giovedì 8 novembre 2012

Qualche risposta/proposta al Melbourne Mandate


Premesso che ritengo il Melbourne Mandate un ottimo lavoro, ho qualche appunto che mi è venuto in mente... l'ho pubblicato sul sito Melbourne Mandate e lo lascio in inglese anche qui, perché così lo ho pubblicato sul sito. Ho utilizzato gli Stockholm Accords (non solo per e con Ferpi) ma anche all'interno della mia organizzazione nella lavoro quotidiano, ottenendo un riconoscimento del valore del ruolo e della professione.
Il Mandato, dopo il report "Bulding Belief", mi aiuta a rinforzare e rinnovare alcuni concetti di estrema importanza.


- Does the Melbourne Mandate capture the most critical emerging areas of value for public relations and communication management?

 In section 3 (the role of PR in the society) I see from an italian perspective a relatively recent emerging area that regards the intercultural or multicultural challenges that communities have to face. I am expecting a moro and more important involvement of PR in this issue.

 - The Melbourne Mandate’s first section focuses principally on the role of public relations in organizations; the second focuses on our interaction with stakeholders; and the third focuses also on the responsibility to society. Is the balance right?

 I think it's balanced. Nevertheles, regarding the first point we have to take into account that Values, Leadership and Culture are very often specific tasks of HR departments while our colleagues are usually mainly focused on internal communication tools and programs or, at the best, on the envisioning phase. We must work together with HR and dominant coalitions in the organizations to earn the gallons for these tasks and to demonstrate our competencies. That's possible but not always given. We must think our effort as a cooperative effort more than a competition with other functions but, again, this is not given. In this section we should also try to differentiate the mandate for senior and junior (manager and specialist) professionals: the Arthur Page Society report always refers to CCO (Communication Chief Officer) stressing a fundamental difference.

 - Can the Melbourne Mandate be applied in every culture, or are variations required? If so, which specific variations and why?

 Not all cultures are mature for some challenges; very often we can see cultural differences in the same geographical area or in the same organization also. PR professionals should try to apply it as much as they can, but I guess more as a "striving for perfection"...

 - The Melbourne Mandate includes some high aspirations for public relations. How can we prepare ourselves – as professionals and as a profession – to live up to these aspirations?

 PR assocations will have the crucial role of promoting these aspirations to students, to junior and to senior professionals. It's not an easy task because aspirations are linked to responsibilities. The Mandate is an important starting point and a powerful opportunity (as also Stockholm Accords have demonstrate to be) but have to be promoted with a special focus on Universities and beginners.

- As a professional, how could you actually use the Melbourne Mandate to advocate the role and value of public relations?

 I will start to promote its contents through Ferpi (the italian association of PR pros) but in particular I will use it in my organization and with local stakeholders, such as universities of the area, trade unions, institutions...

mercoledì 7 novembre 2012

Ultimi giorni per contribuire in maniera sostanziale alla definizione finale del Melbourne Mandate.



Come già scritto nei giorni scorsi, la Global Alliance for Public Relations & Communication Management ha rilasciato la prima bozza del mandato di Melbourne, una nuova call to action per le nuove aree di valore nelle relazioni pubbliche e la gestione della comunicazione. Il mandato sarà finalizzato tra questa e la prossima settima  per il World PR Forum, dove i delegati discuteranno il contenuto del documento.
A questo indirizzo (
http://melbournemandate.globalalliancepr.org/?p=316#respond) è possibile leggere il testo del Melbourne Mandate, in particolare cercando di capire se esso risponde in maniera efficace alle seguenti domande, a cui tutti i professionisti sono chiamati a offrire il proprio punto di vista.

- Il 
Melbourne Mandate riesce a prendere in considerazione le aree più critiche per il valore delle relazioni pubbliche e dellacomunicazione di oggi?
- la prima sezione del Melbourne Mandate si concentra principalmente sul ruolo delle relazioni pubbliche nelle organizzazioni, mentre la seconda si concentra sulla nostra interazione con gli stakeholder e la terza si concentra sulla responsabilità verso la società. E' un equilibrio corretto?
- Può il Melbourne Mandate essere applicato in tutte le culture o sono da prevedere variazioni? Se sì, quali variazioni specifiche e perché?
- Il Melbourne Mandate include finalità di alto livello per le relazioni pubbliche. Come possiamo prepararci - come professionisti e come professione - per riuscire ad essere all'altezza di queste finalità?
- Come professionista, come si potrebbe effettivamente utilizzare il Melbourne Mandate per sostenere il ruolo e il valore delle relazioni pubbliche?

