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martedì 6 gennaio 2009

La mucca vìola le 4-5-6 P... èppi nù iar, (bi)folcs!

Mi son sparato stamattina (in preda a un mal di denti del '32) dalle 6.00 alle 13.00 la Mucca Viola, farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone, di Seth Godin che ho preso in mano incuriosito dall'interesse che l'ultimo suo libro ha destato in Battaglia (my boz).
Libercolo abbastanza datato (in Italia 2004, negli USA 2002) devo dire che non è affatto male e, letto con il senno di poi e con il senno della recessione, penso possa essere molto utile.
A parte lo stile che mi piace - si tratta di un percorso non proprio lineare ma più connettivo-ipertestuale del buon Godin - ho trovato molte idee interessanti, parecchia filosofia 2.0 antelitteram, ma soprattutto una sferzata a trovare il coraggio di sfidare e innovare, utilizzando un approccio più PR che Advertising: più incentrato su sforzi labour-intensive che capital-intensive, più pr meno pubblì, con molta attenzione agli influenzatori e meno interesse per le masse.
Ben consci che:
"Sei un consumatore del post-consumismo. Hai quasi tutto ciò che ti serve,e quasi tutto ciò che desideri. Ti manca solo il tempo."
Da leggere e tanti auguri ai mungitori di vacche viola: happy new year bi-folks!

venerdì 28 marzo 2008

Ferpi.it docet

Ieri ho fatto una breve intervista per presentare un convegno organizzato dalla mia agenzia, Mito group, sulle sagre e sugli strumenti di marketing per trasformare le manifestazioni folkloristiche in opportunità di business e in prodotti turistici evoluti.
Vabbé non era proprio immediato l'argomento. Ma, giuro, l'articolo che è uscito oggi parla d'altro, tutto sbagliato, pieno di imprecisioni.
Si tratta di un giornale dei nostri, su marketing e comunicazione. Purtroppo l'accelerata velocità e la maggiore accessibilità nella produzione dei contenuti spesso va di pari passo con un drastico calo nella cura degli stessi.

Al contrario il sito della Ferpi, Ferpi.it (dove spesso vengono pubblicati i post di questo blog) credo si stia affermando come uno dei migliori spazi (se non il migliore) di riflessione sulla comunicazione dell'intero panorama italiano, tra l'altro ampiamente partecipato dai soci come mi diceva ieri il mitico Paniquez. Da Ferpino ne son orgoglioso.

mercoledì 26 marzo 2008

Mille backgrounds per i Financial PR

I professionisti delle Financial PR sempre più provengono da diversi background secondo una recente survey.
Nel 2007 il 40 per cento dei candidati alle Financial PR piazzati dalla società inglese di recruitment proviene da backgrounds esterni al mondo delle PR.
'C'è una varietà di ragioni per questo, ma la principale è che le agenzie in particolare cercano staff con skill specifici' dichiara il manager di The Works, Sarah Leembruggen, a PRWeek.
Il settore sta anche vivendo un'esposione con l'aumento di richieste. Secondo la survey gli stipendi dei direttori di financial PR sono aumentate tra 2006 e 2007 del 10% con una media tra le £98,500 e le £108,500 (non male eh, italians?).
'Nel 2007 c'è stato un significativo incremento nelle provenienze dai settori più alternativi nella carriera di financial pr,'dice la Leembruggen. 'Banchieri, analisti, accountants, avvocati così come giornalisti passano alla nuova carriera trovando più soldi e un ruolo più strategico.'

mercoledì 26 dicembre 2007

Chi ha paura della Muccassassina?

Sto leggendo ed ho quasi finito Chi ha paura della Muccassassina? il libro autobiografico appena pubblicato da Vladimir Luxuria.
A parte il contenuto interessante, alcune osservazioni molto acute, la piacevole scrittura, il libro ha un sicuro interesse per i professionisti delle relazioni pubbliche.

