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lunedì 13 giugno 2011

La Strategia PR pro-Nucleare? A-TO-MI-CAZ!

Ieri mattina sentendo che l'affluenza alle urne era piuttosto alta, mi son chiesto se la strategia tenuta da chi è favorevole al nucleare avesse avuto un senso.
In pratica la strategia del dopo-Fukushima aveva come obiettivo quello di eclissare il dibattito sul nucleare per evitare una reazione emozionale - ricordando ciò che era accaduto nel referendum dopo-Chernobyl.
Proprio in questo modo però si è favorita la presa del palcoscenico da parte di chi invece ha cercato di lavorare sull'emozione.
Dal mio punto di vista si è così creata la condizione per avere un'opinione pubblica disinformata e non in grado di decidere razionalmente.
Bisognerebbe rendersi conto che non siamo più negli anni '80. Oggi l'informazione corre sulla rete, la network society è in grado di creare gruppi, community e viralità.
Avere lasciato la scena a chi ha lavorato per il Sì e addirittura aver scoraggiato chi era per il No a non andare a votare, paradossalmente in caso di quorum schiaccerà ancor di più le posizione sul Sì!!! E questa è una questione di efficacia.

Invece quello che mi preme è ciò che riguarda le Relazioni Pubbliche: una delle più imponenti campagne di RP degli ultimi anni in Italia, secondo me tra i principali obiettivi avrebbe dovuto avere quello di stabilire le regole del gioco, il perimetro entro cui far cadere il dibattito dell'opinion pubblica e non celare/nascondere.
In un corpo schizo-mediatico come quello contemporaneo, continuamente iperconnesso e reattivo, non si può pensare che i pubblici possano essere lasciati alla disinformatia e - peggio ancora - siano scoraggiati ad avere un'opinione.
Il ruolo delle RP diventa quindi sempre di più cercare di individuare il frame interpretativo e la ridefinizione delle regole del gioco dell'opinione pubblica. Non è più l'attività manipolatoria...
Infine: il referendum secondo me è un mezzo, un'opportunità (negativa e positiva). Non può diventare il fine di tutto.


PS: ecco l'appello (per me sbagliato e scorretto) pubblicato sul sito del Forum Nucleare.

Perché non ritirare la scheda sul nucleare. Appello di 65 scienziati e intellettuali
Appello di intellettuali e scienziati per non chiudere definitivamente l’opzione nucleare in Italia


Cinque ragioni per non ritirate la scheda grigia del referendum n.3 sul nucleare:


1. Il referendum sul nucleare si svolge sull’onda emozionale suscitata dall’incidente di Fukushima. La legge prevede che per essere valido un referendum debba raggiungere un quorum. Non ritirare la scheda grigia del referendum n.3 sul nucleare è una delle opzioni che la nostra democrazia offre ai cittadini. La legge prevede la possibilità di ritirare solo le schede desiderate. È un diritto che può essere esercitato da chi, volendo comunque andare a votare per altri referendum, non desidera che il quorum sul nucleare venga raggiunto. In questo caso si può chiedere al presidente di seggio di non ritirare la scheda grigia.


2. Il nucleare non sarà mai sviluppato contro la volontà dei cittadini. E in Italia è già in vigore una moratoria sulla costruzione di nuove centrali. Solo se si conquisterà la fiducia delle popolazioni locali sarà possibile riaprire il discorso. Ma per ottenere questo è necessario che sul nucleare non si crei un nuovo black out dell’informazione, come è avvenuto per vent’anni dopo il referendum del 1987. Al contrario, la vittoria del Sì provocherebbe di fatto una censura preventiva che impedirebbe agli italiani di essere informati sull’evoluzione del nucleare.


3. Il nucleare non è un argomento targato politicamente. Non è né di sinistra né di destra. È un’opzione tecnologica che deve essere lasciata aperta per il futuro e di cui il paese deve continuare a discutere, come avviene negli altri paesi del mondo, ragionando.


4. La vittoria del Sì indebolirebbe il ruolo dell’Italia nella discussione internazionale. È invece importante che il nostro paese abbia voce in capitolo per stabilire quali requisiti di sicurezza dovranno avere le decine di centrali alle nostre frontiere.


5. L’Italia deve confermare il proprio impegno nella ricerca sul nucleare per non restare isolata dalla comunità internazionale che nei prossimi anni, per effetto dell’incidente di Fukushima, aumenterà gli sforzi di innovazione. Nuovi sistemi di sicurezza saranno introdotti, nuove tecnologie saranno messe a punto. La vittoria del Sì al referendum isolerebbe l’Italia dal contesto internazionale. Ricordiamo infatti che, nonostante Fukushima, la maggioranza dei paesi avanzati ha confermato l’opzione nucleare.