domenica 4 novembre 2012

Commento al pezzo di TMF SU HuffPo



Accolgo il consiglio di chiusura, anche come RP se mi interessa di più cercare di ragionare su Reputazione, Identità e Immagine. 
A volte mi chiedo se i cambiamenti degli ultimi anni siano terminati o se altri se ne prospettano. Senza voler essere troppo meccanicista, è chiaro che l'impatto sociale di ulteriori nuove rivoluzioni digitali potrebbe sconvolgere ulteriormente i modelli che ci stiamo dando. Ma dando per buono l'hic et nunc, non lasciamoci sfuggire l'occasione.
Dagli Stockholm Accords a Building Belief, fino al Melbourne Mandate io ritengo che i Relatori Pubblici abbiano oggi l'opportunità epocale di COSTITUIRE un modello che ridefinisce il senso della nostra professione e che muta l'approccio delle organizzazioni alla comunicazione e al governo delle relazioni.

Occorre anche individuare e proporre i casi concreti delle organizzazioni più mature (come dice Toni il caso di IBM, ma anche GE) spostando decisamente il posizionamento delle RP tra le discipline di business management da un lato e il nostro ruolo all'interno delle organizzazione sul versante strategico decisionale.

Per sfruttare quest'opportunità storica, noi professionisti siamo i primi a doverci fare carico di questo cambiamento: facendo proprio un modello che è anzitutto una messa in discussione degli approcci precedenti ma anche un radicale cambiamento di ruolo. Siamo pronti a rinunciare a al punto G dello spin per imbarcarci nel governo delle relazioni? E' giusto creare una distinzione interna alla categoria? Di quali competenze abbisognano i Relatori Pubblici dei prossimi anni?

sabato 3 novembre 2012

Punto s.G(rillet)

Grillo è stato sgodevole con l'usicta del punto G. Ok. Sgodevole e maschilista.
Tuttavia ritengo che il richiamo ai suoi abbia molto senso su due livelli: 

  1. evitare i talk show televisivi permette al movimento di non diventare la stessa cosa della casta contro cui Grillo si posiziona in termini antitetici. 
  2. i singoli esponenti non hanno la capacità di sintesi di Grillo che riesce a tenere insieme di tutto e di più, perché trasforma il discorso politico in satira e la satira in discorso politico. 

Punto.
Tutto il resto sono speculazioni inutili. Tecnicamente a livello comunicativo Grillo ha ragione; che i suoi partecipino a incontri nelle piazze, sulle radio, nei dibattiti internet: tutto ciò che è si rivolge a microtarget e pubblici selezionati... ma non alla massa, non rischiando di diventare la stessa cosa degli altri (il Talk show mcluhanianamente trasforma tutti nella stessa cosa).
I grillini non vincono perché hanno un programma particolarmente entusiasmante e/o illuminato, ma semplicemente perché:

  1. non fanno parte della Casta e si propongono come unico movimento di pulizia e onestà (non è un caso che Di Pietro cominci a flirtare amabilmente, avendo terminato la sua mission antiBerlusconiana)
  2. prendono voti a destra e manca da tutto il Nimbismo esistente (No TAV, No G8, No Rigassificatori, No Discariche, No ecc No ecc.) condito delle varie ideologie del momento, territorialismo, ambientalismo, ecceterismo. Ma in questo caso il plus grillino è riuscire a integrare tutti i vari gruppi ANTI in un unico movimento che però insieme si sintetizza solo con l'abilità e i giochi di prestigio di G. Punto G.

mercoledì 31 ottobre 2012

Che opportunità per noi RP. Sfruttiamole

Ho finalmente cominciato a focalizzarmi sul Melbourne Mandate e sugli interventi al World PR Forum che dovrò fare. Saranno due:
  • uno al panel di Toni Muzi Falconi sugli Stockholm Accords che riguarderà l'implementazione degli S.A. in Italia;
  • l'altro intitolato Restoring Confidence in una pre-sessione della Global Alliance dedicato alle associazioni professionali.
Ammetto che era parecchio che non tornavo sui temi degli S.A. e sul Melbourne Mandate. Colpevolmente, dato che la mia delega in Ferpi riguarda proprio gli S.A. Purtroppo dal terremoto in avanti non ho avuto un minuto di tempo e un centimetro di spazio mentale da dedicare ad altro che a quello e all'impatto sull'azienda e sull'area.
Riprendendoli in mano devo ammettere però che l'opportunità che abbiamo di partecipare a questo periodo di cambiamento è un'opportunità storica, per il valore dei contenuti per la professione, per la società in generale e per le organizzazioni che possono beneficiarne.

