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lunedì 28 luglio 2008

Video Games

Prendo lo spunto da un pezzo tratto da Noema sul marketing dei videogames, per sottolineare quanto possano essere interessanti come media (intermediari delle nostre relazioni) i videogames per diverse opportunità di comunicazione intrinseche ai giochi stessi:

- product placement;
- stili di consumo (abbigliamento, food & beverage, sport, ecc.);
- sponsorizzazioni;
- social networks;
- co-marketing.


Halo 3. Marketing Case History Alessandro Cavaleri
Il videogame è diventato, al pari del cinema, un prodotto industriale di massa, i cui costi di produzione hanno toccato punte vertiginose e dove eventuali fallimenti possono rovinare i bilanci delle software house e dei publisher coinvolti nel progetto.
Negli ultimi anni l’industria videoludica sempre più spesso si è affidata ad accattivanti campagne marketing, con lo scopo di salvaguardare gli investimenti, generando nei videogiocatori l’amato/odiato hype, l’attesa o meglio l’ansia, nei nuovi titoli in uscita.
La dimensione del marketing nell’industria videoludica è in costante ascesa, spesso nella sua pianificazione si sono messe in atto alcune metodologie già affinate da tempo dal cinema o da altri media.

Per esempio l’uso di trailer fortemente cinematografici è diventata una costante nella promozione iniziale oppure, come nella New Hollywood, si da origine a “brand” di successo allo scopo di “sfruttarli” in formulazioni seriali anche a carattere multimediale.

sabato 19 luglio 2008

Sport & PR

Il pezzo d'apertura dell'ultimo numero di PRWeek parla di come la federazione di tennis inglese abbia assoldato uno dei migliori e più noti PR inglesi (Max Clifford) per cambiare la percezione del tennis come sport da ricchi.
A questo proposito essendo un golfista e dato che ultimamente mi sto occupando di qualcosa di simile (volontaristicamente) per il mio club, non posso non riflettere sul ruolo di secondo piano che in Italia ricoprono la comunicazione, il marketing e ovviamente le RP nello sport.
Mentre il calcio è l'argomento più letto della stampa italiana in generale ed un settore economico di primaria importanza, solo i club di A e B solitamente prevedono figure come il mkt manager (che spesso svolge anche il ruolo di ufficio stampa nei club minori). Pochissime squadre hanno figure specializzate nella comunicazione e nelle RP. 
Non parliamo poi degli altri sport. La stessa funzione che si occupa delle sponsorizzazioni spesso è una figura prestata a questa attività magari con idee anche creative (nelle migliori ipotesi) ma con scarsissime competenze professionali.
Si tratta di un settore enorme con cui dovremmo aprire un dialogo e a cui far capire la rilevanza di un buon piano di marketing&comunicazione e tutti i vantaggi economici che porterebbe alle sponsorizzazioni.
E che invece tralasciamo quasi sempre nei nostri dibattiti.

lunedì 10 dicembre 2007

MOTOR SPORT BUSINESS FORUM


La settimana scorsa sono stato a Montecarlo al MotorSport Business Forum, un incontro/workshop di due giorni sul marketing degli sport automotoristici.

Molto interessante: hanno presentato diverse case histories molto interessanti...

La più interessante è sicuramente quella che riguardava la NASCAR, La NASCAR, (famosa serie di gare automobilistiche in USA, Canada e Messico).

La NASCAR è il secondo avvenimento sportivo più seguito, subito dopo il Super Bowl, sui programmi televisivi in America. Le gare sono trasmesse in 150 nazioni e coprono 17 dei primi 20 posti nella classifica degli eventi sportivi più visti negli USA. (da wikipedia)


Le attività di marketing e sponsorizzazione che hanno presentato hanno lasciato semi-ammutoliti i soloni della Formula 1. Ciò che il tizio della NASCAR ha dimostrato slide e dati alla mano è che uno sponsor che investe in quello sport ha un ritorno concreto in termini di business: che siano lattine di Coca Cola o visitatori al Walmart.

Tutta un'altra cosa rispetto alle sponsorizzazioni sportive modello europeo. Anche la presentazione di ING sponsor di Renault, nonostante fosse ben studiata e interessante, non aveva nell'anima il ROI come NASCAR.

Per fare un esempio veloce basti pensare ai piloti: nel NASCAR sono obbligati dallo sponsor a firmare autografi davanti agli store tutte le settimane facendo veri e propri road show promozionali; in Formula 1 i piloti non danno neanche interviste (cfr. Socchmacher che negli ultimi due anni nonostante il ritiro non si fa neanche intervistare; oppure Hamilton della Mc Laren).

E così via... in Formula 1 ti viene data l'apposizione del logo, l'utilizzo dell'immagine del team e poco altro; nel NASCAR tutto è incentrato sugli sponsor che vendono di più perché i tifosi sanno che comprando lo sponsor aiutano il team. Tutto l'evento sportivo è pensato per diventare un'immersione totale in un mondo di intrattenimento che coinvolge davvero totalmente.

ENGAGEMENT del tifoso cialtroniamo qui da noi... che bello aver ancora da imparare (e tanto) dagli americani!

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/