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giovedì 9 giugno 2016

Disastri naturali: una comunicazione responsabile? Modelli, casi reali e opportunità nella comunicazione di crisi

www.buponline.com
Cosa accade quando una calamità naturale colpisce un determinato territorio? Esiste una griglia comportamentale di condotte virtuose capaci di assicurare la pronta ripresa sociale ed economica di quel territorio? 
È possibile sviluppare una narrazione della calamità e della comunità che salvaguardi la reputazione del territorio? E che ruolo riveste o può rivestire la comunicazione in questo processo multidisciplinare? 
 Originando dagli esempi dei terremoti che hanno colpito L’Aquila e l’Emilia- Romagna – e dai due differenti approcci gestionali e comunicativi che ne hanno caratterizzato il processo di ripresa – il testo risponde a queste domande, offrendo al Lettore un percorso di consultazione circolare ed interconnesso, che include al proprio interno non solo le regole comunicative da attuare in caso di crisi già conclamata, ma anche le possibili condotte di prevenzione funzionali all’individuazione delle aree vulnerabili, nonché le opportunità che possono derivare da una gestione ben metabolizzata e positivamente orientata verso tutti i pubblici interessati. 
In vendita sul sito della Casa Editrice, Bononia University Press a 15.00 euro
I diritti d'autore saranno devoluti a tesi e ricerche sul tema della comunicazione e dei disastri naturali. In particolare vorremmo sostenere la presentazione (rimborsando spese di viaggio, costi di iscrizione, ecc.) di paper e ricerche in convegni e conferenze internazionali in modo che giovani ricercatori italiano possano ottenere visibilità in sedi internazionali.  
Alcune conferenze cui riteniamo importante la partecipazione (oggi molto bassa) di ricercatori italiani: l'International History of Public Relation Conference, il Research Colloquium all'interno del World PR Forum, BledCom Symposium
online il blog del libro: http://disastrinaturalicomunicazione.blogspot.it



sabato 5 marzo 2016

Industria culturale & propaganda in Giappone e Usa


Gran bel pezzo di Matthew Brunner su The Diplomat, che mi son letto sull'ultimo numero di Internazionale - che è sempre utile leggere.
La lunga tradizione governativa di propaganda tramite l'utilizzo dei manga, da qualche tempo ha cominciato ad essere utilizzata anche dall'Esercito. Se negli States il legame tra Holliwood e il Pentagono è da sempre molto prolifico e win-win (le majors possono utilizzare a costi contenuti aerei, arsenali, basi, in cambio di messaggi allineati agli obiettivi di comunicazione del Pentagono), questo non è stato vero in Giappone fino a poco tempo fa. Ma ultimamente, dopo la svolta di Shinzo Abe sulle forze armate, non più solo di autodifesa p, anche i manga hanno cominciato a diventare uno strumento  strategico per cercare di influenzare un'opinione pubblica ancora troppo antimilitarista. 
Leggi il pezzo in inglese:
http://thediplomat.com/2016/01/japans-creative-industrial-complex

Tactical helicopters on display at a public JSDF demonstration and parade. 
Image Credit: Monsieur_Ashiya

