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lunedì 30 marzo 2009

Dal Forum due appunti... da amico

Essendo stato presente solo il primo giorno non sono riuscito a seguire l'intero programma e non ho una visione globale dell'evento. Confermando il piacere e l'utilità di incontrare direttamente colleghi, scambiare opinioni e trovare opportunità reciproche, butto giù un paio di note al volo.

Tra gli incontri che ho seguito devo dire che l'utilità di grandi convegni su megatemi come "rilanciare l'Italia, la marca del territorio, ecc." per noi operatori è abbastanza relativa anche perché solitamente parlano le istituzioni ribadendo solite cose o simpatici aneddoti personali.
L'incontro sul product placement invece è stato di grande interesse perché, oltre alla stimolante conduzione della D'Amico, i relatori invece di appropriarsi della consueta markettona (come in altri workshop che ho seguito giovedì) hanno portato casi concreti (anche di difficoltà e piccoli fallimenti), suggerimenti, visioni critiche, idee.

La testimonianza/marketta al convegno... è una cosa che spesso si ripete. Fateci caso: un'azeinda si presenta e porta sempre o una best practice totale (dall'inizio alla fine tutto perfetto: grandeballa) o si autopromuove smaccatamente. Sinceramente da operatore sono più interessato ai fallimenti, ai casi con problemi che poi magari vengono risolti e a idee innovative rispetto alle autopromozioni.
Invece spessissimo - anche in fiere (o appuntamenti) più titolate - si assiste al contrario. E non credo sai utilissimo ai relatori. O no?

venerdì 30 maggio 2008

FORUM della COMUNICAZIONE - second day

Beh, decisamente meglio del primo giorno. Meno markette e banalità, più contenuti.
Interessante il workshop sul web 2.0 curato da Stefano Mosetti e in particolare l'intervento di Barbarani di MySpace Italia, soprattutto perché invece di smarkettare su se stesso ha parlato in lungo e in largo del comportamento degli utenti e degli strumenti 2.0.

La sessione sulla reputazione non ha mantenuto le attese di un parterre de roi d'altissimo livello, mentre bella a tratti commovente (per dirla a la GazzettadelloSport) la testimonianza di FIAT sul rilancio del marchio degli ultimi 3-4 anni.

Nel pomeriggio qualche spunto di interesse anche nella sessione dedicata alla comunicazione politica, anche se come al solito un po' troppo tifo e poca analisi.
Infine mi ha fatto un gran piacere incontrare gli amici della Ferpi e tanti colleghi che abitualmente leggo e che stimo, con cui mi scrivo, con cui interagisco virtualmente ma che non avevo mai incontrato dal vivo. Con alcuni sono già emerse alcune ideuzze simpatiche.

giovedì 29 maggio 2008

FORUM della COMUNICAZIONE - prima giornata

Prima giornata: insomma, non un granché. 

Ammetto di essere arrivato in ritardo sia alla mattina che al pomeriggio, ma non ho assistito a interventi trascendentali, anzi a volte piuttosto banali se non deludenti. Una collega ferpina ha condiviso quest'impressione.

Cosa mi aspettavo? Beh qualche contenuto, qualche idea, qualche intuizione... per ora ci ho trovato pochino. 

Addirittura delle recriminazioni delle FS (sì sì le ferrovie) per il fatto che se ne parla male e non bene come si dovrebbe riguardo almeno all'alta velocità. Mi è venuto da pensare che è pesa dover comunicare chi ha qualche problemino come le FS... Sarà un caso che stamattina il treno che ho preso per Roma aveva 40 minuti di ritardo e che nel frattempo veniva annunciato un ritardo da Palermo di 160-180 minuti?  Forse non c'entra con la comunicazione ma mi è venuto in mente che la notizia colla N maiuscola l'ho sentita sulle Ferrovie Nazionali giapponesi: il ministro si era scusato perché nel corso di un intero anno solare avevano accumulato, se non sbaglio, 57 minuti. Una bruttissima notizia!!! Sì, per noi.

Per il resto, per ora, poco poco... Anche a livello di presenze non mi sembra che ci sia una grandissima presenza. I ragazzi di EGA mi hanno detto che ci sono mille iscritti. Arriveranno tutti oggi.