Si ripercorre infatti la storia degli ultimi anni del movimento glbt (gay, lesbo, bisessuale, transessuale) che è anche la storia di un'issue sociale comunicata e promossa in maniera molto efficace: i diritti civili glbt e la diversità sessuale.

Vista dal punto di vista della comunicazione, dei public affairs e più in generale della comunicazione, è possibile rinvenire numerosi esempi di best practices: in particolare la cura per gli eventi, dall'evento Muccassassina fino al Gay Pride; ma anche le strategie di media relations e di coinvolgimento dei nuovi media (web 2.0 compreso); compreso l'endorsement di testimonial da Ru Paul a Elton John fino al primo Ru Telli (poi divenuto Ru Clerichelli); e ancora la creatività nel branding e in generale nel gergo glbt: espressioni come la "vacanza succhia e fuggi", il genere "ursino", il Rubicone o il Dee-gay (il dj gay)...
Un libro utile, da leggere.

mercoledì 19 dicembre 2007

Il Pranista diventa pubblico. Relatore Pubblico

Dopo un breve periodo di rodaggio, è stato reso pubblico oggi il blog Pranista, con l'invio di un'email a circa un centinaio di colleghi e professionisti della comunicazione, del design, del marketing e delle relazioni pubbliche.

Questo blog è un diario personale di riflessioni, appunti, spunti sulle public relations, sul marketing territoriale e sulle narrazioni cialtronescomunicative dei nostri giorni.


Il PRanista è - nella definizione di chi scrive - il professionista di Public Relations, il relatore pubblico nelle migliori e più accademiche definizioni.

E' una parola inventata, perché il PRanista è un ruolo da inventare. Da inventare e ridefinire come il modello di comunicazione di cui oggi in Italia c'è assoluto bisogno (anche a detta di esperti e accademici del nostro mondo) per riuscire a comunicare il cambiamento di società, economie e territori del nostro paese.

Chiunque passi di qui è invitato a scrivere, appuntare, suggerire, contestare, criticare i post pubblicati e ovviamente quelli ancora non-pubblicati.

mercoledì 12 dicembre 2007

La China è Viciàina?


Oggi sono andato a presentare un progetto di promozione ad un manager dell'agroalimentare che esporta in Cina per un'azienda media del food.

Manager bravissimo conosceva esattamente ogni fottutissimo dettaglio del mercato, dei target, dei distributori, della percezione del prodotto... una vera e propria lezione di marketing e comunicazione del vino.


Sono emerse alcune cose carine. Il principale canale di consumo di vino nell'HO.RE.CA. sono i Karaoke: quei club dove simpatiche entraineuse cantano il karaoke spingendo i clienti a sgarganozzarsi decine e decine di litri di vino... poco importa quale, tanto vino è. Quindi meglio esportare vino di basso livello tanto la percezione è la stessa e possono pagarlo comunque un tot.

Gli affari (veri) si fanno al karaoke. Prima di entrare in confidenza con il cinese, ti porterà al club e lì diventerete davvero abbastanza vicini per fare affari.

I distributori della sua azienda sono ipergrezzi: gente ignorante, incivili commercialmente e professionalmente... li ha definiti. Inutile quindi proporre incentive a base di arte, tipicità italiane e finesse varie. Meglio il solito trasversalissimo incentive a base di carciofo.

L'inaffidabilità è il carattere più comune e quindi oggi fatturi 10 domani fatturi 0. E cosi via...


Uscendo pensavo. Non è che il Governo Cinese, o chi per esso, ha bisogno di attivare una bella campagna di relazioni pubbliche per reuperare un po' di reputazione?

lunedì 10 dicembre 2007

MOTOR SPORT BUSINESS FORUM


La settimana scorsa sono stato a Montecarlo al MotorSport Business Forum, un incontro/workshop di due giorni sul marketing degli sport automotoristici.

Molto interessante: hanno presentato diverse case histories molto interessanti...

La più interessante è sicuramente quella che riguardava la NASCAR, La NASCAR, (famosa serie di gare automobilistiche in USA, Canada e Messico).