venerdì 7 novembre 2014

Ascolta per essere ascoltato

Grazie a Fausto Lupetti e alle ore d'insonnia di questi giorni, ho avuto la possibilità di recuperare e leggere un volume del 2012 che a suo tempo mi era sfuggito e che ho trovato di grandissimo interesse: Etica e Comunicazione con interventi di Carlo M. Martini e Stefano Rolando.
Si tratta di un paio di relazioni del Cardinale Martini e di Stefano Rolando, precedute da alcune note introduttive e seguite da due brani e un'intervista.
Non conoscevo - mea culpa, mea ignorantia - le riflessioni di Martini sulla comunicazione, che in questi interventi viene affrontata a 360°: dal giornalismo ai comunicatori pubblici, dai pubblicitari ai comunicatori politici...
Ho trovato di grandissimo interesse un paio di pensieri in particolare.
Il primo sulla necessità di ascoltare per riuscire a comunicare pienamente ed eticamente. Martini fa un elogio del "silenzio contemplativo" che ci permette di entrare in sintonia con l'altro, di capirlo e quindi di comunicare appieno. Un punto fondamentale che continuiamo a dimenticare ma che è il punto di partenza per riuscire a "comunicare con" efficacemente sia nella comunicazione interpersonale (Most people do not listen with the intent to understand; they listen with the intent to reply” in Stephen Covey, The 7 habits of highly effective people, citazione) sia nella comunicazione organizzativa (Toni Muzi Falconi, Global Stakeholder Relationships Governance, An Infrastructure sull'idea di "listening organization").
Il secondo che riguarda le patologie della comunicazione (individuali) che poi infettano quelle che Martini chiama le comunicazioni sociali:
Patologie della comunicazione
“La comunicazione va per canali otturati, bloccati o distorti, non solo per canali liberi.
Se non ne teniamo conto finiamo per l’ottenere risultati diversi da quelli che pensavamo, soprattutto a livello etico.
Dovremmo ragionevolmente attenderci, dall’attuale pervasione mediale, che oltre a non esserci blocchi, ci fosse un incremento totale del tessuto connettivo generale; dovremmo ritrovarci, teoricamente, in un universo molto comprensivo e molto comunicativo, perché ricchissimo di informazioni.
In realtà, siamo in presenza di patologie o di blocchi comunicativi e dobbiamo allora chiederci quali sono le ragioni che ostacolano l’autentica comunicazione favorendo le chiusure difensive dentro il proprio «habitat» psico-affettivo... continua la lettura su Affaritaliani di alcuni brani tratti dal libro.


LA SCHEDA DAL SITO DELL'EDITORE

Testi
Carlo M. Martini | Stefano Rolando da una conferenza pubblica a Milano del 1991

Note introduttive
Roberto Busti (vescovo di Mantova e nel 1991 portavoce del card. Martini) 
Vincenzo Le Voci (segretario generale del Club of Venice, coordinamento, presso il Consiglio UE, dei responsabili della comunicazione dei governi e delle istituzioni UE) 
Gianni Locatelli (già direttore del Sole-24 ore e direttore generale della Rai, attualmente presidente di Tei-energy) 

In appendice
brani di Carlo M. Martini
tratti dai testi Effatà – Apriti (1990) e Il lembo del mantello (1991) 
e l’intervista realizzata da Giancarlo Bosetti nel 1993 Vizi e virtù di sorella tv 

All’inizio degli anni ‘90 l’Italia è attraversata dalla scossa che andrà sotto il nome di Tangentopoli. Un brutto nome per una brutta storia. 
Che riguarderà da vicino la città di Milano e ugualmente da vicino il mondo della comunicazione. Campagne pubblicitarie e professionisti noti vengono messi sotto accusa, coinvolti da elementi emersi a carico di politici e ministri. 
Nello stesso periodo – significativamente tra il 1991 e il 1992 – il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, attraverso lo strumento delle lettere pastorali e in altre occasioni di riflessione pubblica, affronta in modo meno congiunturale e più mirato al rapporto tra persone e valori le questioni della comunicazione e dei mass media. 
Dedicherà due testi (Effatà nel 1991 e Il lembo del mantello nel 1992) a queste problematiche. A lui si rivolgono quindi i pubblicitari italiani raccolti nella Associazione Tecnici Pubblicitari per aprire nella sede di Assolombarda a Milano una conferenza dedicata al rapporto tra etica e comunicazione per segnalare spunti critici e autocritici alla realtà professionale e alla società. Martini accetta di aprire quei lavori, affiancato – nella scelta dell’ATP – da un rappresentante laico delle istituzioni che da alcuni anni svolgeva, come direttore generale dell’informazione a Palazzo Chigi, un riconosciuto lavoro di professionalizzazione e modernizzazione nel settore pubblico, Stefano Rolando, oggi professore universitario a Milano. I due testi, che si concludono entrambi con il richiamo all’etica della responsabilità (Max Weber), hanno avuto diffusione in libri ora esauriti e fuori catalogo e vengono riproposti come omaggio all’attenzione culturale e spirituale che Carlo Maria Martini - scomparso il 31 agosto 2012 e salutato nel Duomo di Milano da duecentomila cittadini – ha espresso per i temi della comunicazione e dei media.

