martedì 8 gennaio 2008

Prima passa-parlare, poi votare.

Questa segnalazione la frego dalla newsletter di Womma che cita il New York Times di domenica.

Si tratta di un articolo di Mark Mellman and Michael Bloomfield (chief executive e executive vice president di una società di ricerca) sull'efficacia del passaparola per i candidati alle primarie in Iowa confrontato con i loro investimenti in advertising nello stesso stato.
Emerge che Edwards e Huckabee in proporzione hanno ottenuto risultati enormemente positivi rispetto agli investimenti in pubblicità di Romney, Clinton e Obama. Allo stesso modo il word of mouth negativo ha influito pesantamente sulla performance della Clinton.
Questo perché?
Public trust in all kinds of communication is eroding, with a notable exception: word of mouth. A Roper poll found the number of people who said they get good ideas and information from television ads declined from 1977 to 2003, while the number who said the same about word of mouth increased by 25 percentage points.

Adesso non è che ci mettiamo a fare la lode quotidiana del passaparola però... No, no. Akkà nisiun o'ssape! Passaparolenza. E neanche vorrei parlare sempre delle primarie ammerigane: invece sì, perché sono così ghiotte di spunti per le PR.
(la vignetta cliccabile è: 'La comunità' di Andrenza Pazienza)

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