. In un certo senso a Belgrado sono come un esploratore in avanscoperta: si avanza passo dopo passo, cautamente, provando ad aprire nuove strade e a elaborare nuove idee per facilitare il percorso a chi poi seguirà.
Ci vogliono, come sempre quando si affronta il nuovo, coraggio e curiosità; e son certo che ce ne sarà sempre più bisogno nella nostra professione negli anni a venire.

Contatto:
Blog L'Immateriale

martedì 5 gennaio 2010

Silvia Baratta. La PR del Vino

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei


Quando Biagio mi ha invitata a fare parte del Pranista ho detto: bello! Ti preparo subito il mio profilo! Era, penso, ottobre…. E oggi, 5 gennaio, mi trovo a scrivere quel famoso profilo rimasto nel limbo.
Ecco spiegato il lavoro del PR! Una costante corsa contro il tempo perché gli impegni sono sempre troppi, ma anche una insaziabile curiosità verso tutto ciò che è stimolante, nuovo, cosa che ti fa riempire sempre troppo l’agenda, e la testa, ma un posticino, si sa, si trova sempre! Io che dovevo occuparmi di campi e piante, vista la mia laurea in Agraria con tesi in viticoltura che tanto fa ridere i miei colleghi, mi sono ritrovata a fare quello che tanto odiavo al liceo classico… scrivere tutto il giorno, cercando di stimolare la curiosità di chi non mi può vedere, chi non mi conosce, o forse si, chi è a caccia di notizie.
Se poi le notizie e gli scoop bisogna trovarli nel vino, il mio settore, è tutto dire! Di certo di notizie come le Nozze di Cana non ce ne sono molte in giro, ma ecco che l’esercizio diventa ancor più stimolante. E poi ci sono gli eventi… quanto è bello stravolgere il format della grande mangiata di cose golose e abbinarle alla psicologia, all’arte, al cinema. E così, tra un vino e un ristorante, tra un prodotto tipico e un luogo da visitare, scopro che l’Italia è meravigliosa anche se non vanno tante cose.
Di quel legame con l’agronomo mancato che è in me restano solo due cose: la passione per i cavalli, che con le unghie e con i denti difendo da circa 20 anni, e la vita in campagna… ebbene si, nonostante lavori con aziende dal Piemonte alla Calabria o con regioni della Francia e della Germania, non mi sono trasferita in una grande città e continuo a mantenere l’ufficio a Treviso. Una passeggiata sul greto del Piave dà molta più ispirazione di un meeting tra quattro freddi muri della metropoli.

Per informazioni su di me e sulla mia agenzia www.gheusis.com email silvia(at)gheusis.com

martedì 15 dicembre 2009

Antonio Gotti. Comunicare l'Editoria di Qualità

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei


A differenza di chi mi precede, e presumo di chi mi seguirà in questa carrellata, non sono un professionista della comunicazione, lavoro in una casa editrice.

Bisogna dire innanzitutto che essendo in un'azienda molto piccola, mi occupo sia della parte redazionale che di quella relativa alla promozione.

Con risultati, in entrambi i casi, ahìnoi modestissimi.

Diversamente per esempio da quanto succede in Francia, un libro per bambini difficilmente viene “tirato” in più di duemila copie.

E spesso ne vende molte, ma molte, meno.

Fare buoni libri può in questo caso non bastare per sopravvivere.

Guardare quindi al di là del m/nero dato economico non solo è consigliato, ma decisivo, se non ci si vuol far prendere dalla depressione.

Ho capito che i librai generalmente non sanno usare il computer e non amano leggere le parole sullo schermo.

Immediatamente ne ho preso atto e ho modificato il mio modo di rivolgermi a loro.

La caratteristica fondamentale di una sinossi-su-cui-si-gioca-tutto è un buon camminamento sui due specchi: qualità e vendibilità.

Ma attenzione.

Non è opportuno dimenarsi in lodi sperticate del proprio titolo.

