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mercoledì 28 aprile 2010

Vatican-punto-va vs Vatican-2-punto-zero

Non ho letto molti commenti sulla gestione della crisi di reputazione di Chiesa Cattolica e Vaticano, dal punto di vista strettamente comunicativo.
Ricordo ai tempi di Navarro Valls portavoce, e più in generale ai tempi del papa precedente, un'attenzione all'immagine e alla gestione dei rapporti con i media quasi ossessiva.
Addirittura ricordo una capacità di spettacolarizzare il messaggio della Chiesa paragonabile a quella di tutti i grandi brand (in senso lato).
Se Giovanni Paolo II era sicuramente più comunicativo di PapaRatzi e se Navarro Valls era probabilmente più esperto di Padre Lombardi (il sostituto di NV), ciò che mi chiedo è se e quanto oggi il Vaticano non abbia bisogno di un'agenzia di comunicazione 24h7. 
Ma soprattutto mi chiedo se la crisi di reputazione del vaticano non dipenda anche (oltre che da comportamenti scorretti) da un passaggio di età dall'era dell'informazione  one-to-all (prettamente televisivo) dello scorso papato in cui GP II era una star a un'era dell'informazione all-with-all in cui crolla la possibilità i costruire grandi riti mediatici incentrati sulla superstar (che peraltro non c'è più) e si costruiscono invece rapidamente communities di interesse (contro la chiesa, sugli abusi sessuali, contro le gaffe omosessualità/pedofilia dei vari prelati) in grado di attivare il circuito mediatico internazionale grazie alle bad news a sfondo sessuale.

mercoledì 16 gennaio 2008

Il Gran Rifiuto dei Pap(p)ataci

Chi si occupa di comunicazione sa quanta expertise offra la Chiesa in Italia (la cui istituzione è la CEI) e dal Vaticano nel mondo.
Gestori di public relations per eccellenza dalla notte dei tempi, tutto quello che oggi noi applichiamo nella comunicazione ha un corrispettivo nella vita ecclesiale.

Dai missionari evangelici al fund raising domenicale, dalla lobbying (il capolavoro dell'8 per mille) ai grandi eventi, dai road show internazionali (G.P.II docet) al viral mkt (mi hanno sempre affascinato le posizioni improbabili degli antichissimi graffiti Dio c'è sotto ponti altissimi o in curve autostradali pericolosissime), i geniali slogan propagandistici neoguelfi (il guareschiano Nell'urna Dio ti vede, Stalin no) alla gestione internazionale delle media relations.

Anche nell'ultimo affair, il rifiuto della Saccenza a PapaRazzi mi pare di poter dire che la gestione della crisi è stata eccellente. Basta leggere i titoli, gli editoriali, gli articoli di tutti i giornali italiani; le dichiarazioni di praticamente tutti i politici; il sentimento dell'opinione pubblica cattolica... tutti gli stakeholder della Chiesa (intesa come CEI+Vaticano) concordano su un consenso generalizzato.

Il tutto grazie a un piccolo evento annullato. Una sorta di pseudoevento che sappiamo può far sempre più rumore di un evento realizzato. In questo caso ore di trasmissioni radiofoniche e televisive, centinaia di pagine della stampa nazionale e internazionale. E la bollatura dei cosiddetti laici della Saccenza (67 professori che hanno scritto una lettera interna due mesi fa) al rango di una cinquantina di Pappataci fankazzari fuoricorso.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/