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lunedì 27 gennaio 2014

Ripensare il territorio. I fiumi (1)

La scorsa settimana la dolorosa alluvione in provincia di Modena, che ha colpito colleghi, amici, fornitori, conterranei... qualche giorno prima i danni in Liguria, mesi fa la Sardegna.
Se i terremoti non possono essere prevenuti (i danni possono essere limitati), sul resto del territorio c'è da fare una grande riflessione. Ad esempio penso che sui fiumi, al di là delle singole responsabilità del caso - che vanno individuate e sanzionate ovviamente - occorra fare una profonda analisi, aprire un dibattito pubblico e cercare di trasformarli da "dimenticata voce di costo" a "opportunità ambientali e sociali" del territorio. 
I fiumi nella pianura padana rappresentano una delle rare aree di naturalità ancora persistenti, in mezzo a campi coltivati intensivamente e a città che si susseguono una dopo l'altra con capannoni-villette-cemento.
Per sfruttare queste aree occorre riparlarne pubblicamente, aprire un dibattito, costruire una proposta che integri la tutela dell'ambiente, alla tutela del territorio, allo sviluppo di un nuovi spazi sociali ed economici.
Altrimenti, come il Barbiere Di Stalin, saremo sempre tutti un po' colpevoli...

sabato 15 dicembre 2012

Sporchi e brutti o pragmatici e belli?


Sul numero scorso di Internazionale un bellissimo speciale sull'emergenza clima richiamato dal titolo di copertina "Siamo Fritti": La grande industria paga gli esperti per convincere l’opinione pubblica che il cambiamento climatico non esiste. Invece è più grave che mai.
In particolare nell'articolo di Die Zeit (Anita Blasberg e Kerstin Kohlenberg) si descrive mirabilmente la figura di Marc Morano, collega pr, classico sporco lobbista: "diffonde il dubbio con la tastiera... non è un climatologo, non sa calcolare la pressione atmosferica... è un addetto alle pubbliche relazioni (sic: in tedesco PR manager)... è in grado di vendere qualsiasi cosa." L'innegabile fascino del cattivo tipo-Thankyouforsmoking.  
Cliccando qua e là il nome di Moreno, ho scoperto DeSmogBlog Clearing the PR Pollution that Clouds Climate Science (a quanto pare famoso, riconosciuto da Time) blog di un collega canadese, Jim Hoggan, che nella presentazione del sito dichiara:  "There is a line between public relations and propaganda - or there should be. And there is a difference between using your skills, in good faith, to help rescue a battered reputation and using them to twist the truth - to sow confusion and doubt on an issue that is critical to human survival. And it is infuriating - as a public relations professional - to watch my colleagues use their skills, their training and their considerable intellect to poison the international debate on climate change." 
Sergio Vazzoler, proprio questo mese, pubblica su La Nuova Ecologia, rivista di Legambiente, un'interessante riflessione dal punto di vista delle RP su comunicazione ambientale, economia verde e global warming. Mi chiedo (sabato mattina appena alzato, con hangover e tutto il resto in testa) ... se ad attirarmi a questa professione non siano state proprio le mitiche e controverse figure degli sporchi lobbisti; mentre oggi a trattenermi ed a farmi amare questa professione sia l'idea che le RP invece possano contribuire al miglioramento della società e delle sue organizzazioni.

martedì 8 luglio 2008

E intanto la Green Communication va... oltremanica

La scorsa settimana su PRWeek c'era un bel servizio sul direttore comunicazione di Greenpeace UK, Ben Stewart. A settembre Stewart andrà sotto processo per danni . Se condannato si tratterà del primo attivista ambientalista a essere condannato.
Proprio domani (9 luglio) a Londra si tiene una one-day conference sulla green communication il cui payoff è significativo: Green Advocacy, not Greenwash.

Greenwash è in gergo l'operazione con cui vengono ingannati consumatori-cittadini con presunti comportamenti ambientalisti che poi non si rivelano tali.
Interessante la conferenza di Londra perché ospita corporation (P&G, Virgin, Shell e altri), ONG (WWF, Greenpeace, ecc.) e giornalisti inserendo negli obiettivi:
  • posizionare l'ambiente come parte chiave nella reputazione e nella corporate identity;
  • creare una comunicazione verde vincente senza scadere nello spin;
  • rafforzare la CSRe la comunicazione eco;
  • evitare crisis communication di genere "ecologico";
  • incrementare l'ispirazione ecologica della propria organizzazione (green your staff).
In attesa degli atti del convegno, non possiamo non riconoscere questo spazio di relazione come un'ottima opportunità di PR.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/