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venerdì 12 settembre 2008

The Battle of Big Thinking

Non ne avevo mai sentito parlare, ma è diversi anni che esiste: The Battle of Big Thinking.
"The aim of the third APG Battle of Big Thinking, in partnership with Campaign, is to celebrate thinking like this. We’ve invited more than 20 of the biggest thinkers in their fields to talk about the most interesting things going on in their worlds."

21 big brained professionisti del mondo della comunicazione (ADV, PR, Media, ecc.) hanno 15 minuti a testa per esporre idee innovative. Al termine il pubblico vota i migliori pensatori per ogni campo e incorona il Supreme Thinker dell'anno.
Carino, no?
"There will be a lot to absorb but, we promise, it will be worth it. "
The Battle of Big Thinking 2008
Thursday 6th November
The British Library, 96 Euston Road, London, NW1 2DB

venerdì 21 dicembre 2007

Preghiera di fine anno di un relatore pubblico miscredente

(copio pari pari dal sito Ferpi.it)
di Toni Muzi Falconi

Padre nostro, è stato un anno duro per noi relatori pubblici!
E' vero, siamo noi stessi le cause dei nostri mali ma in 2007 anni ci hai insegnato che se ci pentiamo dei nostri errori possiamo andare assolti…..ed eccomi qui.


1.Nessuno di noi si è salvato dal peccato di manipolazione della realtà: vale per chi lavora per lo Stato e per le imprese, ma anche -e forse soprattutto- per il sociale. Fai che si possa intravedere uno spiraglio dove i nostri contenuti, le nostre soffiatine, i nostri gossip, i nostri wom (word of mouth) corrispondano almeno in buona parte alla realtà che conosciamo e che le eventuali veniali esagerazioni non producano conseguenze indesiderate sugli altri.


2.Pochi sono riusciti a stare lontano dalla moda della corporate social responsibility: praticamente non c'è nessuno di noi che oggi non vanti una specializzazione in materia, e di questa siamo diventati i più ferventi propagandisti, perché mai come ora organizzazioni private, pubbliche e sociali si sentono costrette dai colleghi del rotary sotto casa ad affidarci campagne dedicate a valorizzare le palle che mettiamo in bocca ai nostri clienti e datori di lavoro.
E' vero, qualcuno si salva, ma sono pochissimi.
Fai che il 2008 sia l'anno in cui qualcuno di noi cominci a capire che la comunicazione socialmente responsabile è -sì- più difficile, ma molto più efficace della csr e che si sviluppi la consapevolezza che la cr (senza la esse) è un modo di essere orizzontale delle organizzazioni e non uno strumento di comunicazione.

3.Praticamente nessuno ha investito con modalità innovative nel misurare e valutare le attività di relazioni pubbliche. Anche se si diffondono le società di servizio che offrono una gamma di opportunità, spesso con tanta grossolanità: ad esempio coloro che fanno le analisi della reputazione multiclient, come se i pubblici influenti fossero gli stessi per due organizzazioni (persino concorrenti…)…si continua imperterriti a calcolare l'ingombro dei ritagli stampa attribuendo loro un valore simile (o addirittura moltiplicato) della pubblicità! Pochissimi coloro che hanno capito che la sola cosa misurabile davvero è la qualità della relazione con i pubblici influenti. Troppo difficile? Ma noi, non siamo relatori pubblici?


4.E' un fatto: la maggior parte dei lettori di questo sito (ndr. Ferpi.it) non è associata alla Ferpi. Questo implica che, se in qualche modo pensi di fare il relatore pubblico, stai producendo un danno a te stesso e alla tua professione. Capisco che bisogna avere un bel fegato per fare una affermazione del genere, ma pensa all'avvocato, al revisore, al medico… che non è iscritto all'ordine: te ne serviresti? Perché non ci aiuti a migliorare e a contare di più?

5.E' stato un anno in cui le black pr hanno fatto follie anche in Italia. Pensate al caso Corona oppure a quello Sircana. Possibile che non riusciamo a evitare di usare le relazioni pubbliche non soltanto per rafforzare l'identità e le relazioni del nostro cliente/datore di lavoro, ma anche per distruggere il suo concorrente o nemico di turno?