giovedì 29 maggio 2014

mercoledì 12 marzo 2008

CiarraSpin. Siamo ommini o Caporale?

La polemica che è scoppiata in questi giorni su Ciarrapico è stata un capolavoro di Antonello Caporale. Bisogna leggersi l'intervista di lunedì per capire il suo laborlime...
E' anche tuttavia un piccolo caso di spin & comunicazione che ha fatto gioco a tanti.
Al PD & soci, a Fini (per dimostrare che Ciarra che lo infamava fino all'altro giorno è inaffidabile), a tutti i cori-coretti antifascisti, a Repù, al PDL che si è posizionato in Lazio anche sull'estrema destra (a danno di Storace, colla O).
Soprattutto è servita ai giornalisti a trovare un qualche spunto di polemica in una campagna elettorale che è piatta come una tavola da surf.
Interessante la limpida, quasi ingenua, dichiarazione di Silvio sulla necessità di avere dalla sua parte il gruppo editoriale del Ciarra (Latina, Civitavecchia, Rieti, Viterbo, Roma-Eur, Ostia, Fiumicino, Castelli, Guidonia-Tivoli e Nuovo Molise Oggi).
Interessante l'uso pro-contro che viene fatto dello spauracchio fascista in momenti di vuoto di idee e proposte, spauracchio che aiuta sempre a posizionarsi chiaramente sullo spettro politico.
Interessanti, quasi piccoli capolavori, le battute domanda-risposta dell'intervista. E tanto di cappello ad Antonello. Caporale.

martedì 8 gennaio 2008

Prima passa-parlare, poi votare.

Questa segnalazione la frego dalla newsletter di Womma che cita il New York Times di domenica.

Si tratta di un articolo di Mark Mellman and Michael Bloomfield (chief executive e executive vice president di una società di ricerca) sull'efficacia del passaparola per i candidati alle primarie in Iowa confrontato con i loro investimenti in advertising nello stesso stato.
Emerge che Edwards e Huckabee in proporzione hanno ottenuto risultati enormemente positivi rispetto agli investimenti in pubblicità di Romney, Clinton e Obama. Allo stesso modo il word of mouth negativo ha influito pesantamente sulla performance della Clinton.
Questo perché?
Public trust in all kinds of communication is eroding, with a notable exception: word of mouth. A Roper poll found the number of people who said they get good ideas and information from television ads declined from 1977 to 2003, while the number who said the same about word of mouth increased by 25 percentage points.

Adesso non è che ci mettiamo a fare la lode quotidiana del passaparola però... No, no. Akkà nisiun o'ssape! Passaparolenza. E neanche vorrei parlare sempre delle primarie ammerigane: invece sì, perché sono così ghiotte di spunti per le PR.
(la vignetta cliccabile è: 'La comunità' di Andrenza Pazienza)

lunedì 10 dicembre 2007

MOTOR SPORT BUSINESS FORUM


La settimana scorsa sono stato a Montecarlo al MotorSport Business Forum, un incontro/workshop di due giorni sul marketing degli sport automotoristici.

Molto interessante: hanno presentato diverse case histories molto interessanti...

La più interessante è sicuramente quella che riguardava la NASCAR, La NASCAR, (famosa serie di gare automobilistiche in USA, Canada e Messico).