FIRMATARI:


Adinolfi Roberto – Vice Presidente Associazione Italiana Nucleare
Bernardini Carlo – Università Roma1
Bilardo Ugo – Professore Università La Sapienza Roma
Bolla Giuseppe – Manager
Bolognini Giancarlo – Manager
Boncinelli Edoardo – Prof. Biologia e Genetica Università Vita-Salute di Milano
Bosetti Silvio – Direttore Generale EnergyLab
Carrai Marco – Amministratore Delegato Firenze Parcheggi
Casali Franco – Prof. Dipartimento di Fisica, Università Bologna
Corbellini Gilberto – Docente Universitario
Corleto Luigi – Manager
Costantino Pietro – Manager
De Benedetti Franco – Manager
de Falco Francesco – Amministratore Delegato Sviluppo Nucleare Italia
De Grandis Silvia – Ingegnere nucleare, imprenditrice
De Rosa Felice – Enea
D’Onghia Bruno – Presidente Sviluppo Nucleare Italia
Filippelli Giacinto Andrea – Presidente GDF Suez Produzione
Floro Daniela – Dip. Economia Università di Warwick (UK)
Gatta Enzo – Presidente Associazione Italiana Nucleare
Giardina Maria Rosa – Dip. Ingegneria Nucleare, Università di Palermo
Giorgianni Francesco – Vice Presidente Associazione Italiana Nucleare
Girdinio Paola – Preside Facoltà Ingegneria, Università di Genova
Giusti Davide – Enea, Università di Bologna
Lo Maglio Ettore – Professore, editorialista
Locatelli Giuliano – Direttore Ansaldo Nucleare
Mandurino Claudia – Ingegnere nucleare, ALMA Mater Studiorum Bologna
Martelli Alessandro - Direttore Centro Ricerche Enea Bologna
Mazzini Marino – Prof. Ingegneria Università di Pisa
Minopoli Umberto – Segretario Generale Associazione Nucleare Italiana
Monti Stefano – Ingegnere IAEA
Mostacci Domiziano – Prof. Università di Bologna
Naviglio Antonio – Professore ordinario Facoltà di Ingegneria La Sapienza
Nodari Antonio – Manager
Oriolo Francesco – Prof. Ingegneria Università di Pisa
Orlandi Sergio – Direttore Generale Ansaldo Nucleare
Panella Bruno – Direttore Dip. di Energetica Politecnico Torino
Pedata Carlo – Direzione Nazionale Giovani Democratici
Pedrocchi Ernesto – Prof. Emerito Politecnico di Milano
Petrangeli Gianni – Ingegnere, esperto di sicurezza nucleare
Poletti Clara – Università Bocconi
Potì Roberto – Dirigente Edison
Prinzi Giorgio – Ingegnere Industriale, Giornalista Pubblicista, Divulgatore Scientifico, Segretario Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare
Putti Pietro Maria – Avvocato
Ricci Angelo Renato – Prof. Emerito Università Bologna, Pres. Galileo 2001 e Presidente Onorario AIN
Ricco Giovanni - Università di Genova Dip. Scienze Fisiche
Rocchi Federico – Enea
Ronchetto Giovanni - Manager
Rondolino Fabrizio – Giornalista
Saiu Gianfranco – Ingegnere nucleare
Stagnaro Carlo – Direttore Ricerche e Studi, Istituto Bruno Leoni
Sumini Marco – Università di Bologna
Terrani Paolo – Manager, Nuclear Energy Business Development Techint
Testa Chicco – Presidente Forum Nucleare Italiano
Tirelli Umberto – Direttore Dip. Oncologia Medica, Istituto Nazionale Tumori di Aviano
Trenta Giorgio – Fisico e medico
Tripputi Ivo – Responsabile Relazioni Internazionali Sogin
Troiani Francesco – Enea, Centro Ricerche Saluggia
Turchetti Giorgio – Ordinario di Fisica Matematica, Università di Bologna
Valli Giulio – Enea
Velonà Franco – V. Presidente del Consiglio Scientifico AIN e V. Presidente Gener. ATI
Vercilli Cristian – Manager
Vestrucci Paolo – Prof. associato Impianti Nucleari, Università di Bologna
Vido Livio – European Nuclear Council
Zollino Giuseppe – Università di Padova

venerdì 10 dicembre 2010

EHI CI STAI UIKI UIKI CON ME? FACCIAMO UIKI UIKI INSIEME!

Io credo che se non vogliamo foderarci (anche un po’ ipocritamente) gli occhi di prosciutto dobbiamo considerare questo 11 settembre della diplomazia, come la concretizzazione di ciò che in realtà sottotraccia è già realtà.
Un corpo info-mediatico globale in cui i nervi si infilano ovunque non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto dell’intelligenza collettiva. Trattandosi di un unico grande sistema nervoso ogni impulso percorre tutto il corpo rendendolo soprattutto all’inizio un corpo schizofrenico. Una specie di Frankestein che prende le prime scosse d’elettricità.

