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giovedì 9 giugno 2016

Disastri naturali: una comunicazione responsabile? Modelli, casi reali e opportunità nella comunicazione di crisi

www.buponline.com
Cosa accade quando una calamità naturale colpisce un determinato territorio? Esiste una griglia comportamentale di condotte virtuose capaci di assicurare la pronta ripresa sociale ed economica di quel territorio? 
È possibile sviluppare una narrazione della calamità e della comunità che salvaguardi la reputazione del territorio? E che ruolo riveste o può rivestire la comunicazione in questo processo multidisciplinare? 
 Originando dagli esempi dei terremoti che hanno colpito L’Aquila e l’Emilia- Romagna – e dai due differenti approcci gestionali e comunicativi che ne hanno caratterizzato il processo di ripresa – il testo risponde a queste domande, offrendo al Lettore un percorso di consultazione circolare ed interconnesso, che include al proprio interno non solo le regole comunicative da attuare in caso di crisi già conclamata, ma anche le possibili condotte di prevenzione funzionali all’individuazione delle aree vulnerabili, nonché le opportunità che possono derivare da una gestione ben metabolizzata e positivamente orientata verso tutti i pubblici interessati. 
In vendita sul sito della Casa Editrice, Bononia University Press a 15.00 euro
I diritti d'autore saranno devoluti a tesi e ricerche sul tema della comunicazione e dei disastri naturali. In particolare vorremmo sostenere la presentazione (rimborsando spese di viaggio, costi di iscrizione, ecc.) di paper e ricerche in convegni e conferenze internazionali in modo che giovani ricercatori italiano possano ottenere visibilità in sedi internazionali.  
Alcune conferenze cui riteniamo importante la partecipazione (oggi molto bassa) di ricercatori italiani: l'International History of Public Relation Conference, il Research Colloquium all'interno del World PR Forum, BledCom Symposium
online il blog del libro: http://disastrinaturalicomunicazione.blogspot.it



lunedì 27 gennaio 2014

Ripensare il territorio. I fiumi (1)

La scorsa settimana la dolorosa alluvione in provincia di Modena, che ha colpito colleghi, amici, fornitori, conterranei... qualche giorno prima i danni in Liguria, mesi fa la Sardegna.
Se i terremoti non possono essere prevenuti (i danni possono essere limitati), sul resto del territorio c'è da fare una grande riflessione. Ad esempio penso che sui fiumi, al di là delle singole responsabilità del caso - che vanno individuate e sanzionate ovviamente - occorra fare una profonda analisi, aprire un dibattito pubblico e cercare di trasformarli da "dimenticata voce di costo" a "opportunità ambientali e sociali" del territorio. 
I fiumi nella pianura padana rappresentano una delle rare aree di naturalità ancora persistenti, in mezzo a campi coltivati intensivamente e a città che si susseguono una dopo l'altra con capannoni-villette-cemento.
Per sfruttare queste aree occorre riparlarne pubblicamente, aprire un dibattito, costruire una proposta che integri la tutela dell'ambiente, alla tutela del territorio, allo sviluppo di un nuovi spazi sociali ed economici.
Altrimenti, come il Barbiere Di Stalin, saremo sempre tutti un po' colpevoli...

sabato 15 dicembre 2012

Sporchi e brutti o pragmatici e belli?


Sul numero scorso di Internazionale un bellissimo speciale sull'emergenza clima richiamato dal titolo di copertina "Siamo Fritti": La grande industria paga gli esperti per convincere l’opinione pubblica che il cambiamento climatico non esiste. Invece è più grave che mai.
In particolare nell'articolo di Die Zeit (Anita Blasberg e Kerstin Kohlenberg) si descrive mirabilmente la figura di Marc Morano, collega pr, classico sporco lobbista: "diffonde il dubbio con la tastiera... non è un climatologo, non sa calcolare la pressione atmosferica... è un addetto alle pubbliche relazioni (sic: in tedesco PR manager)... è in grado di vendere qualsiasi cosa." L'innegabile fascino del cattivo tipo-Thankyouforsmoking.  
Cliccando qua e là il nome di Moreno, ho scoperto DeSmogBlog Clearing the PR Pollution that Clouds Climate Science (a quanto pare famoso, riconosciuto da Time) blog di un collega canadese, Jim Hoggan, che nella presentazione del sito dichiara:  "There is a line between public relations and propaganda - or there should be. And there is a difference between using your skills, in good faith, to help rescue a battered reputation and using them to twist the truth - to sow confusion and doubt on an issue that is critical to human survival. And it is infuriating - as a public relations professional - to watch my colleagues use their skills, their training and their considerable intellect to poison the international debate on climate change." 
Sergio Vazzoler, proprio questo mese, pubblica su La Nuova Ecologia, rivista di Legambiente, un'interessante riflessione dal punto di vista delle RP su comunicazione ambientale, economia verde e global warming. Mi chiedo (sabato mattina appena alzato, con hangover e tutto il resto in testa) ... se ad attirarmi a questa professione non siano state proprio le mitiche e controverse figure degli sporchi lobbisti; mentre oggi a trattenermi ed a farmi amare questa professione sia l'idea che le RP invece possano contribuire al miglioramento della società e delle sue organizzazioni.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/