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giovedì 29 ottobre 2015

Litigation PR: tra il Proposito ed il Progetto

Tra il Proposito ed il Progetto. In una situazione di sospensione in cui – apparendo già delineato il se, alla luce di trasformazioni sociali intuibili e quotidiane – è il come a versare ancora in uno stato di incertezza organizzativa e operativa. È quanto emerge dagli atti della Tavola Rotonda “Litigation PR – Linee guida comuni per l’accreditamento e l’operatività”, pubblicati in questi giorni. Intervista (pubblicata su Ferpi.it) al componente del Gruppo di lavoro FERPI Comunicare le professioni Intellettuali, Stefano Martello e al Delegato Ferpi Emilia-Romagna, Biagio Oppi.


Stefano, tu sembri evocare una situazione di stallo, in cui la necessità appare chiara mentre, al contrario, la strategia di attuazione è ancora vaga.
S.M.: Sì, ma non si tratta di una notazione necessariamente negativa o, ancora peggio, di una ammissione di resa nei confronti di un tema che sconta già – rispetto ad altri ambiti europei – un considerevole ritardo, quanto di una opportunità importante per impostare un dialogo comune con le parti professionali interessate e, più in generale, per ricalibrare una relazione fino ad oggi caratterizzata da un certo tono muscolare e non sufficientemente condiviso. Non dimentichiamo che la stessa struttura dello strumento rappresenta, autonomamente, una evoluzione importante del rapporto Comunicatore/Professionista, riunendo le parti non più (solo) sotto lo stesso tetto ma addirittura nella stessa stanza e nell’economia del procedimento giudiziario stesso.
Credo che serva una esatta identificazione non solo delle licenze ad operare ma anche e soprattutto degli spazi d’azione dove operare, con tutte le caratterizzazioni del caso. Pensiamo solo alle differenze sostanziali tra il procedimento penale e i procedimenti in tema di diritto commerciale.
Il tutto, chiaramente, per non compromettere l’efficacia dello strumento (qualunque sia l’ambito trattato) e per evitare sovrapposizioni insidiose che potrebbero pregiudicare sia la resa prettamente giuridica sia quella comunicativa.
Quali sono i temi che meritano particolare attenzione, secondo te?
S.M.: il tema (l’opportunità) di una Fiducia reciproca tra le parti è sostanziale ma non è il solo in ballo. Lo ha già intuito Giampietro Vecchiato: le Litigation PR introducono naturalmente sulla scena un terzo attore (l’Assistito), che non può essere certo definito come un comprimario e che entra, non solo “di diritto” ma anche operativamente, nel tema in discussione.
La riprova di questo ruolo stringente non è rinvenibile solo – anche se indirettamente – nel codice deontologico forense ma anche e soprattutto nella quotidianità. Da appassionato di cinema vorrei citare la storia processuale di Claus Von Bulow (raccontata ne Il mistero Von Bulow del 1991, con un indimenticabile Jeremy Irons – accusato di aver volontariamente provocato il coma della moglie – in cui proprio la personalità dell’imputato, la sua imperturbabilità da molti percepita come freddezza emotiva, giocò un ruolo non indifferente nelle varie fasi del processo. È importante ricordare, inoltre, come sotto la lente d’ingrandimento dei media non andò solo il comportamento tenuto durante il processo ma anche la condotta tenuta prima dei fatti contestati; in particolare, una relazione sentimentale (di cui pure la moglie era a conoscenza) e una relazione matrimoniale alquanto atipica.
Lo stesso tema introduce, così, l’ennesima variabile; quella tutela della Reputazione che a molti (e per ragioni che andrebbero debitamente approfondite anche nella comunità dei Comunicatori) appare quasi superflua e accessoria ma che, al contrario, deve tornare ad essere punto d’origine di una qualsiasi condotta comunicativa.
Stefano, le tue considerazioni conclusive?
S.M..: questa tavola rotonda rappresenta un punto d’inizio, ma più che sull’obiettivo finale vorrei soffermarmi sul metodo scelto. Perché questo evento è stato caratterizzato da una forte condivisione, non solo tra gli Avvocati (idealmente rappresentati dalla Scuola Superiore di Studi Giuridici) e i Comunicatori, ma anche ad un livello più interno, tra la stessa Delegazione che ci ha ospitato ed il Gruppo di lavoro di cui faccio parte. E credo fermamente che questa scelta di metodo possa rivelarsi vincente nel medio lungo termine, sia a livello di organizzazione interna sia nel raggiungimento di quegli obiettivi che tutti noi auspichiamo.

