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mercoledì 5 novembre 2014

"Uno, nessuno centomila... loghi di Bologna" | Roberto Grandi | TEDxBologna

Il video TED di Roberto Grandi, professore di comunicazione all'Università di Bologna, con una relazione su loghi e brand territoriali, in particolare incentrato sul visionario brand della città di Bologna.
Basato su un alfabeto figurativo che riprende stilemi bolognesi rappresenta la complessità e la molteplicità del territorio bolognese.

Cosa ne pensate? Sicuramente è molto sfidante da capire e utilizzare... sul sito è possibile anche personalizzare un proprio logo sulla propria identità in relazione a Bologna: www.ebologna.it
A lato il logo PRanista è Bologna.

martedì 4 novembre 2008

Bai bai Buz jr... brand destruens!

Oggi finisce l'incubush. Non dei poveri irakeni bombardati, non del mondo muslim caldo e inkazzeto, non del rest of the world. Finisce l'incubush, dal punto di vista comunicativo, di chi ha visto demolire il Brand America in un paio di mandati presidenziali.

Se anche prima di Dabel Iù le bandiere venivano bruciate, oggi consultando gli index di nation-branding ed altre amenità sulla popolarità del marchio America, si scopre senza troppe sorprese quanto le stelle e strisce siano detestate trasversalmente da est a ovest e nei sud del mondo, con imbarazzanti situazioni in americalatina. Chi se li dimentica più: Paul Wolfowitz, Donald Rumsfeld, Dick Cheney, gli attacchi di Carl Rove...


Auguri a chi vincerà... dopo la part destruens, abbiamo tanto bisogno di una part construens. Ben sapendo che un candidato sarebbe sicuramente mejo...



mercoledì 17 settembre 2008

Branding Nations

Il 14 settembre su Repubblica è uscita un'anticipazione del nuovo numero di Limes dedicato alla Russia con l'intervento di Lucio Caracciolo che ha incontrato Putin...
Non ho ancora avuto modo di dargli un occiho ma navigando sul sito di Limes credo ci siano diversi spunti di comunicazione in particolare riguardo alla battaglia di informazione/propaganda tra Russia, Georgia e rispettivi alleati (e relative agenzie di PR) ma anche sulla mancanza della Cina di un marchio (il soft power per diventare una superpotenza).

Sulla Russia:

Quando ci riceve a tavola nel centro termale Rus', a Soci, Putin non ha ancora smaltito l'irritazione per il modo in cui la stampa occidentale ha in genere riferito della guerra. "Sono sorpreso di quanto potente sia la macchina propagandistica del cosiddetto Occidente", esordisce. Più che la rabbia per come i nostri media hanno coperto la guerra del Caucaso, scatenata dall'innominabile Saakashvili (sul quale Medvedev avrà parole sprezzanti, dandogli del drogato - "sappiamo che prende narcotici"), conta il giudizio sulla crisi del blocco che ha vinto la guerra fredda. "L'Occidente non è omogeneo, non è un monolite. Le decisioni unilaterali americane lo stanno distruggendo. Nessuno ne può più di questo modo di agire".




Sulla Cina:


"Forse il governo cinese riuscirà a crescere ancora economicamente mantenendo l'equilibrio interno, ma per diventare una vera superpotenza la Cina deve riuscire a promuovere il suo marchio a livello internazionale. Deve attrarre più che spaventare. Non basta vendere le proprie merci e attirare investimenti stranieri. Il deficit di simpatia e di influenza culturale pesa."

domenica 30 dicembre 2007

Mkt territoriale: geografi, urbanisti, comunicatori, economisti e vekki merletten

Da tempo mi chiedo quale tipologia di soggetto socio-economico e in particolare quale figura professionale debba occuparsi del marketing territoriale. Ad un primo sguardo questo ruolo è stato assunto dalle Camere di Commercio con le loro aziende speciali e/o dagli enti terrritoriali preposti alla valorizzazione del turismo e dell'attrazione di investimenti. Attorno ad esso però c'è una congerie di attori che spinge ognuno nella sua direzione: le camere di commercio solitamente rappresentano i principali interessi economici del territorio; poi ci sono gli enti pubblici che spesso rappresentano più gli interessi di partito (quindi la ricerca del consenso) che il bene pubblico; poi ancora albergatori, ristoratori e soggetti dell'indotto turistico; produttori dell'agroalimentare di qualità con consorzi & co.; costruttori&cementisti; enti della cultura; aziende universitarie; e così via.

Insomma ad occuparsene sono tanti. Ma chi deve decidere le linee guid del marketing del territorio? Chi deve decidere se la vocazione di un determinato territorio per il 21° secolo sarà il turismo termale o l'insediamento di una metropoli del gioco d'azzardo?




Partiamo dal presupposto che l'Italia è capitalismo di territori (cfr. Aldo Bonomi e Aaster) e che proprio lì possiamo valorizzare il nostro paese, ma che non dobbiamo violentarne l'ecologia in senso ampio.



A questo proposito dovrebbe venire in aiuto la Geografia. Materia solitamente confinata nelle ore di scuola meno importanti, la geografia critica è invece in grado di aiutarci a riflettere sul territorio, sulla sua rappresentazione, sull'evoluzione storica dei territori. La Geografia in quanto scienza che studia la rappresentazione/scrittura del mondo (gea=terra; grafia=scrittura) è parente assai stretta della scienza della comunicazione, come appare evidente dal bellissimo (non-facile) libro Geografia di Franco Farinelli prof. di geografia e direttore (non per caso) di Scienze della Comunicazione all'Università di Bologna.
Sono convinto che solo dal confronto tra geografi, urbanisti, economisti, comunicatori, politici, può uscire un dialogo efficace e non dannoso per i nostri territori. Purtroppo capita invece di ascoltare anche validi esponenti di ognuna di queste categoria parlare di mkt territoriale come sua prerogativa, ignorando completamente l'apporto che le altre materie potrebbero efficaciemente offrire.



Il rischio è una kotlerizzazione del territorio. Che forse negli States e in altri paesi può funzionare, ma in Italia no.
Da leggere per noi comunicatori che ci occupiamo di comunicare i territori:

Geografia di F. Farinelli;
La città infinita di A. Bonomi. + vari altri, tra cui scaricabile La Forza dei territori nella globalizzazione dal sito della Fondazione Symbola.

Da leggere senza farne una bibbia:

"Marketing Places ­ Attracting Investment, Industry and Tourism to Cities, States and Nations" di P. Kotler e altri;
"Brand America. The mother of all brands", S. Anholt e altri. Di Anholt che ha creato il Nation Brand Index si occupano diversi siti web.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/