O millantare sempre e comunque spessore anche quando la materia ne è priva.

Perché il libraio, pur non essendo un genio, conosce i suoi polli.

Quindi bisogna essere onesti, soprattutto se si crede nel proprio lavoro.

Risulterà molto più convincente una descrizione elegante ed equilibrata che una lunga sbrodolata miracolistica.

Senza cioè voler per forza convincere il “negoziante” a ordinarne 200 copie.

Tanto non le ordina comunque.

Un abbecedario è uno dei modi migliori per insegnare le parole ai bambini.

Ve ne sono migliaia, e ogni cultura ne declina idea e aspetto secondo le proprie molteplici sensibilità.

Zigzagando tra le lettere, tra le pagine, scorre sempre un messaggio forte.



Contatto:
facebook.com/antonio.gotti

Siti web:
La Casa Editrice Giannino Stoppani Edizioni
L'Almanacco dei Libri per Ragazzi Zazie News

sabato 5 dicembre 2009

Alessandro Formigoni. Designer

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei


10 anni da web designer.
Ora anche consulente di comunicazione e web marketing.

Non vorrei parlare di me ma solo di quella manciata di cose sulle quali amo riflettere, sul tema della comunicazione.
Non credo di dire nulla di nuovo, però mi piace presidiare quella zona un po' Fuzzy che accompagna i processi creativi.

ERRORE
IMPREVISTO
CASO

Ecco tre possibili risorse.

Nel processo creativo finalizzato alla comunicazione si è portati, a mio avviso, a fare leva sulle nostre capacità, esperienze, know-how e con largo impiego di immaginazione; in sintesi: ratio e fantasia.

Ciò che ci può venire in aiuto esternamente è ciò che cerchiamo, a livello di risorse, immagini, parole, persone.
Personalmente trovo che questa prassi sia corretta ma che la si possa arricchire valorizzando ma soprattutto valutando ciò che non stavamo cercando, o meglio che forse non sapevamo di cercare.

Errore.
Assistendo ad un concerto da camera su musiche di Handel mi accorsi che un oboe sbagliò la partitura ed eseguì una frase musicale in una tonalità differente e quindi dissonante; si è quindi trattato di una clamorosa stecca, avvenuta in un contesto tra i più conservatori a livello culturale, eppure mi aresi conto che quelle note crearono temporaneamente un effetto di contemporaneità musicale che poteva ricordare una frase di mahler o shostakovic, musicisti che hanno vissuto secoli dopo handel.
Ebbene per errore, ovvero non intenzionalmente, si è aperta una nuova possibilità intellettuale ed emotiva del tutto imprevista, tale evento è da considerarsi una opportunità creativa anche solo banalmente ipotizzando una “attualizzazione del repertorio barocco in chiave novecentesca” con nuove ed inattese emozioni, e lo si fa, a quel punto, intenzionalmente.
Imprevisto.
Quando qualcosa si frappone tra noi e il nostro obiettivo, intersecando la nostra linea di pensiero siamo portati il più delle volte ad avere un sentimento di rabbia o quantomeno di preoccupazione se si tratta di un ambiente professionale; è una normale funzione del cervello per difendere i propri bisogni ed obiettivi.
Cercare di rilevare opportunità in uno scenario che è, nostro malgrado, mutato e non più quello che desideravamo può essere una rilevante risorsa, soprattutto quando abbiamo a quel punto un ristretto range di scelta, e la prospettiva è la rinuncia o qualche ardita giustificazione con il cliente.
Se durante la preparazione di un evento ci consegnano mille rose bianche al posto delle mille rosse che avevamo chiesto ed è troppo tardi per rimediare, possiamo valutare di rivedere l'intero concept dell'evento in modo provocatorio, inconsueto, trasgressivo e venderlo come un plusvalore che ci distingue dalla consuetudine e dalla tradizione.
Caso.
Molte volte aprendo a caso dei livelli di Photoshop o software simili appaiono composizioni più belle ed interessanti di quelle su cui stavamo faticosamente lavorando, a quel punto forse è meglio cominciare ad integrare la nostra ratio con ciò che si è generato a caso e il prodotto ne uscirà rafforzato.
Questi sono solo banali e sintetici esempi, ma sono comunque situazioni realmente accadute e che possono sempre presentarsi.

