venerdì 12 dicembre 2008

Da Orlando: impressioni recessive & prospettive

Sono al PRI di Orlando. la piu' importante fiera al mondo del motorsport. Proprio stanotte il Senato americano ha respinto per diversi motivi la richiesta di aiuti economici a GM, Ford e Chrysler. Oggi USA Today parlava di 2 milioni e mezzo di posti di lavoro che salteranno nel settore, di cui gran parte di questi nell'indotto.

L'altra sera in TV i rappresentanti delle tre case automobilistiche rispondevano in Senato a un'audizione proprio sul tema dei sussidi. Non ne sono usciti bene (si dice qui): elemosinavano aiuti dopo un secolo di potere assoluto. L'intera industria dell'automotive e' stata scossa: anche la nicchia (e chiamala nicchia) del motorsport e' rimasta scioccata. Orgoglio ferito, la consapevolezza di contare meno, l'idea che un epoca sia finita...
La parola che circola qui e' slow. Tradotto in gergo nostrano loffio.
Per tanti si tratta pero' (e non la retorica di un pr) di un'opportunita' in particolare dal punto di vista della comunicazione, del marketing e del posizionamento. Addirittura oggi abbiamo parlato con un costruttore che si sta spostando sul settore advertising (con strumenti molto evoluti e innovativi) perche' se il settore non tiri "you need to advertise!"
C'e' comunque un clima non proprio elettrizzato. Di positivo c'e' che tante imprese americane si rivolgeranno all'estero perche' il mercato interno non basta piu', mentre prima era sufficiente per stare bene. Per noi comunicatori europei un'opportunita' in piu'. We'll see.

lunedì 8 dicembre 2008

Wired Italia... miticool

L'ho scoperto oggi: "In edicola dal 19 febbraio il mensile che racconta le idee e le persone che stanno cambiando il mondo... Wired Italia".

La versione italiana del magazine che più ho penato tanto da doverla elemosinare al mio edicolante di corso Vittorio Emanuele (eh già... a Modena non arriva regularly).
Per me è quasi uno ziòc! Anzi è proprio uno ziòck col ck.
Non sono molto up-to-date a quanto pare dato che non lo sapevo. E' che a frequentare certa gente.

Lunga vita a Wired Italia. Suggerisco di inserire una rubrica sulle pr 2.0. Il sito è www.wewired.it; su Facebook si trova già un gruppo e poi c'è il blog del direttore (a cui pare abbiano rubato l'identità su feisbuk proprio) e ancora twitter e flickr. Già abbonatomi. Miticool!


sabato 6 dicembre 2008

Feisbùk... ma 'ndò vai

Fino a qualche mese fa liquidavamo Facebook (usandolo mattina, pome e sera) come il social network ludico, del tempo libero, amici-ci e foto-foto. E intanto i brainworkers più di tecnotendenza fra noi si iscrivevano ai vari social network professionali: da LinkedIn a Viadeo, da Naymz a PRItalia, ecc.
Oggi davanti alla crescita impetuosa di FB, alla sua progressiva occupazione dell'anagrafe mondiale, forse diventa lecito chiedersi se FB non è destinato a diventare la grande piattaforma web 2.0 sui cui si possono innestare i diversi tipi di uso del social network: professionale, ludico, socialamoroso, spionistico... Una sorta di grande portale del 2.0 con tutti i rischi e i vantaggi del quasi-monopolista.

Esempio concreto: la community dei professionisti e degli interessati alle Relazioni Pubbliche. C'è PRItalia, c'è il social network dell'associazione professionale FERPI, ci sono diverse cose internazionali su LinkedIn e Viadeo, e via così. Ma se io voglio iscrivermi (o creare) un network, qualcosa di always connected, ma soprattutto integrato ai principali strumenti 2.0 (tutta la galassia dei widget che trovo su FB) e popolato dalla quasi totalità della cyberpopolazione... dove vado? Su FB.
La massa critica raggiunta è tale per cui io so che tutti lì ci sono.
L'altro giorno è uscito con Nova 24 un allegato su Facebook e sui social network. Me lo sto sfogliando, ma non ho ancora trovato una risposta. Help me!

mercoledì 3 dicembre 2008

L'Opinione Pubica

L'altro ieri durante la presentazione del videolibro di TMF a Scienze della Comunicazione di Bologna (aula 5, dove mi sono laureato qualche anno fa) Toni sollecitato da Omer Pignatti ha affermato che oggi l'opinione pubblica non esiste più, o almeno non più come la conoscevamo nel secolo scorso: esiste una sfera pubblica (mainstream e grandi opinion leader) e diverse opinioni pubbliche che si formano e si disfano su diversi luoghi mediatico/identitari, mentre i comportamenti della gente non seguono i ragionamenti... TMF ha poi chiuso suggerendo che a noi PR serve un po' più di psicologia e un po' meno sociologia.

Prendo questi tre spunti che mi riconducono alle riflessioni che ho scritto ultimamente.

E' un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che ho sottolineato negli ultimi post. I comportamenti collettivi seguono ultimamente isterie sempre più info-nervose che hanno una spiegazione mediatica: allarmismi, giornalismo strillato, corto circuito informazione-intrattenimento, ecc.

L'impoverimento professionale della categoria giornalisti, sempre meno mediatori, è proporzionale ad un calo di qualità generale, ma inversamente proporzionale all'effetto che i media mainstream hanno nei comportamenti collettivi: mi sembra sempre più che tutti corrano dietro a quattro/cinque grandi items del giorno, dimenticandosi da un giorno all'altro di temi importanti. Ma quali sono questi media mainstream: i telegiornali nazionali, i tre quotidiani principali, Repubblica.it, diverse trasmissioni radio, poi...

