sabato 7 febbraio 2015

La CSR: riallinearla, misurarla. Ma non è un lavoro per soli PR

Un bell'articolo dell'Harvard Business Review Jan./Feb. 2015, intitolato "The Truth about CSR" (anche nella versione italiana su HBR Italia... cerca di sistematizzare un approccio integrato e strategico alla CSR.
Infatti troppo spesso le organizzazioni confondono involontariamente (o mischiano volontariamente) i piani in cui la Corporate Social Responsibility si esprime, senza allinearli al business e ai valori fondati l'organizzazione. 
Gli autori (Kasturi Rangan, Lisa Chase e Sohel Karim) sostengono che benché ampiamente accettato, l'obiettivo del “valore condiviso” non rappresenti la norma e i tre teatri (filantropia, miglioramento dell'efficienza, cambiamento/innovazione del modello di business) in cui agiscono pratiche di CSR spesso sono disallineati tra loro e al loro stesso interno. 
Per questo indicano la necessità di compiere un inventario di tutte le azioni di CSR procedendo poi a:

  • Sfrondare e allineare gli interventi in ciascun campo.
  • Sviluppare metriche specifiche per valutare la performance. 
  • Coordinare gli interventi nei diversi campi. 
  • Sviluppare una strategia CSR interdisciplinare.
Case histories dell'articolo: PNC Bank, IKEA e Ambuja Cements...

Cosa ne penso
Non credo che la CSR sia di sola e prioritaria pertinenza delle RP, un fraintendimento spesso condiviso da professionisti di RP e management... la CSR dovrebbe essere presa in carico dall' intera C-suite; è chiaro che il relatore pubblico può contribuire a affiancare la definizione della strategia e l'esecuzione delle iniziative di CSR, essendo per primo in grado di leggere la molteplicità degli stakeholder e conoscendo i mezzi/canali/tempi per un ascolto e per una comunicazione efficaci. Narrare la CSR è responsabilità delle RP che devono anche imparare a supportare la narrazione interna per sviluppare una migliore consapevolezza condivisa.
Ma per l'importanza strategica che oggi ha non credo possa essere lasciata ai soli PR.

sabato 17 gennaio 2015

Comunicazione interna e architettura (...e neuroscienze)

In questi ultimi mesi, in seguito al terremoto che ha colpito il sito produttivo in cui lavoro, ho potuto seguire molto da vicino la progettazione e la ricostruzione di spazi lavorativi.
Ieri in una chiacchierata con alcune colleghe che si occupano di neuromarketing ho proposto di tenere in considerazione come ambito di sviluppo per la applicazioni di questa disciplina anche la progettazione degli spazi lavorativi. 
Il mio ragionamento è: come esiste una profonda attenzione nella progettazione degli spazi commerciali per spingere il cliente a vivere un'esperienza coinvolgente (a volte indimenticabile come nel caso di Abercrombie & Fitch: leggi questo bel pezzo su Brandforum) così dovrebbe accadere nella progettazione dello spazio di lavoro a fini di employee engagement. Ma non solo. Penso che oltre alla progettazione di spazi migliori, occorrerebbe predisporli per favorire l'interazione e la comunicazione interna. Ricordo di aver letto un bell'articolo di HBR un paio di anni fa sul tema dell'ergonomia in senso lato (qui tradotto a pagamento: clicca su HBR Italia).
Ovviamente ci sono già studi e gli architetti - con i loro compari ingegneri - dovrebbero avere già metabolizzato questi input (cfr. questo paper: Architettura e Neuroscienze) come si vede nelle sedi di Yahoo, Google, Skype e Microsoft.

Ma ciò che io suggerisco è di andare oltre ed è l'idea che la comunicazione interna aziendale (o la strategia e l'approccio di comunicazione interna) dovrebbe essere sempre coinvolta nel processo di progettazione degli spazi e degli edifici lavorativi - tenendo presente anche le neuroscienze:
immagino ad esempio lo spazio della sala sosta, la macchinetta del caffè, come uno spazio particolarmente interessante da sviluppare; oppure ancora le bacheche destinate alle comunicazioni della direzione o del personale; oppure ancora il posizionamento di schermi non solo per comunicare a, ma anche per comunicare con.
Insomma costruire uno spazio di lavoro è troppo importante per lasciarlo fare ai soli architetti.
In questo senso ricordo un tentativo che andava in questo senso, fatto dagli amici e colleghi Dallaturca e AndreoliCavaletti con il sottoscritto alcuni anni fa, che nell'ambito di un restauro di uno spazio destinato alla formazione aziendale, aveva l'obiettivo di disegnare luoghi di interazione e socializzazione, insieme a spazi di comunicazione interna.  