La NASCAR è il secondo avvenimento sportivo più seguito, subito dopo il Super Bowl, sui programmi televisivi in America. Le gare sono trasmesse in 150 nazioni e coprono 17 dei primi 20 posti nella classifica degli eventi sportivi più visti negli USA. (da wikipedia)


Le attività di marketing e sponsorizzazione che hanno presentato hanno lasciato semi-ammutoliti i soloni della Formula 1. Ciò che il tizio della NASCAR ha dimostrato slide e dati alla mano è che uno sponsor che investe in quello sport ha un ritorno concreto in termini di business: che siano lattine di Coca Cola o visitatori al Walmart.

Tutta un'altra cosa rispetto alle sponsorizzazioni sportive modello europeo. Anche la presentazione di ING sponsor di Renault, nonostante fosse ben studiata e interessante, non aveva nell'anima il ROI come NASCAR.

Per fare un esempio veloce basti pensare ai piloti: nel NASCAR sono obbligati dallo sponsor a firmare autografi davanti agli store tutte le settimane facendo veri e propri road show promozionali; in Formula 1 i piloti non danno neanche interviste (cfr. Socchmacher che negli ultimi due anni nonostante il ritiro non si fa neanche intervistare; oppure Hamilton della Mc Laren).

E così via... in Formula 1 ti viene data l'apposizione del logo, l'utilizzo dell'immagine del team e poco altro; nel NASCAR tutto è incentrato sugli sponsor che vendono di più perché i tifosi sanno che comprando lo sponsor aiutano il team. Tutto l'evento sportivo è pensato per diventare un'immersione totale in un mondo di intrattenimento che coinvolge davvero totalmente.

ENGAGEMENT del tifoso cialtroniamo qui da noi... che bello aver ancora da imparare (e tanto) dagli americani!

giovedì 29 novembre 2007

Non dite a mia madre che faccio il Pranista

lei mi crede...

Ho appena finito di leggere di Jacques Séguéla NON DITE A MIA MADRE CHE FACCIO IL PUBBLICITARIO. Carino e in certi punti illuminante, ma non voglio scrivere di quello. Lo prendo come spunto per partire con l'ennesimo blog che apro e che spero stavolta di non dover chiudere per pressioni esterne o per svogliatezza interna - così almeno è successo per gli ultimi... fortunatamente ero anonimo o pseudonimo.
Parafrasandolo "Non dite a mia madre che faccio il Pranista, lei mi crede giornalista in un bordello di paese". Ches chez s'è le Praniste?
Cos'è o chi è il PRanista? Il PRanista è il Public Relation man. Che dalle nostre parti, più o meno significa distributore di buoni ingresso per la discoteca o nel migliore dei casi, organizzatore (più spesso -trice), di P.R. = Pranzi e Ricevimenti.
In realtà, e ci tengo a sottolinearlo, il relatore pubblico (orribilis traductio) è un ruolo fondamentale nella società dell'informazione, o meglio, della relazione come spesso dice il nostro guru, TMF.

Apro questo blog, e veniamo alle dichiarazioni, per riflettere sulla comunicazione e sulle relazioni pubbliche: in particolare di come e quanto sia necessario creare un modello di relazioni pubbliche non milanocentrico, non figlio delle pratiche internazionali di PR, ma un modello di provincia, capace di rispondere alle esigenze delle PMI. Un modello che per natura e geografia è lontano da Milano: dalle grandi Corporations, dai grandi network, dai grandi giornali.
Che allo stesso tempo dovrebbe essere un modello capace di interpretare il campanile e l'azienda, senza scadere nel localismo anzi rispondendo a quella vocazione cosmopolita che i nostri comuni (e le nostre aziende) hanno sempre avuto. Internazionalizzando (e comunicando globalmente) già dai tempi di Marco Polo.

Buon viaggio a chi leggerà, a chi commenterà e ovviamente al sottoscritto. Per non fermarmi ad Antiochia.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/