La mia opinione è che ci si possa arricchire, e così il nostro lavoro, se si mantiene una disponibilità a considerare le cose che avevamo non-pensato, anche se vanno a complicare la linearità del nostro progetto in quanto lo scopo è di avere un risultato “forte”; inoltre, spesso errori, imprevisti e casualità sono elementi che non abbiamo bisogno di cercare in quanto ci accompagnano continuamente, il mio desiderio è di non lasciarli inascoltati.


Sito web: www.alessandroformigoni.com

martedì 17 novembre 2009

Alessia Bianchi. 10 risposte per 10 situazioni

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei

“Faccio cose, vedo gente...”,
questo è quello che rispondo quando mi chiedono che lavoro faccio. Perché? Avete mai provato a spiegare a un non-comunicatore cosa fa un comunicatore? Dopo anni e anni di tentativi ci ho rinunciato e adesso, a seconda di chi me lo chiede, scelgo tra le tante risposte pre-confezionate:
  • per mia suocera “faccio (nemmeno mi occupo) la pubblicità”semplice, ma chiaro;
  • per i miei amici che fanno tutt’altro nella vita, ma usano la tecnologia “faccio (idem come sopra) siti web” – troppo difficile spiegare la differenza tra occuparsi dei contenuti, della grafica;
  • per quelli che sono invidiosi di tutto “partecipo a eventi esclusivi” – non sanno che non mi invitano per la mia bella faccia, ma che per essere li magari ci sono voluti anni di attività di PR;
  • per quelli che fanno gli intellettuali “scrivo sui giornali” – tanto è vero, spesso i giornalisti copiano e incollano (non me ne vogliate, purtroppo mi è successo più volte).

Ma cosa faccio in realtà? Tutto quello sopra, ma in modo un po’ diverso. Ve lo racconto prendendolo dal mio cv:

Marketing & Communication Manager:

Italia:

  • marketing di prodotto – studio e implementazione delle strategie di marketing a supporto della forza vendita – utilizzo di una strategia integrata su vari mezzi: stampa, web, fiere…
  • comunicazione corporate e di prodotto attraverso: media partnership, ufficio stampa, fiere, direct marketing…

Estero:

  • Studio delle strategie per la penetrazione nei mercati target, preparazione del materiale di comunicazione, organizzazione di eventi (roadshow internazionali), relazioni con gli opinion leader locali, media relations.

Avete capito perché ho il booklet delle “10 risposte per 10 situazioni”?

Condividerete con me che nel raccontare il nostro lavoro sono poche le volte in cui abbiamo soddisfazione e la gente non pensa “eh va beh, cosa ci vuole....

Finalmente oggi nel raccontarlo a voi, anche se non vi conosco, ho provato questa bella e rara sensazione.

Per contattarmi:

e-mail: alessiabianc(@)libero.it

Skype: alessia.bianchi1

Facebook: Alessia Bianchi

giovedì 12 novembre 2009

Stefania Romenti. La Prof.

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei

Da bambina ero convinta che da grande sarei diventata una maestra. Al liceo una professoressa. All’università che avrei provato (il condizionale è ancora d’obbligo) a diventare una docente universitaria. Di certo posso dire che la determinazione non mi è mai mancata. Dopo la laurea in relazioni pubbliche alla IULM ho provato l’esperienza della consulenza ma in meno di un anno ho cambiato idea. Ho capito che la strada giusta da intraprendere era proprio quella della carriera accademica. 9 anni sono passati: due assegni di ricerca, un dottorato in economia, marketing e comunicazione d’impresa, e alla fine il concorso da ricercatrice all’Università IULM è arrivato. Posso dire di aver già realizzato il mio sogno nel cassetto: dedicare la mia vita allo studio e all’insegnamento.