giovedì 8 gennaio 2015

Siamo tutti Charlie Hebdo


Ho sempre ammirato Wolinski fin dai tempi di Cuore e Blue; e poi dopo quando recuperai le vecchie copie del Male e di Linus. Ho sempre ammirato la satira e i fumettisti francesi per la qualità del lavoro. Ho ammirato Charlie Hebdo per il coraggio in questi anni. 
Ieri la tragedia. oggi giornali e giornalisti di tutto il mondo hanno preso posizione immediatamente. Cosa possiamo fare noi relatori pubblici?
Io credo possiamo fare tante cose.
Cercare di appoggiare iniziative come la Cordoba Initiative come già alcuni colleghi hanno fatto (TMF in particolare) promuovendo la visibilità delle voci moderate tra i musulmani.
Allo stesso tempo dobbiamo integrare e includere nei nostri gruppi di lavoro queste voci di altri mondi.
Allo stesso tempo dobbiamo stigmatizzare la violenza e sottolineare il ruolo della comunicazione nella reciproca comprensione, valorizzando l'ascolto e evitando la propaganda. 
Allo stesso tempo dobbiamo promuovere valori (occidentali? sì!) di cui possiamo essere fieri e che vengono ripresi dai nostri codici etici (Ferpi, Global Alliance) in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione come dice l'Articolo 3 del Codice di Condotta di Ferpi: 
"Nell’esercitare la sua attività professionale ogni iscritto alla FERPI è tenuto a rispettare i principi della dichiarazione universale dei diritti umani con riferimento specifico alla libertà di espressione e alla libertà di stampa ed informazione, da cui deriva per effetto concreto il diritto di ogni individuo di ricevere tutte le informazione..."
Dobbiamo sempre ricordarci di essere parte di una comunità globale di professionisti che si riconosce in determinati valori universali e che può contribuire al miglioramento della società, anche grazie ad una virtuosa pratica professionale.


mercoledì 31 dicembre 2014

Organizzare & Comunicare lo studio professionale, a Reggio la prox tappa: 12 gennaio


Il 12 gennaio tappa reggiana di “L’ORGANIZZAZIONE DELLO STUDIO PROFESSIONALE. La sfida del cambiamento” promossa da Ferpi Emilia-Romagna insieme a PROFESS@RE - Coordinamento degli Ordini e Collegi Professionali della Provincia di Reggio Emilia.
L'evento prende spunto dal volume L’ORGANIZZAZIONE DELLO STUDIO PROFESSIONALE realizzato del GRUPPO FERPI COMUNICARE LE PROFESSIONI INTELLETTUALI e dei suoi membri.
Avremo un panel di qualità e il riconoscimento dei crediti da parte degli Ordini (e da parte di Ferpi – siamo in attesa) che offrono un ottimo esempio di collaborazione con gli ordini professionali locali. Chi fosse interessato a replicare un evento simile su altre città emiliane, dopo Bologna e Reggio Emilia, mi contatti.
Su LinkedIn è attiva una discussione per introdurre idee e argomenti sul tema RP & Professioni in vista dell'evento.

Personalmente son convinto che applicando ad esempio il Gorel, in particolare nella fase envisionment, ad uno studio anche già strutturato possa portare grandi benefici in termini di chiarezza della propria mission, dei propri valori e di tutto il senso che si vuole costruire attorno alla propria professione.

Ecco il programma
Location: Reggio Emilia, Aula Magna Manodori, Via Allegri 9
Data: lunedì 12 gennaio 2015
 09.00 Accreditamento
 09.15 Introduzione: Profess@RE una visione verso il futuro della Professione. Walter BARICCHI (Presidente Ordine Architetti Reggio Emilia) Francesco SPALLANZANI (Presidente Collegio Geometri di Reggio Emilia )
 Ore 09.30 L’organizzazione dello studio professionale: idee e dinamiche per rispondere alla nuova sfida. Laura CALCIOLARI (FERPI—coautore del volume “L’organizzazione per gli studi professionali”)
Ore 10.15 La valorizzazione economica della prestazione e della competenza. Alberto BERGIANTI (FERPI Emilia Romagna ‐ Presidente Ordine Dottori Agronomi di Reggio Emilia)
Ore 11.00 La gestione multiprogetto: l'efficace gestione dei flussi di lavoro. Il metodo Agile scrum. Alfredo ANGRISANI (esperto certficato ISCEA CDDP per la supply chain )
Ore 11.45 Comunicare le professioni intellettuali: la reputazione del professionista e dello studio. Stefano MARTELLO (FERPI—coautore del volume “L’organizzazione per gli studi professionali”) Ore 12.30 Dibattito

giovedì 11 dicembre 2014

Il Crisis Management secondo Paul Argenti

Una serie di brevi interviste dell'EMS di Lugano sul tema della comunicazione di crisi.