Biagio, come è nata la collaborazione con la Scuola superiore di Studi giuridici dell’Università di Bologna, la Delegazione Ferpi Emilia-Romagna ed il Gruppo di lavoro Comunicare le professioni intellettuali?
B.O.: La tavola rotonda di giugno incentrata sulle Litigation PR rappresenta il terzo evento realizzato insieme al Gruppo di lavoro Comunicare le professioni intellettuali e il secondo con la Scuola superiore di Studi giuridici dell’Università di Bologna: l’anno scorso realizzammo, grazie a Michela Dalla Vite che lavora presso la Scuola, un primo appuntamento sull’organizzazione dello studio professionale; poi a gennaio di quest’anno portammo a Reggio Emilia davanti ad oltre 300 professionisti lo stesso tema. A giugno, sempre grazie a Michela e al gruppo di lavoro, abbiamo segnato un passaggio importante su un tema ancora poco trattato in Italia: le Litigation PR presso la Scuola dell’Università mettendo insieme accademici, professionisti, ordine, la nostra associazione professionale e comunicatori. Quasi tutti gli stakeholder…
Quasi tutti?
B.O.: nel prossimo appuntamento sarebbe proficuo coinvolgere anche le procure e la magistratura da un lato, i giornalisti dall’altro. Questo per riuscire a costruire un percorso condiviso di riflessione che tenga in considerazione tutti gli stakeholder.
Quale contributo può portare la nostra associazione?
B.O.: Io credo che in un territorio ancora inesplorato nel nostro paese, la nostra associazione possa anzitutto contribuire a sviluppare un dialogo in cui i diversi stakeholder si legittimano e si riconoscono a vicenda in maniera ben chiara e definita.
Ai nostri interlocutori come Ferpi possiamo garantire la formazione continua dei nostri associati e la loro adesione a codici deontologici riconosciuti in Italia e condivisi a livello mondiale tramite Global Alliance. A livello interno infine dovremmo essere in grado di promuovere un dibattito aggiornato su dove si sta indirizzando la nostra professione, come abbiamo fatto in particolare negli ultimi anni con gli Stockholm Accords e il Melbourne Mandate.
Gli atti di questa tavola rotonda rappresentano una buona base di partenza su un tema specifico come le Litigation PR che vanno però affrontate e approfondite nel contesto italiano. Vorrei sottolineare come non si tratti di mera teoria, ma che le Litigation PR possono rappresentare un concreto ambito di lavoro per tanti colleghi. Per diffondere questi atti (come suggerito da Toni Muzi Falconi) invitiamo tutti i soci a diffondere il materiale con l’hashtag #LitigationPR ed eventualmente a contattare il gruppo di lavoro per portare questa prima esperienza in giro per l’Italia come abbiamo proficuamente fatto qui in Emilia-Romagna.

lunedì 30 maggio 2011

Straunz-Kahn. AAA cercansi specialisti reputazionali... intendonsi PR? Yesss!

Ormai la convergenza tra servizi di intelligence e servizi di relazioni pubbliche è un dato di fatto. In maniera confusa e non ordinata l'imbuto delle Nasty PR (non più black pr perché presentano un connotato razziale cfr. TMF su ferpi.it) ha risucchiato paparazzi, giornalisti di gossip, detective privati, agenzie di sicurezza e relatori pubici ovviamente. Eccone un esempio d'attualità:Il team di Strauss-Kahn è in procinto di firmare un contratto a Washington con TD International, uno studio di "consulenza strategica" che si occupa sia di relazioni pubbliche che di servizi investigativi ed è gestito da ex ufficiali di operazioni della Cia e diplomatici degli Stati Uniti in pensione. Una seconda azienda "arruolata" è la Guidepost Solutions, che si descrive come una « società di consulenza che offre un servizio completo di indagini e sicurezza».


A Parigi il team di Strauss-Kahn ha chiesto la consulenza, almeno informalmente, di alcuni consiglieri con cui lavorava in passato affiliati a Euro RSCG, uno dei migliori hub di public relation in Francia. Anche se l'azienda ha negato, una fonte vicina alla entourage di Strauss-Kahn ha detto che almeno alcuni dei consulenti che in passato hanno lavorato con l'imputato ora lo continuano tranquillamente ad essere. I«quattro moschettieri» arruolati, dirigenti o ex nella società di pubbliche relazioni Euro RSCG, sarebbero: Stephane Fouks, Anne Hommel, Gilles Finchelstein e Ramzi Khiroun che iniziò a lavorare a stretto contatto con Strauss-Kahn dopo le sue dimissioni come ministro francese delle Finanze nel novembre 1999.
leggi l'articolo del Sole


lunedì 29 novembre 2010

Wiki Leaks... info, disinfo o per sempre ninfo?

