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sabato 19 luglio 2008

Sport & PR

Il pezzo d'apertura dell'ultimo numero di PRWeek parla di come la federazione di tennis inglese abbia assoldato uno dei migliori e più noti PR inglesi (Max Clifford) per cambiare la percezione del tennis come sport da ricchi.
A questo proposito essendo un golfista e dato che ultimamente mi sto occupando di qualcosa di simile (volontaristicamente) per il mio club, non posso non riflettere sul ruolo di secondo piano che in Italia ricoprono la comunicazione, il marketing e ovviamente le RP nello sport.
Mentre il calcio è l'argomento più letto della stampa italiana in generale ed un settore economico di primaria importanza, solo i club di A e B solitamente prevedono figure come il mkt manager (che spesso svolge anche il ruolo di ufficio stampa nei club minori). Pochissime squadre hanno figure specializzate nella comunicazione e nelle RP. 
Non parliamo poi degli altri sport. La stessa funzione che si occupa delle sponsorizzazioni spesso è una figura prestata a questa attività magari con idee anche creative (nelle migliori ipotesi) ma con scarsissime competenze professionali.
Si tratta di un settore enorme con cui dovremmo aprire un dialogo e a cui far capire la rilevanza di un buon piano di marketing&comunicazione e tutti i vantaggi economici che porterebbe alle sponsorizzazioni.
E che invece tralasciamo quasi sempre nei nostri dibattiti.

venerdì 11 gennaio 2008

Pausa Caffé: Il fòtbal all'Ultimo Stadio

Stavo giusto pensando di fare un post su calcio & comunicazione in occasione della ripresa del Campionato. Tra l'altro avendo appena letto il bel libro di Franco Giubilei, Ultimo Stadio. Il Romanzo degli ultrà del Milan pensavo di parlare di tifo, passione calcistica e comunicazione.

Poi stamattina ho trovato un pezzo sul quotidiano di comunicazione Spot&Web che parla della crisi di spettatori negli stadi e allora mi tocca...

Per chi ha frequentato le curve come il sottoscritto, vedere la lenta decadenza del nostro pallone, il fòtbal - come lo chiamano i nostri vecchi - fa una certa tristezza. In realtà magari non è cambiato tanto, ma forse sì...

Torna nostalgia di quel calcio forse abbandonato negli anni '80 fatto di magliette di cotone, calciatori brutti e cattivi con i baffoni, 90°minuto, tutto il calcio minuto x minuto, ecc. ecc.

E allora anche per chi non è milanista leggersi Ultimo Stadio fa bene: dal punto di vista dell'amante del pallone per ripercorrersi trent'anni di calcio vissuto dalla curva; dal punto di vista di chi vuol capire l'incomprensibile mentalità ultras. Il gruppo, la sciarpa, il rito, la trasferta.

E il ruolo della comunicazione, delle RP? Purtroppo, ai comunicatori in quanto esponenti del mainstream dell'economia e della società tocca proprio il compito di spingere verso quel calcio moderno a cui i tifosi dicono NO (questo calcio ci fa Sky-fo - No al calcio moderno) tutto sponsorizzazioni spettacolo tv politically correct che però possiamo aiutare - forse ottimisticamente - ad essere più pulito e trasparente.

Lo spazio economico c'è: c'è tanto da fare dal punto di vista delle sponsorship (interessante ricerca predittiva di Stage Up), della trasformazione degli stadi in luoghi di entertainment a 360°, di comunicazione sportiva ma anche della trasparenza e della responsabilità sociale dello sport più amato e della passione più viva d'Italia.
Con buona pace di tutti noi, ultras ed ex-ultras.







Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/