Nella prima il bravissimo prof. Lurati intervusta Paul Argenti, della Tuck School of Business at Darmouth University (US)





Argenti: Dealing with crisis management in today's environment

Paul Argenti, Professor of Corporate Communication at Tuck School of Business at Darmouth University (US), talks about the importance of training leaders in handling a crisis, the challenges for crisis management in today's digital environment and best-managed crisis communication cases. 


Suggested references for practitioners:

Argenti, P. (2013), Crisis Communication, Chapter 10 in: Corporate Communication, 6th edition, ISBN: 978-0073403175

Argenti, P. (2002), Crisis communication, lessons from 9/11, Harvard Business Review

giovedì 4 dicembre 2014

Il silenzio è d'oro [avviso ai praticanti]

Nell'ultimo post del blog di Craig Pearce, bravo e influente collega australiano, si legge: "With the torrent of information that courses through the multiplicity of channels which exist to get in our faces, get inside our minds and change our behaviours, is silence the most underrated approach to communication a public relations professional possesses? Silence would certainly seem to offer the greatest point of difference – and, therefore, power? – a communicator possesses"
Il silenzio è d'oro: è d'oro anche il tempo che serve per rispondere e per prendere decisioni organizzative/manageriali e che implica quindi un momento di silenzio (cfr. la recente presentazione di Toni Muzi Falconi alle Grunig Lecture nella sezione take your Time, in cui ragiona delle "‘now’ and “always-on’ syndromes" e cfr. il movimento Slow Communication promosso dal collega Ferrazzi).
E' un silenzio che gran parte di giornalisti e politici non praticano o non apprezzano, e che noi comunicatori certo non utilizziamo correttamente. I primi (soprattutto i televisivi) nella corsa folle di riempire di NOTIZIE ogni momento della giornata, tendono a sparare inevitabilmente una buona percentuale di sonore minchiate, invece di dedicarsi ad approfondire o a volte anche solo a verificare la fonte; i secondi (ormai portavoci di se stessi), nel delirio di essere sempre presenti su ogni centimetro di giornale e in ogni talk show, rilasciando dichiarazioni su ogni tema e fatto; noi comunicatori non contribuendo con un valore alla gestione delle relazioni dell'organizzazione e all'adeguata analisi delle aspettativedegli stakeholder. 
Tutto ciò rischia di generare un dibattito pubblico di bassissimo livello:

  • da un lato provocando un rigetto naturale anche al più passivo cittadino-spettatore e una crescente diffidenza verso politica, giornalismo e mediatori pubblici; 
  • dall'altro spingendo noi comunicatori al circolo vizioso di pompare sulla sovraproduzione comunicativa e sull'isteria delle "‘now’ and “always-on’ syndromes".



sabato 29 novembre 2014

FuoriSalone. Appunti, spunti e link da una chiacchierata sulla comunicazione

In occasione di Matching 2014 ci siamo incontrati con una ventina di imprenditori e manager del tavolosanità per una serata FuoriSalone a discutere a 360° di comunicazione nel settore della sanità, dalla filiera fino alle struttura ospedaliera. Mi pare sia stata una discussione interessante.
Da parte mia ho cercato di sottolineare l'emergere di alcuni trend, a livello internazionale, che stanno modificando radicalmente il mondo della comunicazione e le organizzazioni:

  • l'affermazione definitiva dei social online e la possibilità per le organizzazioni di volgere i propri sforzi di relazioni pubbliche e comunicazione verso gli owned media (diventando produttori di contenuti) a scapito degli earned media, con investimenti relativamente contenuti;
  • la necessità e la capacità delle organizzazioni di costruire narrazioni veritiere (raccontare storie, fare storytelling) che consolidino reputazione e relazioni (es. Farinetti, la pesca ed Eataly);
  • la necessità di un reporting continuato, multicanale, multistakeholder (cfr. il bellissimo lavoro del collega Luca Poma con Guna);
  • la necessità imprescindibile dell'allineamento tra comunicazione interna e comunicazione esterna (cfr. Stockholm Accords);
  • l'utilità di strutturare un ascolto continuo per trasferire aspettative al management (cfr. Global Stakeholder Relationships Governance: An Infrastructure)  
Sono tanti fenomeni che si intersecano e che meritano approfondimenti, ma che nessuno di noi può ignorare. 
Abbiamo concluso con la proiezione del video della conferenza TED di Simon Sinek sul cerchio d'oro e con un esercizio da portarsi a casa: riscrivere insieme ai propri collaboratori la propria missione partendo dal why, dal purpose, dall'obiettivo che la nostra organizzazione ha nei confronti della società.

Nuovo blog

Dal 2 gennaio pubblico i miei post su  https://pranista.blog/