E come reagiscono i pubblici? Cambiano le opinioni, cambiano i comportamenti? Oppure nel clima di insicurezza generale si resta fermi nelle proprie convinzioni ma si seguono i comportamenti più adatti al momento? Il movimento dell'opinione pubblica si trasfromando in un movimento di pancia o peggio ancora... siamo già nell'era all'opinione pubica?

sabato 29 novembre 2008

Un anno di Pranista

Oggi questo blog compie un anno. Il primo post "Non dite a mia madre che faccio il... Pranista" risale al 29 novembre 2008. Il blog divenne effettivamente pubblico solo un mese più tardi con l'accessibilità e la visibilità a tutti, insieme a un piccolo lavoro di mail mirato ad altri blog, colleghi e amici.
In un anno Pranista ha raggiunto una media di 40 visite al giorno, numerose citazioni e pubblicazioni su siti e blog di comunicazione, un ottimo posizionamento su google.
Oggi in considerazione di diversi fattori che partono dall'invecchiamento dello strumento blog e arrivano all'attuale situazione economica generale e di settore, ho deciso di cambiare registro: Pranista diventerà un mezzo di più agile consultazione molto integrato ai circuiti sociali professionali e godrà di una promozione più sistematica, cosa che ad oggi non ho ancora fatto.
Con l'obiettivo di dare spunti di riflessione, offrire contenuti di qualità e proporre punti di vista alternativi al main stream comunicativo.



mercoledì 26 novembre 2008

Web 2.0: un'arma in più contro la crisi?

Leggo con interesse gli interventi del collega Stancapiano e di Stefano Mosetti su Ferpi.it (che ahimé non mi pubblica più da qualche mese) e la nascita del gruppo Ferpi dedicato ai social media... cui mi corro ad iscrivere. Poi scorro le notizie del sito Ferpi quasi ormai interamente dedicato al web 2.0.

In un anno l'argomento 2.0 è ormai diventato dominante anche nel dibattito delle rp e della comunicazione: anche ieri sera incontrando un professionista di altissimo livello di marketing turistico nazionale/internazionale ci siamo soffermati sull'uso di YouTube e social network per generare buzz, eccetera eccetera.
Tanti poi indicano, giustamente, a possibilità di utilizzare il 2.0 come strumento di comunicazione low budget e anticrisi.
Mi trovo completamente d'accordo, ma riprendendo anche alcuni degli ultimi post mi preme affermare proprio in questo sistema iperframmentato la crescente importanza dei gatekeeper dell'informazione che dettano l'agenda anche al sistema dei social network. Gatekeeper dell'informazione che oggi sono sempre più decisivi e articolati su dimensioni geografiche e tematiche particolari... da continuare.


lunedì 24 novembre 2008

Paura & Delirio a Las Medias

Torno sull'argomento che avevo postato qualche tempo fa (in relazione a un intervento di TMF), stimolato dal bell'articolo uscito ieri su Repubblica a cura di Ilvo Diamanti Come si fabbrica l'insicurezza collegato al rapporto Demos sull'insicurezza uscito nei giorni scorsi...
Sono sempre più convinto del fatto che dobbiamo confrontarci con un corpo sociale globale costituito da diverse opinioni pubbliche, che seguono da un lato stimoli sempre più semplificati (paura e euforia) ben orchestrabili tramite gli old-mass-media (TV generalista e giornali pop) e dall'altro sono sempre più spezzettati in singoli segmenti/target/nicchie difficili da controllare ma facilissime da raggiungere (web 2.0, radio, microzines).

Tenendo presenti gli insegnamenti dell'agenda setting, applicata al panorama infomediatico odierno paradossalmente mi trovo ad essere sempre più convinto che l'old media TV torni ad essere sempre più importante a livello macro.

Mentre i micro livelli di comunicazione infatti possono permettersi di stravolgere le idee dell'opinione dominante, permettendo anche fortissimi flussi di identificazione (fino ad arrivare a microgruppi estremisti o iperfocalizzati) il macrolivello è dominato da input irrazionali che escono dalla TV. Anche in senso positivo si badi: basti pensare all'influenza che hanno certe inchieste di Report o le denunce di Striscia sull'agenda pubblica.


Il fatto che oggi il rapporto Demos dica che gli italiani non percepiscono più insicurezza da criminalità è un dato eclatante. Non si tratta del fatto che gli italiani siano più sicuri oggettivamente, ma che una certa idea di insicurezza/sicurezza basata sul luogo comune dell'immigrato-delinquente oggi non passa più di continuo sul media televisivo. Oggi stradomina l'emergenza crisi economica che si avviluppa su di sé sempre di più (come prima il binomio insicurezza-intolleranza) creando anche output reali: vendita di azioni, alibi per casse integrazioni più o meno giustificate, dilazione dei pagamenti, ecc.

Quale il ruolo del comunicatore? Oggi si divarica sempre più il ruolo dello spin doctor e del comunicatore: non possiamo non cercare di rafforzare la legittimazione del ruolo del comunicatore etico - socialmente responsabile. Il comunicatore etico dovrebbe evitare di utilizzare le emergenze, dovrebbe cercare di ascoltare i propri pubblici, dialogando con l'azienda e generando spirali virtuose.

Lo spin doctor invece continuerà a cavalcare l'emergenza come strumento di influenza sui media old & new.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/