Penso che il lavoro del ricercatore universitario sia una delle professioni più idealizzate che ci siano. Incontro ogni anno tanti neolaureati il cui sogno è “lavorare in università per fare ricerca”. Alla domanda ma cosa significa per te “lavorare in università per fare ricerca”, scopro che l’immaginazione non ha freni. Per me fare il ricercatore universitario non significa accumulare conoscenza, bensì creare la conoscenza e saperla mettere al servizio di chi può farne buon uso. Di sicuro per le organizzazioni complesse che dalla ricerca in comunicazione possono trarre spunti per costruire le basi del loro successo. E’ proprio in quest’ottica che da più di quattro anni il tema di ricerca che mi sta più a cuore è la misurazione dei risultati della comunicazione. Per aiutare i manager a distinguere la comunicazione efficace da quella che non lo è. Per adattare alla comunicazione leve anche di natura economica, come la tanto vituperata formula del ritorno sull’investimento (ROI).

In questo percorso professionale non posso che avere parole di ringraziamento per il mio maestro, per il ruolo che i suoi insegnamenti hanno avuto nella mia crescita e per le mie scelte, Emanuele Invernizzi. Non dimentico poi nemmeno i consigli che mi ha dato Toni Muzi Falconi che mi ha aiutato a non perdere mai di vista il collegamento con la professione. Certo è che sono stata fortunata. Con due punti di riferimento così, penserete non si può che essere privilegiati. Sì la fortuna l’ho avuta davvero. E quello che c’ho messo io, oltre alla buona volontà e qualche sacrificio, è tanto tanto ascolto. E’ il consiglio che rivolgo sempre a chi è più giovane di me, agli studenti, di ascoltare, ascoltare, ascoltare e saper valorizzare gli insegnamenti che vengono da chi quella strada l’ha percorsa prima di noi, ed è diventato quello che noi vorremmo essere da grandi.

Contatto: stefania.romenti(@)iulm.it

lunedì 9 novembre 2009

Simona Petaccia. Comunicazione: Competenza, Costanza & Curiosità

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei


"Mai ti è dato un desiderio senza che ti sia dato anche il potere di realizzarlo"
Ritengo che questa frase di Richard Bach sia esatta, ma sono anche convinta che bisogna crederci davvero.

Proprio per questa determinazione ora sono qui, tra i 50 volti scelti da PRanista per rappresentare chi si occupa di informazione e comunicazione in Italia. Solo una persona incosciente avrebbe, infatti, scommesso su di me: donna, disabile e residente in Abruzzo… regione del Bel Paese distante dai centri nevralgici del settore, Roma e Milano.

IO L’HO FATTO !

Un vero azzardo, direi. Il mio desiderio di operare in questo mondo era, però, così forte da farmi rischiare contro tre condizioni che è difficile farsi “perdonare” in un’Italia ancora così incentrata sugli uomini e in cui sembra che tutti debbano essere presenti e perfetti.

Non è stato un caso che io abbia scelto il giornalismo on-line, poiché ho compreso che avrei potuto accorciare le distanze geografiche solo sfruttando l'avvento delle nuove tecnologie digitali che tanto hanno modificato la nostra professione.

Non basta, però, essere on-line per guadagnarsi un proprio spazio nel settore. Ho, di fatto, appreso sul campo che bisogna essere pronti al sacrificio e a una formazione continua per guadagnarsi la stima dei lettori e dei colleghi. Oltre a una ampia competenza, infatti, è indispensabile possedere costanza e tanta curiosità verso ciò che accade nel mondo.

Chi vuole intraprendere questa attività deve chiedersi: "Sono pronto a tutto questo e… per pochi spiccioli?".