Per quanto riguarda Ferpi ho finalmente conosciuto il nostro direttore Gatti. Credo sia lo stand più apprezzato anche perché offre qualche valido contenuto di comunicazione: la rivista, l'instant book e il pamphlet sul cambiamento.

Vediamo oggi come va.

mercoledì 21 maggio 2008

Ripartiamo dalla Zìmmia o dall'Italia Cosmopolita?

Nel mio piccolo, sottoscrivo in pieno il rammarico di Toni (cfr. sotto il pezzo da Ferpi.it) per quella che lui definisce la "fine della cesura socioculturale": il miracolo tutto italiano per cui le elites culturali invece di guidare il cambiamento si adeguano alle tendenze più becere e volgari agitate da frange relativamente rilevanti - a livello di numero e di qualità del peso.
Associata alla retorica del declino nazionale, la situazione è abbastanza deprimente e circoloviziosamente pericolosa.

Sentiamo infatti sempre più ossessivamente dire che siamo un paese allo sbando, economicamente, culturalmente, ecceteralmente...
Ma se ogni tanto noi italians ci prendessimo le nostre responsabilità? Ma se soprattutto ci rendessimo conto che il cambiamento si mette in pratica e non si subisce solamente?

Già a partire dal Forum della Comunicazione della prossima settimana sarebbe importante che nel nostro piccolo ci si mettesse alla guida di un Cambiamento tangibile. Da relatori pubblici dovremmo essere i primi a cogliere le opportunità che i fenomeni globali ci portano e l'esperimento di globalismo sociologico proposto mesi fa da Toni andava sicuramente in questa direzione.
Voglio rilanciare. Anche rilanciare un po' l'idea, la mission che abbiamo del nostro paese.
Io ho l'idea che l'Italia possa e debba diventare un paese Cosmopolita; è una riflessione che da geografo mi porto dietro da tempo in considerazione del passato di questa penisola, dei suoi Comuni, delle sue realtà territoriali; abbiamo nel DNA una diversità di popoli, culture, lingue, gastronomie, che insieme rappresentano l'Italia. Sono una ricchezza multiculturale che ha accentuato negli ultimi anni sempre maggiori differenze: tanto che tutti oggi riconoscono che siamo più Italie.
Ecco allora che dobbiamo cercare qualcosa che non sia un minimo comune denominatore al ribasso (l'Altro, il nemico, per ritrovare/creare una fittizia identità); ma una sorta di massimo comune integratore. Per me si tratta di una visione globale, cosmopolita e multiculturale che ha poi ricadute materiali sulla professione, sul nostro modo di agire, sui mercati e i pubblici da raggiungere.
Io riparto da lì. Anzi da qui.


da ferpi.it

La "fine della cesura socioculturale"
Toni Muzi Falconi esterna il suo rammarico sugli eventi che attanagliano il nostro Paese.

Un grande rammarico. Spero… anche per voi.
Fra emergenze rifiuti, omicidi, agguati di malavita, stupri, violenze … non mi esprimo sulla raccapricciante ondata di xenofobia e di razzismo che ha investito il nostro Paese in queste ultime settimane.
Possiamo ben dirlo, in questi ultimi mesi in Italia abbiamo compiuto un vero e proprio miracolo e siamo riusciti a produrre una autentica discontinuità, che gli storici indicheranno come la ‘fine della cesura socioculturale'.
Invece di quel che accade in altri Paesi, ove sono le elites culturali a impersonare valori, politiche e ambizioni che vengono poi civilmente assimilati e interpretati dal resto dei cittadini; in Italia sono state le elites ad adeguarsi ai valori e alle politiche più becere, impersonate e agite dalle frange più volgari e incolte: di destra come di sinistra, si intende.
Come relatore pubblico, mi rimane il rammarico che non potrò mai sapere se almeno l'ondata di xenofobia avremmo potuto almeno in parte evitarcela, se avessimo davvero fatto partire ai primi dell'anno il programma di globalismo sociologico che avevamo progettato insieme ai nostri colleghi Romeni.
Ricordate? "
Migliorare le relazioni fra Italiani e Romeni attraverso le rispettive comunità migranti"
Toni Muzi Falconi

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/