Tra il Proposito ed il Progetto.
In una situazione di sospensione in cui – apparendo già delineato il
se, alla luce di trasformazioni sociali intuibili e quotidiane – è il
come a versare ancora in uno stato di incertezza organizzativa e
operativa. È quanto emerge dagli atti della Tavola Rotonda “Litigation
PR – Linee guida comuni per l’accreditamento e l’operatività”,
pubblicati in questi giorni. Intervista (pubblicata su
Ferpi.it) al componente del
Gruppo di lavoro FERPI Comunicare le professioni Intellettuali, Stefano
Martello e al Delegato Ferpi Emilia-Romagna, Biagio Oppi.
Stefano, tu sembri evocare una situazione di stallo, in cui
la necessità appare chiara mentre, al contrario, la strategia di
attuazione è ancora vaga.
S.M.: Sì, ma non si tratta di una notazione necessariamente
negativa o, ancora peggio, di una ammissione di resa nei confronti di un
tema che sconta già – rispetto ad altri ambiti europei – un
considerevole ritardo, quanto di una opportunità importante per
impostare un dialogo comune con le parti professionali interessate e,
più in generale, per ricalibrare una relazione fino ad oggi
caratterizzata da un certo tono muscolare e non sufficientemente
condiviso. Non dimentichiamo che la stessa struttura dello strumento
rappresenta, autonomamente, una evoluzione importante del rapporto
Comunicatore/Professionista, riunendo le parti non più (solo) sotto lo
stesso tetto ma addirittura nella stessa stanza e nell’economia del
procedimento giudiziario stesso.
Credo che serva una esatta identificazione non solo delle
licenze ad operare ma anche e soprattutto degli spazi d’azione
dove operare,
con tutte le caratterizzazioni del caso. Pensiamo solo alle differenze
sostanziali tra il procedimento penale e i procedimenti in tema di
diritto commerciale.
Il tutto, chiaramente, per non compromettere l’efficacia dello
strumento (qualunque sia l’ambito trattato) e per evitare
sovrapposizioni insidiose che potrebbero pregiudicare sia la resa
prettamente giuridica sia quella comunicativa.
Quali sono i temi che meritano particolare attenzione, secondo te?
S.M.: il tema (l’opportunità) di una
Fiducia reciproca
tra le parti è sostanziale ma non è il solo in ballo. Lo ha già intuito
Giampietro Vecchiato: le Litigation PR introducono naturalmente sulla
scena un terzo attore (l’Assistito), che non può essere certo definito
come un comprimario e che entra, non solo “di diritto” ma anche
operativamente, nel tema in discussione.
La riprova di questo ruolo stringente non è rinvenibile solo – anche
se indirettamente – nel codice deontologico forense ma anche e
soprattutto nella quotidianità. Da appassionato di cinema vorrei citare
la storia processuale di Claus Von Bulow (raccontata ne
Il mistero Von Bulow
del 1991, con un indimenticabile Jeremy Irons – accusato di aver
volontariamente provocato il coma della moglie – in cui proprio la
personalità dell’imputato, la sua imperturbabilità da molti percepita
come freddezza emotiva, giocò un ruolo non indifferente nelle varie fasi
del processo. È importante ricordare, inoltre, come sotto la lente
d’ingrandimento dei media non andò solo il comportamento tenuto
durante il processo ma anche la condotta tenuta
prima dei
fatti contestati; in particolare, una relazione sentimentale (di cui
pure la moglie era a conoscenza) e una relazione matrimoniale alquanto
atipica.
Lo stesso tema introduce, così, l’ennesima variabile; quella tutela
della Reputazione che a molti (e per ragioni che andrebbero debitamente
approfondite anche nella comunità dei Comunicatori) appare quasi
superflua e accessoria ma che, al contrario, deve tornare ad essere
punto d’origine di una qualsiasi condotta comunicativa.
Stefano, le tue considerazioni conclusive?
S.M..: questa tavola rotonda rappresenta un punto d’inizio, ma
più che sull’obiettivo finale vorrei soffermarmi sul metodo scelto.
Perché questo evento è stato caratterizzato da una forte condivisione,
non solo tra gli Avvocati (idealmente rappresentati dalla Scuola
Superiore di Studi Giuridici) e i Comunicatori, ma anche ad un livello
più interno, tra la stessa Delegazione che ci ha ospitato ed il Gruppo
di lavoro di cui faccio parte. E credo fermamente che questa scelta di
metodo possa rivelarsi vincente nel medio lungo termine, sia a livello
di organizzazione interna sia nel raggiungimento di quegli obiettivi che
tutti noi auspichiamo.
Biagio, come è nata la collaborazione con la Scuola superiore
di Studi giuridici dell’Università di Bologna, la Delegazione Ferpi
Emilia-Romagna ed il Gruppo di lavoro Comunicare le professioni intellettuali?
B.O.: La tavola rotonda di giugno incentrata sulle Litigation PR rappresenta il terzo evento realizzato insieme al
Gruppo di lavoro Comunicare le professioni intellettuali e il secondo con la
Scuola superiore di Studi giuridici dell’Università di Bologna:
l’anno scorso realizzammo, grazie a Michela Dalla Vite che lavora
presso la Scuola, un primo appuntamento sull’organizzazione dello studio
professionale; poi a gennaio di quest’anno portammo a Reggio Emilia
davanti ad oltre 300 professionisti lo stesso tema. A giugno, sempre
grazie a Michela e al gruppo di lavoro, abbiamo segnato un passaggio
importante su un tema ancora poco trattato in Italia: le Litigation PR
presso la Scuola dell’Università mettendo insieme accademici,
professionisti, ordine, la nostra associazione professionale e
comunicatori. Quasi tutti gli stakeholder…
Quasi tutti?
B.O.: nel prossimo appuntamento sarebbe proficuo coinvolgere
anche le procure e la magistratura da un lato, i giornalisti dall’altro.
Questo per riuscire a costruire un percorso condiviso di riflessione
che tenga in considerazione tutti gli stakeholder.
Quale contributo può portare la nostra associazione?
B.O.: Io credo che in un territorio ancora inesplorato nel
nostro paese, la nostra associazione possa anzitutto contribuire a
sviluppare un dialogo in cui i diversi stakeholder si legittimano e si
riconoscono a vicenda in maniera ben chiara e definita.
Ai nostri interlocutori come Ferpi possiamo garantire la formazione
continua dei nostri associati e la loro adesione a codici deontologici
riconosciuti in Italia e condivisi a livello mondiale tramite Global
Alliance. A livello interno infine dovremmo essere in grado di
promuovere un dibattito aggiornato su dove si sta indirizzando la nostra
professione, come abbiamo fatto in particolare negli ultimi anni con
gli Stockholm Accords e il Melbourne Mandate.
Gli atti di questa tavola rotonda rappresentano una buona base di
partenza su un tema specifico come le Litigation PR che vanno però
affrontate e approfondite nel contesto italiano. Vorrei sottolineare
come non si tratti di mera teoria, ma che le Litigation PR possono
rappresentare un concreto ambito di lavoro per tanti colleghi. Per
diffondere questi atti (come suggerito da Toni Muzi Falconi) invitiamo
tutti i soci a diffondere il materiale con l’hashtag #LitigationPR ed
eventualmente a contattare il gruppo di lavoro per portare questa prima
esperienza in giro per l’Italia come abbiamo proficuamente fatto qui in
Emilia-Romagna.