È vero, potrebbe non essere sufficiente, ma chi è nato per fare questo lavoro ha il diritto/dovere di provarci … d’altronde: “Impossibilità: una parola che si trova solo nel vocabolario degli stupidi” (Napoleone Bonaparte).

Attualmente, invece, mi pare che molti (non tutti, per carità!): abbiano un’idea romanzata di questo mondo immaginato come fonte di lauti guadagni; non siano forniti della necessaria passione verso quest’attività; ignorino il senso della cosiddetta “gavetta”.

Affermo ciò con amarezza, ma… ascoltando le interviste rilasciate da diversi aspiranti protagonisti di questo settore, ho notato che il termine “comunicazione” è molto abusato e che si pensa a questa professione come a un’attività basata solo su lustrini, lusinghe e spensieratezza.

Pochi giorni fa, ad esempio, ho sorriso quando la bellissima protagonista di un sexy calendario 2010 ha dichiarato in TV che ha scelto di posare perché vuole fare la giornalista e quelle foto possono darle visibilità. Spero che stesse scherzando, ma lo dubito fortemente anche perché ho spesso sentito etichettare “Addetti alle Pubbliche Relazioni” quei ragazzi che lavorano per intercettare i possibili utenti di una discoteca, “Addetti Stampa” quei giovani che si trasformano in un punto interrogativo se gli chiedi una cartella stampa ecc.

Temo che ci sia troppa confusione e che si sbagli nel considerare l’attività di giornalista e di comunicatore come un qualcosa da poter improvvisare.

Per contattare Simona Petaccia:
Web: http://simonapetaccia.blog.dada.net
E-mail: spetacc71@supereva.it
Facebook: Simona Petaccia

domenica 1 novembre 2009

Fabio Ventoruzzo. Futuro PRossimo Vent(u)ro

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei


“Non pensiate che per fare questo lavoro basti agitare le vostre tettine”. E ancora: “PR non vuol dire Puttane e Ruffiani”.
Sono stati anche queste due graffianti visioni sulle relazioni pubbliche che mi hanno fatto ridere e amare questa professione (grazie Vlado!). Era il 2000. Avevo appena traslocato da una facoltà di Economia (bella… ma col senno di poi!) ad un neonato corso di laurea in relazioni pubbliche (chi era costui?) a Gorizia. Una scelto un po’ casuale e di comodità, nonché frutto di giovanili amori. Una scommessa che nel tempo si è trasformata in missione prima (diventare un professionista) e vera e propria passione poi (fino a farne indigestione, amandola e odiandola assieme, ma mai rinnegandola).
Lavoro da 5 anni. Un lustro passato tra Roma e Milano. Prima e ora come consulente di management. Lobbista nel mezzo. Ho avuto la fortuna di lavorare con professionisti di livello (due su tutti perché devo a loro la mia forma mentis: Toni Muzi Falconi e Fabio Bistoncini).

Giro la boa di questi primi 5 anni portandomi dietro un’esperienza nei processi di analisi e coinvolgimento degli stakeholder. Un lustro, quindi, speso in cabina di regia e troppo poco in trincea, potrei dire (se non suona presuntuoso), che mi hanno permesso di imparare a interpretare e analizzare gli scenari e le dinamiche che influenzano l’agire organizzativo (l’issue management per alcuni, anche se un po’ spurio). Il tutto in un contesto, quello della comunicazione e delle relazioni pubbliche, che è vivo e ricco di stimoli che impongono a tutti di ripensare ogni giorno il proprio modo di operare.