La NASCAR è il secondo avvenimento sportivo più seguito, subito dopo il Super Bowl, sui programmi televisivi in America. Le gare sono trasmesse in 150 nazioni e coprono 17 dei primi 20 posti nella classifica degli eventi sportivi più visti negli USA. (da wikipedia)


Le attività di marketing e sponsorizzazione che hanno presentato hanno lasciato semi-ammutoliti i soloni della Formula 1. Ciò che il tizio della NASCAR ha dimostrato slide e dati alla mano è che uno sponsor che investe in quello sport ha un ritorno concreto in termini di business: che siano lattine di Coca Cola o visitatori al Walmart.

Tutta un'altra cosa rispetto alle sponsorizzazioni sportive modello europeo. Anche la presentazione di ING sponsor di Renault, nonostante fosse ben studiata e interessante, non aveva nell'anima il ROI come NASCAR.

Per fare un esempio veloce basti pensare ai piloti: nel NASCAR sono obbligati dallo sponsor a firmare autografi davanti agli store tutte le settimane facendo veri e propri road show promozionali; in Formula 1 i piloti non danno neanche interviste (cfr. Socchmacher che negli ultimi due anni nonostante il ritiro non si fa neanche intervistare; oppure Hamilton della Mc Laren).

E così via... in Formula 1 ti viene data l'apposizione del logo, l'utilizzo dell'immagine del team e poco altro; nel NASCAR tutto è incentrato sugli sponsor che vendono di più perché i tifosi sanno che comprando lo sponsor aiutano il team. Tutto l'evento sportivo è pensato per diventare un'immersione totale in un mondo di intrattenimento che coinvolge davvero totalmente.

ENGAGEMENT del tifoso cialtroniamo qui da noi... che bello aver ancora da imparare (e tanto) dagli americani!

giovedì 29 novembre 2007

Non dite a mia madre che faccio il Pranista

lei mi crede...

Ho appena finito di leggere di Jacques Séguéla NON DITE A MIA MADRE CHE FACCIO IL PUBBLICITARIO. Carino e in certi punti illuminante, ma non voglio scrivere di quello. Lo prendo come spunto per partire con l'ennesimo blog che apro e che spero stavolta di non dover chiudere per pressioni esterne o per svogliatezza interna - così almeno è successo per gli ultimi... fortunatamente ero anonimo o pseudonimo.
Parafrasandolo "Non dite a mia madre che faccio il Pranista, lei mi crede giornalista in un bordello di paese". Ches chez s'è le Praniste?
Cos'è o chi è il PRanista? Il PRanista è il Public Relation man. Che dalle nostre parti, più o meno significa distributore di buoni ingresso per la discoteca o nel migliore dei casi, organizzatore (più spesso -trice), di P.R. = Pranzi e Ricevimenti.
In realtà, e ci tengo a sottolinearlo, il relatore pubblico (orribilis traductio) è un ruolo fondamentale nella società dell'informazione, o meglio, della relazione come spesso dice il nostro guru, TMF.

Apro questo blog, e veniamo alle dichiarazioni, per riflettere sulla comunicazione e sulle relazioni pubbliche: in particolare di come e quanto sia necessario creare un modello di relazioni pubbliche non milanocentrico, non figlio delle pratiche internazionali di PR, ma un modello di provincia, capace di rispondere alle esigenze delle PMI. Un modello che per natura e geografia è lontano da Milano: dalle grandi Corporations, dai grandi network, dai grandi giornali.
Che allo stesso tempo dovrebbe essere un modello capace di interpretare il campanile e l'azienda, senza scadere nel localismo anzi rispondendo a quella vocazione cosmopolita che i nostri comuni (e le nostre aziende) hanno sempre avuto. Internazionalizzando (e comunicando globalmente) già dai tempi di Marco Polo.

Buon viaggio a chi leggerà, a chi commenterà e ovviamente al sottoscritto. Per non fermarmi ad Antiochia.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/