6.E quando è stata l'ultima volta che abbiamo aiutato uno studente di relazioni pubbliche offrendogli uno stage, sistemandogli una tesi, dandogli qualche buon consiglio? Pensiamo davvero che siano solo delle bestie da soma? Ma ci siamo fatti una idea dei corsi che seguono? O pensiamo che stiano li a fare degli studi inutili? In realtà, quegli studi sarebbe utili anche a ognuno di noi.


7.Pippe, pippe, pippe….ecco cosa molti di noi pensano della ricerca e della costruzione di un corpo di conoscenze delle relazioni pubbliche. Ma possibile essere così coglioni e buttarsi a mare quando invece sarebbe importante che le nostre riflessioni (e qualche volta ci capita pure ci pensare..no?) entrassero a far parte di quel corpo di conoscenze?
Buon anno a tutti.

Grazie TMF

mercoledì 19 dicembre 2007

Il Pranista diventa pubblico. Relatore Pubblico

Dopo un breve periodo di rodaggio, è stato reso pubblico oggi il blog Pranista, con l'invio di un'email a circa un centinaio di colleghi e professionisti della comunicazione, del design, del marketing e delle relazioni pubbliche.

Questo blog è un diario personale di riflessioni, appunti, spunti sulle public relations, sul marketing territoriale e sulle narrazioni cialtronescomunicative dei nostri giorni.


Il PRanista è - nella definizione di chi scrive - il professionista di Public Relations, il relatore pubblico nelle migliori e più accademiche definizioni.

E' una parola inventata, perché il PRanista è un ruolo da inventare. Da inventare e ridefinire come il modello di comunicazione di cui oggi in Italia c'è assoluto bisogno (anche a detta di esperti e accademici del nostro mondo) per riuscire a comunicare il cambiamento di società, economie e territori del nostro paese.

Chiunque passi di qui è invitato a scrivere, appuntare, suggerire, contestare, criticare i post pubblicati e ovviamente quelli ancora non-pubblicati.

giovedì 29 novembre 2007

Non dite a mia madre che faccio il Pranista

lei mi crede...

Ho appena finito di leggere di Jacques Séguéla NON DITE A MIA MADRE CHE FACCIO IL PUBBLICITARIO. Carino e in certi punti illuminante, ma non voglio scrivere di quello. Lo prendo come spunto per partire con l'ennesimo blog che apro e che spero stavolta di non dover chiudere per pressioni esterne o per svogliatezza interna - così almeno è successo per gli ultimi... fortunatamente ero anonimo o pseudonimo.
Parafrasandolo "Non dite a mia madre che faccio il Pranista, lei mi crede giornalista in un bordello di paese". Ches chez s'è le Praniste?
Cos'è o chi è il PRanista? Il PRanista è il Public Relation man. Che dalle nostre parti, più o meno significa distributore di buoni ingresso per la discoteca o nel migliore dei casi, organizzatore (più spesso -trice), di P.R. = Pranzi e Ricevimenti.
In realtà, e ci tengo a sottolinearlo, il relatore pubblico (orribilis traductio) è un ruolo fondamentale nella società dell'informazione, o meglio, della relazione come spesso dice il nostro guru, TMF.

Apro questo blog, e veniamo alle dichiarazioni, per riflettere sulla comunicazione e sulle relazioni pubbliche: in particolare di come e quanto sia necessario creare un modello di relazioni pubbliche non milanocentrico, non figlio delle pratiche internazionali di PR, ma un modello di provincia, capace di rispondere alle esigenze delle PMI. Un modello che per natura e geografia è lontano da Milano: dalle grandi Corporations, dai grandi network, dai grandi giornali.
Che allo stesso tempo dovrebbe essere un modello capace di interpretare il campanile e l'azienda, senza scadere nel localismo anzi rispondendo a quella vocazione cosmopolita che i nostri comuni (e le nostre aziende) hanno sempre avuto. Internazionalizzando (e comunicando globalmente) già dai tempi di Marco Polo.

Buon viaggio a chi leggerà, a chi commenterà e ovviamente al sottoscritto. Per non fermarmi ad Antiochia.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/