Ad esempio, riflettevo (solo oggi)  sul fatto che di recente all'interno dell'organizzazione multinazionale per cui lavoro ho fatto anche qualcosa di buono per la professione:

  • aver fatto inserire nella missione e in alcune procedure del gruppo comunicazione  sia il tema della GOVERNANCE sia quello del MANAGEMENT è fondamentale per accrescere l'importanza e il riconoscimento della funzione comunicazione in tutta l'organizzazione e esternamente;
  • aver spinto per inserire un percorso di MISURAZIONE (mai fatto finora) della comunicazione interna per tutta l'azienda è stato un altro passo che porterà dei frutti.
    • Due piccole cose ma due cose importanti per me e per i colleghi comunicatori del gruppo; ed in ultima analisi anche per la cultura della comunicazione dell'azienda stessa.


Quest'anno abbiamo avuto l'opportunità di leggere il documento della Arthur Page Society, Building Belief, e di partecipare all'hub di Melbourne Mandate. Son convinto che siamo in un momento decisivo di cambiamento della nostra professione.
Non perdiamo l'occasione! (e lo dico a me per primo)

domenica 28 ottobre 2012

Di nuovo in viaggio dopo la lunga pausa

La mappa della Via Emilia nella Tabula Peutingeriana
Una lunga pausa su questo blog, a partire dall'inizio del terremoto ma una pausa già presente nel mio intimo e solamente accentuata dalla mancanza di tempo in questi ultimi mesi. 
Una pausa non solo dovuta al terremoto, ma all'interrogativo sul senso di uno spazio pubblico di questo tipo alimentato da riflessioni private, che spesso trovano più immediata enunciazione su Twitter o Facebook.

In realtà ritengo che il blog come strumento, pur avendo attraversato cambiamenti radicali in oltre dieci anni della sua esistenza, abbia ancora un suo senso.
Sicuramente meno social di qualche tempo fa, certamente più in grado di approfondire il pensiero di una battuta su FB o un micropost su Twitter. Ogni blogger fa un uso suo personale, personalizzato e differente dagli altri.

La mia necessità è oggi quella di ritornare a scrivere appunti e riflessioni sul ruolo delle Relazioni Pubbliche, utilizzando questo diario personale - ma pubblico - per ricostruire un filo logico e una mappa di navigazione ripercorribile. 
Come quando, dopo qualche gara con scarsi risultati, il golfista sente finalmente che il golf fluisce bene, oggi sento di essere pronto a ricominciare una nuova fase di PRanista.

domenica 10 giugno 2012

Appunti di Terremoto

Parliamo solo di terremoto. A cena, a colazione, con gli amici, con i parenti, nei momenti di relax... E al lavoro lavoriamo contro questo fantasma, che nessuno sa se e quando tornerà, con che forza e per fare cosa.
Parliamo solo di terremoto e le costruzioni che stiamo smantelllando fanno da scenografia a questa situazione.
Vigili del fuoco di ogni parte d'Italia, operai di società edili, colleghi di lavoro con l'elmetto.
Dopo la prima settimana, in cui avevamo progettato il ripristino e messo le basi per ripartire, la seconda scossa pesante, quella del 29 maggio, ci ha bloccato.
Edifici inagibili, paure, momenti di sconforto.
Oggi stiamo trasferendo temporaneamente uffici e stabilimenti di produzione nel circondario in aree sicure e in costruzioni realmente antisismiche. I giornali e le tv continuamente arrivano ai cancelli a chiedere informazioni, cercare polemichine con cui costruire un paio di tramissioni, qualche pagina di giornale. Dichiarazioni per andare a solleticare politici e polemisti di mestieri.
La cosa che ho direttamente percepito è che comunque tutti i giornalisti si muovano simultaneamente sulle stesse linee d'onda.
Il racconto mediatico nonostante il numero di mezzi, operatori, testate, segue una narrazione molto omogenea:dopo il 20 il tema era "l'economia distrutta", il capannone danneggiato e i cassintegrati;
dopo il 29 nell'immediato "il morto e il ferito" e le famiglie;
poi c'è stata nuovamente "l'economia distrutta" (con la paura delle multinazionali in fuga, le piccole aziende colpite, il formaggio rovinato);
da qualche giorno c'è il tema del "nuovo decreto" sulla messa in sicurezza degli edifici;
da ieri "il grande allarme".
Mi ha colpito molto questa omogeneità questa mancanza di letture alternative o parallele.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/