La novità del primo punto che indica Luca (una piccola organizzazione può mettere in crisi stati e multinazionali) ha ricadute che abbiamo verificato in questi anni: il registratore sotto al body a palazzo Grazioli, le milioni di intercettazioni, la possibilità di videoregistrare con il telefonino in ogni dove.
Aumentano la quantità informativa, aumenta la necessità dei media di FARE SCOOP, emergere nel caos informativo.
Tutto è registrabile, tutto è diffondibile. Quindi è inevitabile che anche il sistema di relazioni internazionali possa e debba cambiare.

Gli accordi di Stoccolma e il lavoro di Hamrefors quando parla dell’organizzazione comunicativa e della leadership nella network society ci indicano diverse suggestioni che come Relatori Pubblici dobbiamo mettere in pratica:
- diventare coach di comunicazione dell’intera organizzazione;
- essere in grado di costruire e legittimare le leadership dell’organizzazione;
- la capacità di ascoltare gli stakeholder prima del patatrac.

Nella visione NEW GLOBAL qualche anno fa si disperava il fatto che Multinazionali, Stati e Grandi Alleanze (G8, G20, FMI, OCSE, ecc.) divenissero padroni del pianeta e la contrapposizione era con Marcos, la MOLTITUDINE e i duri e puri dei centri sociali, a scapito di una classe mondiale di brain-worlers.
Oggi invece emerge un contropotere glibale che gioca sul piano dell’informazione e dell’intelligenza: wikileaks (criminale? mah! I server utilizzati da Assange sono in Belgio e Svezia dove si può pubblicare tutto, mi pare…), ma in realtà ancor di più wikipedia, wired, il pirate Party.

Non credo che dobbiamo schierarci tra bene e male, ma contribuire a fare emergere le organizzazioni in grado di reclamare legittimamente il ruolo di Leader del XXI secolo. Tra questi:
- quali stati saranno in grado di incarnare il ruolo di paladini dei diritti umani & dei comportamenti internazionali corretti?
- quali organizzazioni non profit saranno in grado di compiere la loro mission senza farsi tradire da comportamenti negativi dei propri appartenenti e dirigenti?
- quali organizzazioni private declineranno la CSR globalmente?

Non credo sarà un mondo più trasparente(quanto grigio, quanti mezzi toni) ma il ruolo che si profila per noi RP all’orizzonte è piuttosto stimolante. Che non sarà solo occupare 4 cmq sulla prima pagina del Sole24Ore.

PS1: Leggetevi “Il cimitero di Praga” di Eco, in cui Simone Simonini crea dossier su dossier ingannando le intelligence di tutto il mondo e dando origine ai Protocolli dei Savi di Sion.

PS2:Interessante curiosità a latere riguardante Twitter: la novità batte la popolarità.
http://www.pranista.com/2010/12/su-twitter-novita-popolarita.html

venerdì 17 settembre 2010

Society Network Society

E' incredibile - e me ne stupisco sempre con grande entusiasmo - il grado in cui siamo entrati nella network society.
Di cui internet e i social media sono solo una parte del tutto: metafora, spazio condiviso e strumento di comunicazione. Ma in realtà il network è ormai tra noi, siamo noi e pur faticando dobbiamo ragionare e programmarci a network.
In meno di due mesi sono stato invitato a rappresentare due nostri clienti (e in un caso anche una serie di altre aziende) all'interno di due gruppi informali (senza forma giuridica) di lobby di determinati settori. Gruppi informali che sono stati definiti in un caso tavolo di lavoro e nell'altro piattaforma tecnologica (riconosciuta dalla Comunità Europea): il funzionamento è assolutamente orizzontale, .
Oggi mi son trovato a parlare dal vivo con il membro di una nostra community, online parlandogli e relazionandomi con lui con uno stile pre-network: modalità push, monodirezionale... alcuni indizi dell'incontro che non mi aveva convinto mi hanno spinto a riflettere assieme ai colleghi per ribaltare la prospettiva e spostarmi su un livello di networking, orizzontale e meno tradizionale, in cui tuttavia la leadership è fondamentale ai fini del funzionamento (cfr. Hammerfors).
E' una modalità di lavoro che con la MIA (Motorsport Industry Association) vivo già da tempo e nella quale il social network online non è che un surrogato. Ora senza star a far la gara se sia meglio l'uno o l'altro, l'uno senza l'altro, etc. è chiaro che la struttura socioeconomica spinge verso organizzazioni (spesso non formalizzate) a network. 
Forse niente di nuovo sotto il sole... ma noto che il management delle relazioni pubblichedeve ancora evolvere su questo tema.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/