Volenti o nolenti con Wiki Leaks dovranno farci i conti le diplomazie di tutto il mondo, i governi  più o meno ipocondriaci e anche i professionisti RP, dato che oltre a incidere sulla reputazione di un paese i leaks colpiscono anche le principali multinazionali.
Stupisce quanto il fenomeno sia sottovalutato nello Stivale e se ne osservi morbosamente solo il re Silvio, ormai nudo, desnudo e contropaccotto.
In realtà a noi interessa l'utilizzo volontario del leak - la fuga di notizie - che è un'antica forma di black PR: lascio scappare detto, per non dire ufficialmente e magari farmi riportare dalla stampa qualcosa che scalfisce il nemico, quindi, dato che i servizi segreti prima o poi cercheranno anche di farne uso anche in forma wiki e già non ne fanno uso.

In questo senso emerge una realtà ancor più virtuale: chi dice il vero? Chi lo certifica? Il Simone Simonini del Cimitero di Praga (a proposito gran libro anche per noi comunicatori) andrebbe a nozze. Con le lumache. Informati, disinformati o ninformati?

domenica 8 novembre 2009

E il cielo è sempre più Black... PR

Saranno sempre di più. Da Sircana a Cosimo Mele, da Max Mosley alla D'Addario, da Noemi a Marrazzo, il futuro prossimo venturo è scritto: Black PR.

L'equazione è multipla ma semplice:
  • video/info-controllo globale e permanente, conseguenza diretta di tecnologie sempre più evolute, più nano, più diffuse, più economiche;
  • crisi dei media tradizionali e quindi ossessiva ricerca dello SCOOP
  • impoverimento della professione giornalistica tradizionale
  • innalzamento della soglia di attenzione del lettore/spettatore
  • personalizzazione della competizione per la ricerca del consenso (elettorale, manageriale, consumistico) e conseguente utilizzo di strumenti per danneggiare gli avversari
Tutto porta a pensare che aumenteranno sempre di più i casi di scandali sexy, aiutati da operatori dell'info-comunicazione (sarebbe interessante indagare la convergenza tra agenzie investigative e/o d'informazione, ag. di comunicazione, press agent, paparazzi, ecc.) la necessità di materiale video/fotografico per i navigatori vouyeristi (basti pensare a Repubblica.it che ha visto crollare i click da quando ha tolto le gallerie di immagini sexy in home page). Sembra che gli unici a non rendersene conto siano proprio i protagonisti della vita pubblica cascati negli ultimi scandali, come pisquamoni direbbero dalle mie parti.
Il lato positivo è che l'aumentata vulnerabilità impone una maggiore trasparenza e comportamenti più corretti. Non è possibile ormai per un uomo/donna pubblico/a pensare di rinchiudere la propria vita privata in un torrione di segretezza.
Quindi l'invito agli uomini pubblici, senza alcun riferimento a Marrazzo, è: scegliete la Retta Via.

giovedì 10 gennaio 2008

Pausa Caffé: Pink PR & Noir PR

Senza confenderle con le black pr con cui si intendono le pr per distruggere la reputazione di avversari (politici, economici, ecc.) come da definizione di Toni MF mi urge la necessità di trovare una definizione per due filoni di pr che stanno inondando il mediascape:

1- le pr da cronaca nera (noir pr?)
2- le pr da cronaca rosa (pink pr?).

Stavo ascoltando Melog stamattina mentre venivo in ufficio (e devo dire che Nicoletti ultimamente è in forma strepitosa: la puntata su Mike di venerdì scorso è imperdibile... vai al forum) che si soffermava su CarlaBruni&Sarkozy ma soprattutto su CosimoMele & Francesca Zenobi.

Sul primo (Bruni-Sarkozy) già si adombrava un disegno di pr degli spin doctors dei due personaggioni: per la storia in sé, per l'anello, ecc.
Sul secondo (CosimoMele - Francesca Zenobi) invece si concentrava per parlare di fisicità sui media. Quello che invece interessa a me è come si tratti di un caso di cronaca nera un filone che all'estero è già un rilevante segmento di pr, gestito da professionisti del settore mentre da noi viene gestito soprattutto da press-agent del mondo dello spettacolo più o meno spregiudicati. Giusta o meno, questa tendenza credo spieghi in parte i toni scandalistici e alcune esagerazioni delle nostrane noir pr.

Invece di concentrarsi sul mantenimento o sul recupero della reputazione degli attori coinvolti, l'obiettivo di un press agent è per definizione apparire sui media a tutti i costi.
Personalmente non vedo nulla di scandaloso nella gestione dei media di casi noir (ma anche pink), dove però questa gestione risponda ad un minimo di principi etici.