Cinque anni che mi vedono sempre (meno) giovane professionista ma con un piccolo sogno nel cassetto: invecchiare con la stessa passione, per trasmettere ai giovani (come a suo tempo fatto su di me) quell’entusiasmo per imparare ad amare il nostro tanto bistrattato e mai troppo facile, per fortuna, lavoro.
Contatti
skype: fa.ven

Marco Bardus. Il (longo) Bardo


50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei

Sono Marco e sono anche Bardus. Il mio destino è scritto nel mio nome: sono un (longo)bardo friulano, un narratore, un cronista (giornalista pubblicista dal 2005), relatore pubblico, nonché ricercatore e dottorando in scienze della comunicazione. Appassionato di storia e archeologo amatore, mi è sempre piaciuto "scavare" nella realtà delle cose in senso metaforico e letterale. Poiché "fatti non fummo a vivere come bruti", volli seguir la strada della virtute e canoscenza. Questo è il filo conduttore di tutta la mia storia professionale.

Mi imbattei nelle relazioni pubbliche quasi dieci anni fa, quando, attratto dal carattere eclettico e interdisciplinare del piano di studi, mi iscrissi al nuovo e sfavillante corso di laurea in Relazioni pubbliche dell'Università di Udine a Gorizia. Negli anni da studente provai a fare un po' di tutto, tirocinando qua e là: dall'addetto stampa al giornalista, dal grafico impaginatore al presentatore, dall'organizzatore di eventi alla gestione di un portale per studenti assieme ad alcuni miei fantastici compagni e amici. Feci cose, conobbi persone, insomma. Scoprii la Ferpi, lavorai per Uniferpi e mi imbattei in altre realtà associative internazionali, e compresi l'importanza delle associazioni per la crescita culturale e personale.

Dopo aver conseguito la laurea breve, il buon Leonardo da Vinci (il progetto europeo di mobilità lavorativa) mi condusse nella lontana Finlandia, dove conobbi il mondo della ricerca. Ispirato dalla folgorante esperienza nordica, una volta di ritorno in patria, decisi di studiare a fondo il valore delle emozioni e delle relazioni verso i brand e i Lovemark. La mia "quest" culminò in una tesi sperimentale, sotto la guida di Renata Kodilja. Il lavoro di tesi mi fece definitivamente comprendere che il mio percorso sarebbe continuato nel mondo accademico.

Desideroso di novità di immergermi nella ricerca applicata in comunicazione, e spinto dall'interesse verso le dinamiche interpersonali e l'influenza sociale, decisi di lasciare (momentaneamente) il mondo della comunicazione organizzativa per esplorare nuovi territori. Scoprii così la realtà dell'Università della Svizzera Italiana di Lugano, dove trovai un lavoro come assistente alla ricerca e dottorando all’Istituto di comunicazione sanitaria.

Oggi seguo progetti orientati alla promozione dell'attività fisica per mezzo delle nuove tecnologie e dei nuovi media. I miei studi si muovono nell'ambito della psicologia cognitiva e comportamentale, ma cerco di integrare le competenze acquisite e l'approccio pragmatico e teorico delle relazioni pubbliche (foto by Vincenzo Calco).

Contatti:
USI di Lugano
Profilo LinkedIn
Profilo Facebook

martedì 27 ottobre 2009

Luca Poma ed il suo staff. Creatori di futuro

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei


Lo sapevo che non dovevo. Quel giorno, nel 1988, dovevo attaccarmi alla Play (Station) invece di accettare quell’incarico. Eppoi, mentire sull’età, suvvia… che figura!
Ne avevo 16, di anni, e mi spacciai per 19enne, sennò mai più quella signora torinese per bene mi avrebbe dato l’incarico.
La mia “missione” era di convincere gli uffici tecnici del Comune di Torino a fargli aprire un’enorme finestra su di un lato del suo negozio, la cui vetrina dava su di una via secondaria, mentre il muro in questione dava sulla via principale. Ci teneva la signora, per la visibilità… vendeva giocattoli per bambini, e così di perdeva tutto il passeggio sotto i portici, le mamme non notavano mai il suo bel negozio.
Coinvolsi tutte le mie conoscenze e sfoderai le (innate) abilità nelle pubbliche relazioni, ma fu un fallimento. Niente buco nel muro, ed ovviamente niente parcella.
Però imparai un sacco di cose, e soprattutto diedi inizio (presto) ad una carriera che dura tutt’ora, e che spero tramonterà il più tardi possibile, perché mi diverto come un pazzo ad orientare il consenso e ad innovare in questa professione.
Dalle RP alla comunicazione, dalla comunicazione convenzionale a quella non convenzionale e di crisi, da lì alla CSR. E sono 20 anni di passione e fatiche, con mandati in 18 paesi del mondo... Ma - come spiego quando tengo lezioni su questi temi - le idee migliori per i miei Clienti mi vengono al mare, a Capodanno, e non durante lunghi e noiosi meeting in ufficio.
Mi vengono spesso leggendo riviste generaliste, che ti aprono gli occhi su mille cose curiose che succedono su e giù per il pianeta. Ma non ditelo a nessuno: ad alcuni sembra così poco serio…

Per informazioni sul lavoro e sulle idee di Luca Poma e del suo staff: www.creatoridifuturo.it

lunedì 26 ottobre 2009

Sergio Vazzoler. Comunicatore Jazz

50 volti della Comunicazione
50 autoritratti contemporanei

Probabilmente faccio questo lavoro per rispondere a una necessità intima: l’atavica fame di condivisione…
Soltanto un paio di righe per “incorniciare” il mio percorso: ho vissuto un’adolescenza troppo chiusa e riflessiva, troppo seria, anzi seriosa… è stato il dazio che mi sono autoimposto per elaborare il lutto di una perdita ingombrante in età fanciullesca.
Da qui la successiva corsa contro il tempo per liberarmi in fretta dai fardelli dell’autolimitazione e recuperare così gli slanci verso il mondo esterno; è qui che s’inserisce la scelta della comunicazione come ambito di studio, prima, e di professione, poi.

E quindi eccomi qua, poco più di un decennio di lavoro alle spalle nell’area della comunicazione politica, pubblica e istituzionale. Un’area di “nicchia” come si suol dire… per me, più che altro, il “luogo” ideale per distinguere gli abbagli dell’uniformità mediatica dalle mille sfumature dell’identità di persone e organizzazioni, pubbliche o private che siano.
Il mio approccio alla professione – a cui tengo molto – è quello del consigliere del principe, senza alcuna ambizione o tentazione a sostituirmi al principe medesimo (tendenza assai in voga tra molti colleghi…): mi piace lavorare a fianco delle persone, stabilire un rapporto caldo e di fiducia… è in questo modo che si riesce più facilmente a incidere con la comunicazione…
Nella dicotomia celentanesca, sono più “lento” che “rock”… che, poi, nell’approccio professionale si traduce nell’attribuire una fondamentale importanza all’ascolto, restando convinto che la comunicazione diventa efficace e utile soltanto se nasce dall’ascolto strutturato.
Tirando le somme e concludendo il giochino, potrei definirmi un comunicatore "jazz".

Contatto vazzoler at hotmail.com

domenica 25 ottobre 2009

50 volti della Comunicazione

PRanista inaugura questa settimana una galleria di autoritratti con i primi due dei 50 volti della Comunicazione.

50 autoritratti di professionisti del mondo delle relazioni pubbliche e della comunicazione. Sarà una specie di PowerBook dei nuovi volti della comunicazione italiana... scritto direttamente dai protagonisti senza troppe paranoie e, mi auguro, con la voglia di dare un'idea delle mille declinazioni della nostra professione.
Artigiani o scienziati della comunicazione? Innamorati o schiavi del proprio lavoro? Workaholici o perditempo della rete? PR o relatori pubblici? Grafici o designer? Uomini o caporali?

Partiamo domani in ordine assolutamente sparso, anzi relazionale: un volto a settimana, per 50 settimane, sotto lo sguardo severo di Baffo Bernays.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/