A livello economico è un segmento interessante. E forse i PROs italiani potrebbero anche contribuire ad una regolamentazione etica maggiore di quella che i nostri colleghi giornalisti (non) riescono a dare.


Lode pro-Melog di un Melogmane convinto
Di sfuggita lode a Melog: utile a tutti noi RP per cogliere scenari e trend di tv e new media che Nicoletti sa tracciare in maniera magistrale e a cui il suo pubblico partecipa in maniera massiccia.

venerdì 21 dicembre 2007

Preghiera di fine anno di un relatore pubblico miscredente

(copio pari pari dal sito Ferpi.it)
di Toni Muzi Falconi

Padre nostro, è stato un anno duro per noi relatori pubblici!
E' vero, siamo noi stessi le cause dei nostri mali ma in 2007 anni ci hai insegnato che se ci pentiamo dei nostri errori possiamo andare assolti…..ed eccomi qui.


1.Nessuno di noi si è salvato dal peccato di manipolazione della realtà: vale per chi lavora per lo Stato e per le imprese, ma anche -e forse soprattutto- per il sociale. Fai che si possa intravedere uno spiraglio dove i nostri contenuti, le nostre soffiatine, i nostri gossip, i nostri wom (word of mouth) corrispondano almeno in buona parte alla realtà che conosciamo e che le eventuali veniali esagerazioni non producano conseguenze indesiderate sugli altri.


2.Pochi sono riusciti a stare lontano dalla moda della corporate social responsibility: praticamente non c'è nessuno di noi che oggi non vanti una specializzazione in materia, e di questa siamo diventati i più ferventi propagandisti, perché mai come ora organizzazioni private, pubbliche e sociali si sentono costrette dai colleghi del rotary sotto casa ad affidarci campagne dedicate a valorizzare le palle che mettiamo in bocca ai nostri clienti e datori di lavoro.
E' vero, qualcuno si salva, ma sono pochissimi.
Fai che il 2008 sia l'anno in cui qualcuno di noi cominci a capire che la comunicazione socialmente responsabile è -sì- più difficile, ma molto più efficace della csr e che si sviluppi la consapevolezza che la cr (senza la esse) è un modo di essere orizzontale delle organizzazioni e non uno strumento di comunicazione.

3.Praticamente nessuno ha investito con modalità innovative nel misurare e valutare le attività di relazioni pubbliche. Anche se si diffondono le società di servizio che offrono una gamma di opportunità, spesso con tanta grossolanità: ad esempio coloro che fanno le analisi della reputazione multiclient, come se i pubblici influenti fossero gli stessi per due organizzazioni (persino concorrenti…)…si continua imperterriti a calcolare l'ingombro dei ritagli stampa attribuendo loro un valore simile (o addirittura moltiplicato) della pubblicità! Pochissimi coloro che hanno capito che la sola cosa misurabile davvero è la qualità della relazione con i pubblici influenti. Troppo difficile? Ma noi, non siamo relatori pubblici?


4.E' un fatto: la maggior parte dei lettori di questo sito (ndr. Ferpi.it) non è associata alla Ferpi. Questo implica che, se in qualche modo pensi di fare il relatore pubblico, stai producendo un danno a te stesso e alla tua professione. Capisco che bisogna avere un bel fegato per fare una affermazione del genere, ma pensa all'avvocato, al revisore, al medico… che non è iscritto all'ordine: te ne serviresti? Perché non ci aiuti a migliorare e a contare di più?

5.E' stato un anno in cui le black pr hanno fatto follie anche in Italia. Pensate al caso Corona oppure a quello Sircana. Possibile che non riusciamo a evitare di usare le relazioni pubbliche non soltanto per rafforzare l'identità e le relazioni del nostro cliente/datore di lavoro, ma anche per distruggere il suo concorrente o nemico di turno?

6.E quando è stata l'ultima volta che abbiamo aiutato uno studente di relazioni pubbliche offrendogli uno stage, sistemandogli una tesi, dandogli qualche buon consiglio? Pensiamo davvero che siano solo delle bestie da soma? Ma ci siamo fatti una idea dei corsi che seguono? O pensiamo che stiano li a fare degli studi inutili? In realtà, quegli studi sarebbe utili anche a ognuno di noi.


7.Pippe, pippe, pippe….ecco cosa molti di noi pensano della ricerca e della costruzione di un corpo di conoscenze delle relazioni pubbliche. Ma possibile essere così coglioni e buttarsi a mare quando invece sarebbe importante che le nostre riflessioni (e qualche volta ci capita pure ci pensare..no?) entrassero a far parte di quel corpo di conoscenze?
Buon anno a tutti.

Grazie TMF

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/